“Al cuore del conflitto c’è sempre il mancato riconoscimento dello stato ebraico”

Nentanyahu: “I palestinesi evitano il negoziato perché vogliono una soluzione imposta”.

image_3118Gerusalemme non cederà sulla richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come stato nazionale del popolo ebraico, un punto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu definisce “il cuore stesso del conflitto”.
Intervistato da AFP alla viglia della pasqua ebraica, Netanyahu conferma che sta lavorando a una iniziativa che intende presentare il mese prossimo davanti a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.
“Il cuore del conflitto – spiega Netanyahu – è sempre stato il persistente rifiuto della dirigenza palestinese di riconoscere lo stato ebraico all’interno di qualunque confine. Questo è il motivo per cui questo conflitto ha imperversato per quasi cinquant’anni prima del 1967, prima cioè che vi fosse un solo insediamento in Cisgiordania”.
Mettendo in dubbio l’impegno palestinese per una soluzione basata sul principio due stati per due popoli, Netanyahu si domanda: “Perché i palestinesi non fanno una cosa così semplice come riconoscere lo stato ebraico? Dopo tutto, noi siamo pronti a riconoscere uno stato palestinese. Come mai non possono ricambiare, se veramente vogliono la pace?”. Questo rifiuto, dice Netanyahu, chiarisce qual è la causa che sta alla radice dell’assenza di pace.
A proposito delle preoccupazioni di Israele per la sicurezza, Netanyahu conferma la richiesta da tempo sostenuta da Israele di mantenere una presenza delle sue Forze di Difesa nella Valle del Giordano e smonta l’idea che una forza internazionale possa garantire sufficiente protezione sul confine orientale del futuro stato palestinese. “Abbiamo assoluta necessità – dice – di una protezione fisica che impedisca la penetrazione dell’Iran e dei suoi fiduciari”. Secondo il primo ministro israeliano, una forza internazionale lungo la Valle del Giordano non resterebbe al suo posto abbastanza a lungo da garantire gli interessi vitali della sicurezza dello stato ebraico, e fa l’esempio della situazione che si è creata dopo il disimpegno israeliano dalla striscia di Gaza del 2005, quando venne schierata una forza di sicurezza europea per monitorare il confine fra la striscia di Gaza e l’Egitto allo scopo di impedire il traffico di armi ed esplosivi e il passaggio di terroristi. Dopo il ritiro israeliano, ricorda Netanyahu, la forza europea levò le tende non appena la striscia di Gaza cadde sotto il controllo violento di Hamas, e la partenza della forza europea permise all’Iran di introdursi facilmente attraverso il confine meridionale del territorio palestinese, riempiendolo di armi.
Netanyahu affronta anche il tema degli insediamenti, che agli occhi dei palestinesi e di buona parte della comunità internazionale sembrano essere diventati la questione centrale di tutto il conflitto, tanto da giustificare il blocco di quei negoziati diretti che per anni erano stati invece condotti senza porre precondizioni su questo aspetto. “Ma gli insediamenti – dice Netanyahu – sono una conseguenza, non la causa che sta al cuore del conflitto”. E proprio i negoziati, aggiunge, sono il solo strumento valido per risolvere questo come altri nodi, e permettere così ai palestinesi di conseguire la loro indipendenza statale.
Netanyahu accusa l’Autorità Palestinese d’aver abbandonato la strada del negoziato a favore della ricerca di dichiarazioni unilaterali da parte della comunità internazionale e delle Nazioni Unite. E spiega: “I palestinesi pensano: perché mai dovremmo negoziare, quando possiamo ottenere un placet gratuito dalla comunità internazionale? Possiamo benissimo evitare i negoziati (dove bisogna anche concedere), e dare tutta la colpa a Israele”. Secondo Netanyahu, è vero che rivolgendosi all’assemblea generale dell’Onu, come intendono fare a settembre, i palestinesi potrebbero rovesciare su Israele ulteriori pressioni politiche, ma questo non li aiuterà affatto a porre fine al conflitto.
“Io sono pronto a negoziare da subito – conclude Netanyahu – La dirigenza palestinese è disposta a fare altrettanto? No. Perché? Perché vogliono evitare il negoziato: vogliono una soluzione imposta dall’esterno”.
Ciò che, appunto, Israele non accetterà mai.

(Da: Jerusalem Post, 19.4.11)

Nella foto in alto: Il rifiuto dell’esistenza di Israele sulla tv di Fatah (Autorità Palestinese) – Telequiz a premi quotidiano nel periodo di Ramadan, 11-22 agosto 2010: 100 dollari in contanti a chi nomina cinque “città palestinesi”. I partecipanti citano per lo più città israeliane e ricevono regolarmente il premio (offerto dal Palestine Investment Fund).
Vedi il filmato (sottotitoli in inglese):

Si veda anche:

Netanyahu è andato dritto al cuore del problema: se hanno da esservi due stati per due popoli, logica vuole che ora i palestinesi riconoscano lo stato per il popolo ebraico

http://www.israele.net/sezione,,2538.htm