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Il pomodoro di Pachino?
È israeliano


MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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» Mercoledì sera è iniziata la celebrazione di Rosh HaShanà, il capodanno ebraico.
09/09/2010

» ''L’Autorità Palestinese non potrà mai riconoscere Israele come stato ebraico perché ciò significherebbe rimuovere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi”. Lo ha dichiarato, mercoledì a Ramallah, Nabil Shaath, membro del governo palestinese. Israele considera il cosiddetto “diritto al ruorno” (dei profughi palestinesi e dei loro discendenti all’interno d’Israele anziché nel futuro stato palestinese) come una sorta di “diritto d’invasione”.
09/09/2010

» Intervistato dal sito web ''The Atlantic'', l'ex leader cubano Fidel Castro ha invitato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a smetterla di attaccare in modo sistematico gli ebrei. “Io credo che nessuno sia mai stato maltrattato più degli ebrei – ha detto Castro – Anche più dei musulmani. E sono stati denigrati più dei musulmani, diffamati e accusati di tutto e del contrario di tutto. Al contrario, nessuno accusa i musulmani senza alcun motivo. Gli ebrei hanno avuto un’esistenza ben più difficile della nostra. Non c'è nulla che possa essere paragonato all'Olocausto”.
09/09/2010

» Secondo il quotidiano Ha’aretz, un accordo tra negoziatori israeliani e palestinesi prevedrebbe che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu annunci ufficialmente la fine della moratoria delle attività edilizie ebraiche in Giudea e Samaria (Cisgiordania) al fine di preservare l'ala destra della sua coalizione, mentre allo stesso tempo il governo rilascerebbe poche o nessuna licenza edilizia. Una fonte vicina al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) avrebbe detto in proposito al giornale: “Ciò che conta non sono le dichiarazioni, ma i fatti”.
09/09/2010

» Il gruppo terroristico palestinese Hamas ha minacciato di attaccare i capi dell’Autorità Palestinese se questa continuerà ad arrestare i suoi membri in Giudea e Samaria (Cisgiordania). L’Autorità Palestinese si è impegnata con Israele e Stati Uniti a garantire la sicurezza nei territori sotto il suo controllo.
09/09/2010




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  Economia
  Sezione temporaneamente sospesa per ristrutturazione
15/12/2009

Dove nasce la diseguaglianza dell’odierno Israele?
16/01/2008

Israele tra i primi nella classifica degli investimenti VC americani
08/12/2007

La lezione del boom economico d'Israele
07/09/2007

Il Governatore Fischer spiega il miracolo economico d’Israele
04/06/2007



12-09-2008
Buone frontiere creano buon vicinato
Da un articolo di Gilad Sharon
Le dune di Halutsa, nel sud di Israele, sono un’area aperta e disabitata: costituiscono la riserva di territorio per il piccolo e sovrappopolato Israele.
Eppure ad ogni momento salta fuori qualche nuovo illuso che vuole cedere quest’area ai palestinesi, nel quadro di uno scambio di territori. Secondo la logica di questo approccio, Israele tratterrebbe alcuni blocchi di insediamenti in Cisgiordania offrendo in cambio ai palestinesi dell’altro territorio, nella speranza di spingerli in questo modo ad accettare l’accordo.
Fin qui la proposta sembra ragionevole. Ma è da qui in avanti che diventa sbagliata. Località (israeliane) come Kfar Bara, dove risiede lo sceicco estremista Raed Salah, o come Umm al-Fahm, dove si tengono continuamente manifestazioni infarcite di odio anti-israeliano, sono destinate a rimanere all’interno di Israele, mentre la quieta e desertica regione delle dune Halutsa verrebbe riempita di palestinesi della striscia di Gaza.
Torna in mente la barzelletta di quando la polizia di Mosca decise, un giorno, di lanciare una campagna per incoraggiare, nei propri agenti, atteggiamenti più garbati verso i cittadini. Quel giorno un agente viene avvicinato in strada da una donna che inizia a bombardarlo con una serie infinita di domande sciocche. Il poliziotto non ne può più, ma deve eseguire gli ordini e quindi cerca di mantenersi cortese. Alla fine sbotta: “Senta, signora, facciamo così: lei resta qui e io vado al diavolo”.
Ecco, a Raed Salah a alla gente del suo stampo io direi: “Voi restate a casa vostra, e noi ce ne andiamo al diavolo”. O più precisamente: ridefiniamo la linea di confine in modo tale che corra a ovest delle vostre località.
Dopotutto, quando si ascolta quello che dite e guardiamo le bandiere che sventolate in tutti i vostri raduni, si capisce che voi siete comunque sull’altro lato della frontiera. Si può cercare finché si vuole una bandiera israeliana, in quei raduni tenuti dai cittadini israeliani di quelle località: l’unico posto dove la si potrà trovare è accanto a quella americana, entrambe bruciate e calpestate sotto i piedi dei manifestanti.
L’ultimo illuso in ordine di tempo che ha preso in considerazione l’idea di scambiare le dune Halutsa, stando ai mass-media, è il primo ministro d’Israele. Nel quadro del suo toccante sforzo per entrare nei libri di storia, ha sollevato di nuovo questa idea stolta e stravagante.
La separazione di gruppi di popolazione in conflitto fra loro è una sperimentata formula per calmare situazioni esplosive. A Cipro abbiamo visto prevalere la calma da quando i turchi sono da una parte e i greci dall’altra. Lo stesso vale più o meno in ogni altra parte del mondo: un buon confine crea buon vicinato. Se è destino che questa terra venga spartita, la spartizione deve essere tale da garantire la calma per molti anni e generazioni a venire. Forse che la soluzione più auspicabile è quella di trasformare zone tranquille di confine in luoghi di frizione e di attrito e, nello stesso tempo, mantenere all’interno di Israele luoghi di crescente conflittualità? Direi di no.

(DA: YnetNews, 11.09.08)

Nella mappa in alto: La posizione di Umm al-Fahm

La corsa di Olmert contro il tempo

Piano Olmert per un accordo complessivo coi palestinesi

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