Armare di coltello dei bambini di otto anni, e non vergognarsene nemmeno

Finché l’Unione Europea continua a finanziare questo livello di odio, inutile illudersi che ci possa essere un vero processo di pace

Di Alex Benjamin

Alex Benjamin, autore di questo articolo

Alex Benjamin, autore di questo articolo

Come eravate a otto anni? Magari ricordate poco, ma quel poco ha sicuramente a che fare con la scuola, i giocattoli e una quantità praticamente illimitata di energie per giocare. Magari giocavate a indiani e cowboy, ma senza mai pensare di far davvero del male a qualcuno.

Non ci sono più molte cose che possano scioccarmi. A 16 anni mi trasferii in Irlanda del Nord, e quelli dell’IRA vennero a casa nostra e puntarono le armi contro mia madre e mia zia mentre si prendevano la nostra macchina. Mi sono impegnato per un certo numero di anni nel processo di pace dell’Irlanda del Nord, prima che il mio percorso ebraico mi portasse ad occuparmi delle ragioni di Israele. Sicché, come in Irlanda del Nord, raramente trasalisco quando si tratta dei modi e dei mezzi spietati e barbari che i palestinesi indottrinati escogitano per aggredire, mutilare e uccidere israeliani innocenti.

Settimana scorsa, però, è stato diverso. Le telecamere di sicurezza delle Forze di Difesa israeliane hanno individuato due piccole figure sul lato israeliano della barriera che protegge l’abitato di Migdal Oz. Quando i soldati sono arrivati sul posto per intercettare gli intrusi si sono trovati davanti a due bambini di 8 anni. Armati di coltelli. Interrogati, i due hanno rivelato che erano stati mandati a uccidere degli israeliani.

“Quando due bambini di 8 anni vengono mandati in missione ad attaccare civili israeliani – ha detto ai giornalisti il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Peter Lerner – appare chiaro come la retorica piena di odio che riecheggia all’interno della società palestinese finisca col violare e abusare delle meni più vulnerabili”.

Abu Mazen: “Noi benediciamo ogni goccia di sangue versato per Gerusalemme, che è sangue pulito e puro” (tv dell’Autorità palestinese, 16.09.2015)

Non potrei essere più d’accordo. Non possiamo dimenticare che, finora, quest’ondata di attacchi terroristici che dura da un anno ha ucciso almeno 34 israeliani e ne ha feriti decine di altri, e che non pochi dei terroristi che hanno compiuto attentati all’arma banca erano giovanissimi di 13 o anche 11 anni. Ma arrivare a usare bambini di 8 anni significa toccare un nuovo punto così basso da dare il voltastomaco. Forse sono diventato troppo sensibile, ma questo incidente mi ha davvero colpito.

Dirigo a Bruxelles un gruppo di pressione che si sforza di spiegare le ragioni di Israele, per cui quello che sto per dirvi l’ho già detto così tante volte ai membri del Parlamento europeo e ai loro consulenti che incomincio a sembrare un disco rotto. Ma vi assicuro che non smetterò di ripeterlo. Quali speranze di pace possono esservi quando i presunti interlocutori del dialogo sono istigati a tal punto da mandare bambini di 8 anni a uccidere indiscriminatamente? Quali speranze di pace, quando la popolazione palestinese viene costantemente indottrinata da una “narrazione” in cui gli ebrei e gli israeliani sono feccia, maiali, cani, scimmie, stupratori, scarafaggi che devono essere sempre combattuti e uccisi? E i loro “piedi sozzi” sono “profanazione”? E ogni goccia di sangue palestinese versato per Gerusalemme è “pura” e “versata per Allah”?

Abu Mazen: “(gli ebrei) non hanno diritto di profanare (i luoghi santi) con i loro sozzi piedi” (tv dell’Autorità Palestinese, 16.09.2015)

La parte peggiore è che noi cittadini europei, noi contribuenti europei sovvenzioniamo questa retorica che provoca omicidi. Non è un’esagerazione. L’Unione Europea è il maggior finanziatore dell’Autorità Palestinese. Nel corso degli anni il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e i suoi accoliti che predicano odio hanno ricevuto milioni e milioni in aiuti diretti dall’Unione Europea. Forse che questi aiuti vengono condizionati a un rifiuto dell’istigazione alla violenza? Forse che l’Unione Europea dice che i finanziamenti arriveranno solo se cesserà il sostegno agli atti violenti e terroristici, se cesserà l’esaltazione dei responsabili come eroi e martiri? Forse che l’Europa ha mai provato a chiudere in modo significativo il rubinetto degli aiuti, come ha fatto il Congresso degli Stati Uniti, quando Abu Mazen ha fatto le sue dichiarazioni sui “piedi sozzi” degli ebrei? Purtroppo la risposta è un tondo e vergognoso no. L’Autorità Palestinese sa che, qualunque cosa facciano o dicano, otterranno comunque le loro paghette di milioni.

A me non pare giusto. Ecco perché mi sono adoperato per la costituzione di un gruppo di lavoro presso il Parlamento europeo col compito di studiare come i finanziamenti dell’Unione Europea possano e debbano essere subordinati – prendendo a modello il processo pace nord-irlandese – all’impegno a usare mezzi esclusivamente pacifici e democratici. Il che significa niente istigazione; significa preparare la propria popolazione al compromesso e alla pace; significa farla finita con il linguaggio che disumanizza. Soprattutto significa che mandare due bambini di 8 anni indottrinati e armati di coltelli a pugnalare degli innocenti, e non prendersi nemmeno il disturbo di condannare un tale gesto, deve comportare pesanti conseguenze politiche. Finché ciò non accadrà, non prendiamoci in giro: non ci potrà essere nessun processo di pace di qualche significato.

(Da: Times of Israel, 28.10.16)

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