Analista Cnn: “Il mercato immobiliare israeliano non è una bolla”

L’economia israeliana è in buona forma nonostante la crisi globale, ma restano problemi strutturali da risolvere

Richard Quest, della Cnn

Richard Quest, della Cnn

Il mercato immobiliare israeliano è un “mercato in crescita e schiumoso”, ma non è una bolla. Lo afferma Richard Quest, principale corrispondente di business internazionale della Cnn, in un’intervista a YnetNews.

Afferma Quest che è molto di moda dire che il mercato immobiliare è una bolla. Ma le cose stanno davvero così? “La risposta più breve e chiara – dice Quest – è che non è realmente cosi: quello che stiamo sperimentando nel mercato immobiliare è un aumento, si tratta di un mercato schiumoso. Ma non è la stessa cosa di una bolla”.

Il metodo tradizionale e più usuale per fronteggiare questo tipo di problema, spiega, è quello di alzare i tassi di interesse. “Ma questa soluzione non è al momento disponibile a causa di altre questioni economiche: non si vuole rallentare l’economia e non si vuole apprezzare la moneta”. Quest consiglia dunque l’utilizzo della liquidità e di mutui con tassi bassi per fronteggiare la situazione. “Bisogna utilizzare tutte risorse disponibili per cercare di raffreddare il mercato – dice – Perché quello che non si vuole è far scoppiare la bolla, ammesso che ci sia una bolla”.

Quest esprime poi un parere favorevole sull’economia israeliana. “Se si guardano i numeri, l’economia israeliana sembra andare piuttosto bene, con una crescita fra il 3,4% e il 3,6%, la disoccupazione che sembra stabile, un’inflazione quasi inesistente e un deficit di bilancio in miglioramento”. Tuttavia, nonostante le prospettive positive, Quest è certo che non sia tutto roseo come sembra. “Bisogna guardare sotto la superficie per vedere cosa sta realmente accadendo. E quando si guarda sotto la superficie, si intravede una serie tensioni nell’economia israeliana. Per esempio – spiega – c’è effettivamente un aumento dei prezzi delle case, c’è un crescente livello di disuguaglianza sociale e, come ha affermato l’Ocse, ci sono livelli più elevati di povertà relativa”.

Quest avverte che Israele, nonostante la sua forte posizione attuale, ha ancora problemi che avrebbe dovuto affrontare già prima della crisi finanziaria globale. “Il pericolo nasce dal fatto che Israele non ha ancora affrontato alcune importanti questioni strutturali: lo stesso tipo di questioni che portarono alle proteste di pochi anni fa e che sono state al centro dell’ultima campagna elettorale”.

(Da: YnetNews, 11.12.13)