Ariel Sharon, 1928-2014

Il generale della riscossa nella guerra del Kippur, il primo ministro del ritiro unilaterale da Gaza, il contadino nella sua fattoria del Negev

Ariel Sharon

Ariel Sharon

Dopo essere rimasto in coma per otto anni a seguito del grave ictus subito il 4 gennaio 2006, l’ex primo ministro israeliano Ariel Sharon è deceduto l’11 gennaio 2014. Aveva 85 anni.

Noto per essere colui che più di altri incoraggiò la costruzione di case israeliane nelle aree dei territori in cui i palestinesi dovrebbero costituire il loro stato, Ariel Sharon fu però anche il primo ministro che nel 2005 decretò il ritiro completo dalla striscia di Gaza (e da quattro comunità nel nord della Cisgiordania) di civili e militari israeliani, nonostante la vivace e adirata opposizione della destra politica del paese. All’indomani del ritiro unilaterale d’Israele, il movimento terroristico islamista palestinese Hamas prese il controllo di Gaza da dove, negli anni successivi, ha sparato migliaia di razzi contro città e villaggi nel sud di Israele (provocando almeno due grandi controffensive anti-terroristiche israeliane, nel 2009 e nel 2012). Molti israeliani che oggi si oppongono al ritiro da gran parte della Cisgiordania indicano proprio nell’infelice esperienza del ritiro da Gaza la prova più tangibile del perché Israele non può permettersi ulteriori ritiri.

Con Abu Mazen (2003)

Con Abu Mazen (2003)

Nonostante le forti antipatie suscitate in alcuni ambienti, molti in Israele ricordano Sharon più come un pragmatico che un ideologo: un politico capace di modificare le proprie scelte di fronte al mutare delle situazioni. Subito dopo il ritiro da Gaza, Sharon fondò il partito di centro Kadima, che trionfò alle elezioni del 2006. Oggi Kadima è ridotto a due soli seggi nella Knesset.

“Ho visto con i miei occhi che era pronto a un accordo con i palestinesi – dice Efraim Inbar, direttore del Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici (BESA ) della Bar Ilan University – Poco dopo essere stato eletto, nel 2001, mandò il figlio Omri a cercare un accordo con l’allora leader palestinese Yasser Arafat, ma Arafat non era disposto. Sono sicuro che Sharon voleva fare un accordo”.

Allo stesso tempo Sharon è il politico passato alla storia, in verità soprattutto nelle cronache estere, per aver fatto nel settembre 2000 (quando era leader dell’opposizione) una controversa visita alla spianata sul Monte del Tempio di Gerusalemme (ma non dentro le moschee): una “passeggiata” che molti palestinesi sostengono abbia scatenato la “seconda intifada” con la sua micidiale sequela di stragi e attentati suicidi nei bar e sugli autobus d’Israele. Molti, in Israele, sono invece convinti che Arafat e la dirigenza palestinese avessero già pianificato la sanguinosa intifada sin dal fallimento delle trattative di Camp David del luglio precedente, e che aspettassero solo un pretesto per scatenarla.

Nel Sinai, ottobre 1973

Nel Sinai, ottobre 1973

Sharon è molto noto in Israele per le sue imprese come comandante militare, prima fra tutte l’attraversamento del Canale di Suez nell’ottobre 1973: un’operazione che contribuì a ribaltare le sorti della guerra dello Yom Kippur. Ma anche per il suo controverso ruolo come ministro della difesa nello scoppio e nella conduzione della prima guerra in Libano (estate 1982). Una commissione d’inchiesta israeliana ne raccomandò le dimissioni per la sua responsabilità politica nel non aver saputo prevedere e prevenire il massacro di palestinesi perpetrato dalle milizie libanesi cristiane falangiste nei campi di Sabra e Shatila, a Beirut sud, che in quel momento era sotto controllo israeliano.

Ma Sharon era innanzitutto un contadino, e anche quando era ormai primo ministro trascorreva molto tempo nella sua fattoria, nel deserto israeliano del Negev.

Prima di diventare primo ministro, Sharon è stato ministro delle Infrastrutture Nazionali nel primo governo di Benjamin Netanyahu (1996). Ra’anan Gissin, suo portavoce allora e per tutti gli anni successivi, dice che Sharon contribuì a sviluppare i rapporti di Israele con la Cina e la Russia, e che fu promotore della prima industria del gas naturale d’Israele, quella che oggi sta per portare miliardi di dollari nell’economia del paese. “Penso che passerà alla storia come uno che ha lasciato profondamente la propria impronta sulla natura di Israele e della società israeliana per gli anni a venire – dice Gissin – Era sempre alla ricerca di un approccio non convenzionale. Quando decideva di fare qualcosa, la faceva e se ne assumeva la responsabilità. Guardava sempre avanti verso il futuro”.

(YnetNews, 4.1.14 – israele.net, 11.1.14)