Abu Mazen si è chiuso nell’angolo

Difficilmente potrà riconsiderare la richiesta di riconoscimento unilaterale all’Onu.

Da un articolo di Avi Issacharoff

image_3235Se tutto andrà come previsto, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak sarà partito sabato sera per gli Stati Uniti in un estremo tentativo di trovare una soluzione all’attuale crisi diplomatica coi palestinesi e il Quartetto (composto da Stati Uniti, Unione Europea, Russa e Onu) avrà indetto una riunione d’emergenza a New York, mentre gli inviati dell’amministrazione Usa continueranno a fare la spola fra Israele e Autorità Palestinese. Tutto questo nel tentativo di frenare la prevista domanda dell’Autorità Palestinese alle Nazioni Unite di un riconoscimento unilaterale (cioè, senza accordo negoziato con Israele) dello stato palestinese. C’è da dubitare, tuttavia, che nel poco tempo rimasto, si possa trovare il modo di far uscire il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) dall’angolo in cui è cacciato.
Venerdì scorso, con un discorso pronunciato in diretta tv, Abu Mazen ha dichiarato d’essere determinato a inoltrare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la richiesta di adesione a pieno titolo della “Palestina” all’organizzazione internazionale. Come ha spiegato sabato Nabil Sha’ath, membro del comitato centrale di Fatah, la ragione principale per cui i palestinesi insistono nel voler inoltrare al Consiglio di Sicurezza questa domanda è che l’ultima proposta formulata dall’amministrazione americana per la ripresa dei negoziati fra Israele e Autorità Palestinese non conteneva alcun accenno all’impegno da parte israeliana di bloccare tutte le attività edilizie ebraiche in Cisgiordania (e Gerusalemme est).
C’è qualcosa di ironico in tutto questo. Infatti, furono proprio le pressioni che esercitò il presidente americano Barack Obama all’inizio del suo mandato per un congelamento delle attività edilizie negli insediamenti ciò che spinse Abu Mazen a infilarsi nell’angolo facendo del congelamento una precondizione per la ripresa dei negoziati (una precondizione che la parte palestinese non aveva mai posto fino ad allora). Ora salta fuori che Abu Mazen si è chiuso in un altro angolo, sulla stessa questione del congelamento dell’edilizia ebraica in Cisgiordania, impuntandosi ad andare alle Nazioni Unite.
Un altro fattore che rende difficile che Abu Mazen possa riconsiderare la sua decisione concerne la politica interna palestinese. Questa posizione sul riconoscimento dell’indipendenza statale alle Nazioni Unite rafforza la posizione di Abu Mazen non solo all’interno di Fatah, ma anche nell’opinione pubblica palestinese in generale. A questo punto, ritirare la domanda senza aver conseguito risultati di rilievo rispetto a Israele danneggerebbe molto il presidente dell’Autorità Palestinese.
La sua insistenza nell’andare alle Nazioni Unite segnala all’amministrazione Obama e, cosa ancora più imporrante, alla popolazione palestinese, che Abu Mazen non ha paura di scontrarsi con la Casa Bianca. In effetti, uno degli aspetti più rilevanti del processo di pace mediorientale negli ultimi due anni è proprio questa fatto: che né Abu Mazen né il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono tirati indietro rispetto a un eventuale scontro diplomatico con il presidente degli Stati Uniti d’America. […]

(Da: Ha’aretz, 18.09.11)

Nella foto in alto: il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen)

Si veda anche:

Come trasformare una pessima idea in un’opportunità per la pace. Ecco cosa dovrebbe includere la risoluzione palestinese all’Onu per favorire davvero dialogo e riconciliazione

http://www.israele.net/articolo,3228.htm

Abu Mazen alla tv palestinese: “Noi ci rifiutiamo di riconoscere uno stato ebraico”

http://www.israele.net/articolo,3150.htm