Abu Mazen danneggia se stesso

Accettando l’invito a Tehran riesce a irritare tutti, senza accrescere la propria legittimità.

Di Alex Fishman

image_3480Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non perde occasione di cadere in ogni trappola mediorientale. Che si può dire? L’uomo semplicemente non ha fortuna. Ha appena avuto un anno terribile. Ogni iniziativa internazionale, regionale o interna su cui ha messo le mani è andata a fondo.
Ora si è preparato da sé una nuova trappola nella forma di un annuncio presidenziale con cui dice che si recherà a un convegno in Iran su invito del vice ministro degli esteri iraniano. Ma c’è un piccolo dettaglio che sembra essere sfuggito ad Abu Mazen: le probabilità che il convegno, programmato per il 30 agosto, abbia davvero luogo sono in verità assai scarse. Gli iraniani stanno cercando di convocarlo come un incontro storico dei paesi non allineati, ma sono un po’ troppi gli stati che preferiscono non allinearsi con l’Iran. Ad esempio, vi è una controversia fra Iran e stati del Golfo circa l’idea stessa che l’evento si tenga a Tehran. E chi si precipita ad annunciare che vi prenderà parte? Abu Mazen, naturalmente. Quand’anche il convegno alla fine avesse luogo, c’è da dubitare che vi presenzieranno i capi di stato. È probabile che, se mai qualcuno si presenterà, saranno per lo più rappresentati di rango inferiore. Invece i palestinesi hanno già proclamato che manderanno il loro presidente.
Col fatto stesso di annunciare che si recherà al convegno di Tehran, che potrebbe non tenersi nemmeno, Abu Mazen non solo regala argomenti a coloro che contestano i colloqui con i palestinesi perché non si fidano, ma riesce anche in un colpo solo a irritare tutti gli alleati e gli enti che aiutano e donano soldi all’Autorità Palestinese. L’Autorità Palestinese riceve sostegno economico da emiri e monarchi mediorientali che disprezzano e temono gli iraniani. E gode di fondi, attrezzature e simpatie americane, oltre naturalmente all’appoggio da parte del Quartetto, che comprende gli stati dell’Europa occidentale che sono al centro delle sanzioni contro l’Iran.
Dunque, perché lo fa? Perché non conta quasi nulla ed è frustrato. Abu Mazen si batte per la legittimità del suo regime davanti ai paesi del mondo. Per questo fa la sua comparsa in ogni possibile consesso che gli offra la possibilità di ribadire che lui è il illegittimo rappresentante del popolo palestinese. Autorità Palestinese e Hamas non indicono elezioni ormai da lunghi anni, pertanto la sua legittimità viene messa in dubbio persino da ampie porzioni del popolo palestinese. Gli stessi iraniani, detto per inciso, preferirebbero vedere al convegno di Tehran un islamista come legittimo rappresentante del popolo palestinese.
Non è tutto. Quest’anno l’Autorità Palestinese ha subito un altro duro colpo: un colpo sul piano economico. Le difficoltà sono tali che questo mese non verranno pagati gli stipendi e l’Autorità Palestinese ha persino chiesto a Israele di fornire garanzie affinché i palestinesi possano accedere a prestiti internazionali (secondo un alto funzionario israeliano, recentemente il governatore della Banca Centrale d’Israele, Stanley Fisher, d’accordo con il primo ministro Benjamin Netanyahu, avrebbe contattato il Fondo Monetario Internazionale per ottenere un prestito di un miliardo di dollari da destinare all’Autorità Palestinese. Il FMI ha tuttavia respinto la richiesta israeliana non essendo disposto a finanziare “un ente non riconosciuto come Stato”).
La debolezza economica spinge Abu Mazen a Tehran nella speranza di raccogliere fondi dai paesi non allineati. Se dovesse riuscire, alla fine ne sarà valsa la pena. La visita a Tehran è una sorta di sfida da parte di Abu Mazen: sono qui, non ignoratemi. Si può farne una grande questione oppure ignorarla: Israele farebbe bene a non gonfiare la cosa oltre misura. Dopotutto l’uomo conta così poco. E il mondo arabo non se ne interessa. Ciò che interessa al mondo arabo, per quanto riguarda il convegno a Tehran, è se vi parteciperà il nuovo presidente egiziano Mohamed Morsi. Se dovesse accadere, questo sì che avrebbe un significato di vasta portata diplomatica.

(Da: YnetNews, 9.7.12)

Si veda anche:

Nuovo no dei palestinesi al negoziato. Fraintesi i presunti segnali di apertura di Abu Mazen, secondo i dirigenti dell’Olp

http://www.israele.net/articolo,3454.htm

“Senza condizioni, senza tabù: sediamoci e trattiamo”. Video-messaggio del portavoce del ministero degli esteri israeliano “ai miei vicini palestinesi”

http://www.israele.net/articolo,3238.htm

Una farsa all’Onu. La comunità internazionale non ama i palestinesi: detesta Israele (e si fa i propri gretti interessi)

http://www.israele.net/articolo,3237.htm

Uno tsunami in un bicchier d’acqua. Perché un Pese sia ammesso all’Onu, innanzitutto deve esserci quel Paese

http://www.israele.net/articolo,3236.htm