Abu Mazen: nessun cedimento sul diritto al ritorno

I nostri cuori non riposeranno fino a quando il diritto al ritorno del nostro popolo non sarà raggiunto

image_450I tre massimi successori di Yasser Arafat si sono solennemente impegnati a seguire le orme del defunto leader rifiutando ogni compromesso sul cosiddetto “diritto al ritorno” di tutti i profughi palestinesi (e loro discendenti) all’interno di Israele anche dopo la creazione di uno stato palestinese indipendente nella totalità dei territori di Cisgiordania e striscia di Gaza, con Gerusalemme capitale.
I tre – il capo dell’Olp Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il primo ministro Ahmed Qurei (Abu Ala) e il presidente ad interim dell’Autorità Palestinese Rouhi Fattouh – lo hanno ribadito durante una sessione speciale del Consiglio Legislativo palestinese tenuta martedì a Ramallah per commemorare la figura di Arafat.
“Seguiremo la via tracciata dal compianto leader Yasser Arafat – ha detto Abu Mazen al “parlamento” palestinese – e lavoreremo per realizzare il suo sogno. Noi ti promettiamo che i nostri cuori non riposeranno fino a quando il diritto al ritorno del nostro popolo non sarà raggiunto e la tragedia dei profughi non sarà terminata”.
Nel suo intervento, Fattouh si è impegnato a operare per porre fine allo stato di caos e arbitrio che imperversa in Cisgiordania a Gaza e a proseguire la lotta fino alla creazione dello stato palestinese indipendente con Gerusalemme come sua capitale.
Anche Abu Ala ha dichiarato che i palestinesi seguiranno le orme di Arafat restando fedeli all’impegno di realizzare il “diritto al ritorno” e la creazione dello stato palestinese. “Sotto la guida dell’Olp e del nostro eterno leader Yasser Arafat – ha detto Abu Ala – il nostro popolo ha conseguito grandi risultati attraverso enormi sacrifici e con il sangue dei martiri. Questo processo, guidato da Arafat, non ha ancora raggiunto i suoi obiettivi. C’è ancor molto da fare per conseguire i nostri obiettivi nazionali”.
Quello di Abu Mazen a Ramallah era il suo primo discorso politico programmatico dopo essere stato scelto, lunedì sera, dal Comitato Centrale di Fatah come candidato alle elezioni presidenziali palestinesi del prossimo 9 gennaio. Il Comitato Centrale dei Fatah (la fazione più importante dell’Olp, finora guidata da Arafat) è composto da 21 membri, per lo più della “vecchia guardia” dei fondatori. Sei di questi (fra cui Arafat) sono deceduti nel corso degli ultimi dieci anni. Altri cinque (fra i quali l’attuale capo di Fatah, Farouk Kadoumi) vivono in vari paesi arabi e sono totalmente contrari agli Accordi di pace di Oslo fra israeliani e palestinesi. Molti capi della “giovane guardia” di Fatah, attivi nei territori, martedì hanno espresso viva indignazione per la candidatura di Abu Mazen, decisa senza consultarli. Tra i “giovani”, assai più popolare risulta essere Marwan Barghouti, il capo terrorista condannato a cinque ergastoli da un tribunale israeliano.

(Khaled Abu Toameh su Jerusalem Post, 23.11.04)

Nella foto in alto: Rouhi Fattouh e Mahmoud Abbas martedì a Ramallah

Un negoziato onesto e coraggioso

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