Arsenale Hezbollah nel Libano sud: l’Unifil sapeva

Israele spera che il Consiglio di Sicurezza prenda atto dell’aperta violazione della sua risoluzione

image_2556L’Unifil (Forze Onu in Libano) aveva già avuto notizia alcuni mesi fa (probabilmente anche da fonti israeliane) del deposito di razzi Katyusha che martedì scorso è esploso presso il villaggio di Khirbet Salim, nel Libano meridionale, non lontano dalla frontiera con Israele. È quanto afferma una fonte governativa a Gerusalemme. Secondo la fonte, l’Unifil aveva già avuto informazioni precise sull’arsenale e su un certo numero di altre istallazioni dove Hezbollah sta immagazzinando razzi ed esplosivi, e tuttavia non aveva preso nessun misura in proposito.
Per la fine di agosto è in agenda un dibattito al Consiglio di Sicurezza sul rinnovo del mandato delle forze Unifil nel Libano meridionale (il cui compito fra l’altro è quello di impedire a Hezbollah di riarmarsi a sud del fiume Litani). Israele spera che l’esplosione accidentale della settimana scorsa serva a dimostrare la necessità di un rafforzamento delle forze e del mandato dell’Unifil. Israele è convinto infatti che l’Unifil dovrebbe rafforzare le sue regole di ingaggio per agire più energicamente, insieme all’esercito regolare libanese, nei villaggi del Libano del sud.
Funzionari governativi israeliani che si occupano della questione libanese affermano che in diverse occasioni soldati Unifil hanno incontrato alla luce del sole terroristi Hezbollah armati, o sono stati da essi fermati e trattenuti, ma che questi incidenti non appaiono nei rapporti normalmente inoltrati al Consiglio di Sicurezza.
Sabato scorso è stato riferito che un gruppi di abitanti della zona ha impedito a truppe Unifil di perlustrare un edificio abbandonato, nei pressi dell’edificio saltato per aria martedì, nel quale si ritiene che Hezbollah abbia immagazzinato armi in violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Secondo un ufficiale delle sicurezza libanese, alcune decine di civili hanno circondato i veicoli dell’Unifil bloccando la strada che conduce all’edificio da perquisire. Le forze dell’Onu hanno dovuto ritirarsi con l’aiuto dell’esercito libanese. Successivamente le forze armate libanesi hanno rilasciato una dichiarazione in cui deplorano il fatto che 14 soldati Unifil siano rimasti feriti, per lo più da lanci di pietre da parte di residenti di Khirbet Silm che manifestavano contro l’inchiesta volta a determinare la causa dell’esplosione dell’arsenale di Hezbollah.
Intanto, sabato scorso, Hezbollah ha anche “permesso” a una dozzina di civili libanesi di penetrare per alcune decine di metri in territorio israeliano all’altezza del Monte Dov, nella zona delle Fattorie Shaba, innalzando una bandiera libanese. I civili sono rientrati poco dopo in Libano senza incidenti. Le Forze di Difesa israeliane si sono astenute dall’intervenire avendo valutato che si trattava di civili disarmati e non pericolosi. Hanno tuttavia ribadito, per il futuro, che qualunque persona cerchi di attraversare i confini d’Israele senza permesso lo fa a proprio rischio e pericolo. Il confine fra Israele e Libano in quell’area non è recintato. Sentinelle israeliane hanno riferito che il gruppo, comprendente pure dei bambini, aveva con sé anche una bandiera Hezbollah, che però non è stata issata. Le Forze di Difesa israeliane erano state comunque messe in stato d’allerta e avevano tempestivamente informato il comando Unifil, chiedendo il loro intervento. Ma al momento in cui le forze Unifil sono giunte sul posto, il gruppetto di libanesi era già tornato sui suoi passi rientrando in territorio libanese.
Ufficiali della sicurezza israeliana affermano che la scorribanda di civili oltreconfine aveva molto probabilmente lo scopo di distrarre l’attenzione dal deposito di razzi illegale esploso pochi giorni prima: un incidente che mette in imbarazzo Hezbollah, dal momento che svela la presenza illegale delle sue armi nel Libano meridionale.
L’infiltrazione di civili nella zona del Monte Dov molto probabilmente è anche da collegare alle pressioni che Stati Uniti e Arabia Saudita stanno esercitando sulla Siria affinché demarchi finalmente in modo ufficiale il suo confine con il Libano.
Una settimana fa l’ambasciatore siriano all’Onu Bashar Ja’afari, citato dal sito di informazione Al Arab, aveva ribadito che Damasco non intende definire i suoi confini con il Libano finché Israele non si ritirerà dall’area delle Fattorie Shaba. “La Siria ha interesse a mantenere alta la tensione e l’instabilità fra Israele e Libano”, aveva spiegato Gerald Steinberg, capo del dipartimento di scienze politiche dell’Università Bar-Ilan. Le Fattorie Shaba vennero catturate da Israele alla Siria durante la guerra del 1967, ma vengono rivendicate da Beirut dopo il ritiro israeliano dal sud del Libano nel 2000, allo scopo di tenere aperta una contesa territoriale con Gerusalemme e giustificare la “lotta armata” di Hezbollah.
Ryad e Washington vorrebbero una definizione definitiva del confine fra Siria e Libano per poter chiedere a Israele di ritirarsi dall’area delle Fattorie Shaba: tale ritiro, nelle loro intenzioni, dovrebbe vanificare la “giustificazione” accampata da Hezbollah per continuare a muoversi come una milizia armata votata alla “liberazione del territorio libanese occupato da Israele”. Naturalmente il leader Hezbollah, Hassan Nasrallah, considera tutto questo un complotto israelo-americano-saudita.

(Da: Ha’aretz, israele.net, 19.07.09)

Vedi anche:

Se le forze Onu in Libano sono ostaggio di Hezbollah

http://www.israele.net/sezione,,2292.htm

Non cedere le Fattorie Sheba a Hezbollah

http://www.israele.net/articolo,1803.htm