“Aliyah, istruzione, confini appropriati”

Questi gli imperativi del sionismo secondo il pm Sharon

image_763Dal discorso del primo ministro israeliano Ariel Sharon martedì davani all’Assemblea dell’Agenzia Ebraica, riunita a Gerusalemme:

In un articolo del 1923 intitolato “Maggioranza”, Ze’ev Jabotinsky definiva in questi termini lo scopo del sionismo: “La creazione di una maggioranza ebraica – scriveva – era, è e sarà sempre l’obiettivo primario del sionismo, di tutto il sionismo”. Nei tempi successivi alla pubblicazione di quell’articolo, siamo riusciti a realizzare l’obiettivo di creare una maggioranza ebraica nello stato di Israele. Tuttavia, l’esistenza di questa maggioranza non è ancora garantita. Oggi, l’obiettivo del sionismo è quello di garantire la maggioranza ebraica nello stato di Israele attivamente e con determinazione.
Il primo passo per garantire la maggioranza ebraica è la aliyah, l’immigrazione da tutti gli angoli della diaspora, in particolare dal nord America. La aliyah garantisce non solo il futuro dello stato di Israele, ma anche il futuro del popolo ebraico. […] Per questo la aliyah è il primo obiettivo del mio governo.
Parallela alla aliyah è la necessità di garantire la continuità delle comunità ebraiche nella diaspora. Il principale strumento per garantire tale continuità è attraverso l’educazione ebraico-sionista, unita all’educazione generarle più avanzata: scuole ebraiche, movimenti giovanili, centri comunitari per impartire valori ebraici alle giovani generazioni, e rafforzare i loro legami con il popolo ebraico e con lo stato di Israele. […]
Quest’anno affrontiamo una sfida particolarmente difficile nel campo della aliyah. Il governo ha deciso di portare dall’Etiopia in Israele migliaia di Falash Mura. Ne favorivamo l’immigrazione di trecento al mese, ma ho sottoposto al governo una risoluzione volta a raddoppiare a seicento al mese. Nei campi in Etiopia vi sono ancora circa 17.000 Falash Mura. Intendiamo portarli in Israele entro tre anni. A quel punto i campi saranno chiusi e le attività degli ebrei etiopi si svolgeranno in Israele. Come assorbirli e integrarli e il vero test, che richiede enormi sforzi da parte nostra. Il popolo ebraico deve affrontare unito questa sfida perché abbia buon esito.
Un altro passo essenziale per la maggioranza ebraica nello stato di Israele è definire dei confini che garantiscano una maggioranza consolidata, assicurando nello stesso tempo la sicurezza dei nostri cittadini. Non intendo tornare sulle discussioni statistiche fra demografi circa le dimensioni delle varie comunità nella Terra d’Israele. Quello che è evidente è che non possiamo garantire una maggioranza ebraica in ogni sua parte, e che non abbiamo nessun desiderio di governare su milioni di palestinesi, dovendo fornire igiene pubblica a Rafah, servizi sanitari a Gaza, presidi veterinari a Khan Yunis eccetera. Sognavamo uno stato per gli ebrei su tutte le parti della Terra d’Israele. Purtroppo non possiamo realizzare interamente questo sogno. Quello che possiamo fare è realizzare parti considerevoli e importanti di quel sogno, e concentrarci su questo sforzo.
È sulla base di questo ragionamento che ho avviato il piano di disimpegno, approvato dal governo e dal parlamento israeliani. Ci stiamo ritirando dalla striscia di Gaza, un’area nella quale non c’è la possibilità di creare una maggioranza ebraica e che, come è chiaro a tutti, non farà mai parte dello stato di Israele in nessun accordo finale. Nello stesso tempo stiamo impiegando la maggior parte dei nostri sforzi per garantire la nostra esistenza nelle aree più importanti: la Galilea, il Negev, l’area di Gerusalemme, i blocchi di insediamenti, le zone di sicurezza strategica.
Il futuro immediato non sarà per noi un periodo facile. Ritirarsi dalla striscia di Gaza è difficile e doloroso per tutti. Ecco perché è particolarmente importante affrontare uniti questo periodo. Sono molto vigile di fronte ai tentativi da parte di una piccola minoranza che infrange la legge e intende usare la forza contro i nostri soldati e le nostre forze di sicurezza. Questa minoranza non rappresenta tutti i coloni. Dobbiamo tutti ricordare che gli appelli alla disobbedienza dei soldati e i tentatavi di stravolgere la vita degli israeliani sono atti che mettono a repentaglio l’esistenza di Israele come paese ebraico e democratico. Tutti noi, indipendentemente della nostre opinioni personali, dobbiamo opporci a questo, e sono certo che le autorità legali del paese adotteranno le misure necessarie per fermare questi comportamenti incivili.
Le divergenze politiche esistono, e anzi fanno parte integrante della democrazia israeliana. Ma non possiamo permettere che le divergenze ci facciano dimenticare ciò che abbiamo in comune e ciò che ci unisce.
Alla fine del suo articolo, Ze’ev Jabotinsky scriveva: “Il termine ‘stato ebraico’ è chiarissimo: significa maggioranza ebraica. Il sionismo inizia con questo, in questo consiste la base della sua esistenza, e su questo continuerà ad agire fino alla sua realizzazione o sarà perduto”.
Sono parole valide oggi come le erano il giorno in cui furono scritte. Siamo tenuti a continuare a batterci per una maggioranza ebraica in Terra d’Israele. Se lo faremo insieme, uniti, se sapremo centrare gli sforzi sulle cose più importanti, potremo non solo evitare che il sionismo sia perduto, ma anzi garantirgli prosperità e successo. Sono certo che ce la faremo.

(Da: MFA Information Department, 28.06.05)

Vedi anche:

La logica di Sharon

http://www.israele.net/sections.php?id_article=382&ion_cat=18