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La sinagoga di Hurva (nel cerchio) – risalente al XVIII secolo, distrutta dagli arabi, ora ricostruita – non c'entra con le moschee di Gerusalemme


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MITZPÉ – OSSERVATORIO
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MARCO PAGANONI
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  Un razzo Qassam palestinese lanciato giovedì sera dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto su un terreno non edificato nella zona di d'Eshkol.
19/03/2010

Il lavoratore agricolo thailandese, ucciso giovedì mattina da un razzo Qassam palestinese lanciato dalla striscia di Gaza, verrà riconosciuto “vittima del terrorismo” dalla previdenza nazionale israeliana: alla sua famiglia verranno pertanto riconosciute tutte le provvidenze concesse alle famiglie delle vittime. La previdenza finanzierà anche i costi del rimpatrio della vittima nel suo paese.
19/03/2010

“Il mortale attacco coi Qassam (costato la vita a un lavoratore thailandese in Israele) è una conseguenza del rapporto Goldstone”. Lo ha detto giovedì il vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon, aggiungendo: “Dal momento che ha proclamato l’indipendenza Israele ha cercato la pace, ma i palestinesi continuano costantemente a istigare alla violenza”.
19/03/2010

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha condannato giovedì il lancio di razzi Qassam palestinesi sul moshav Netiv Haassara, che ha causato la morte di un lavoratore thailandese. “Qualsiasi atto terroristico perpetrato contro i civili è inaccettabile e viola il diritto internazionale”, ha detto Ban Ki-moon.
19/03/2010

In un comunicato diffuso giovedì dopo il lancio di razzi Qassam costato la vita a un lavoratore thailandese, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha accusato Israele di aver “aperto le ostilità dichiarando guerra ai luoghi santi musulmani e alla moschea di Al Aqsa”.
19/03/2010


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30-10-2008
“Non mi fermerò finché Israele non sarà distrutto”
Tre mesi dopo essere stato scarcerato da Israele sotto ricatto (in cambio delle salme di due ostaggi israeliani assassinati), il terrorista e infanticida libanese Samir Kuntar, 46 anni, ha dichiarato d’essere più che mai votato a lottare per la cancellazione dello stato di Israele dalla carta geografica. “Finché c’è qualcosa chiamato Israele in questa regione – ha detto all’agenzia France Presse – io sono pronto a partecipare a qualunque missione della resistenza”.
Considerato uno dei peggiori criminali in Israele, dove venne condannato per l’uccisione di un civile preso in ostaggio, Danny Haran, della figlia di questi Einat, di quattro anni, e di un agente di polizia nel corso di un famigerato attentato terroristico a Nahariya quasi trent’anni fa, Kuntar viene invece osannato come un eroe in Libano dove ha ricevuto un’accoglienza trionfale dopo la sua scarcerazione, lo scorso luglio.
Parlando ai giornalisti in un appartamento vicino al mare nella periferia di Beirut pieno di medaglie, onorificenze e fotografie del suo idolo Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, Samir Kuntar racconta che ora passa per lo più il suo tempo in riunioni relative all’attività di Hezbollah, aggiungendo di essere convinto che Israele stia preparando un grande attacco contro il Libano. “Non capiscono – dice – cosa abbiamo in serbo per loro. Israele soffrirà grandi perdite e perderà di sicuro. L’idea di Israele come di uno stato sicuro e invincibile è solo un mito tramontato”.
Kuntar dice che, se anche Israele si ritirasse dalla zona contesa delle Fattorie Shebaa (rivendicate dal Libano benché catturate da Israele alla Siria nel 1967), Hezbollah continuerebbe la sua lotta per eliminare lo stato ebraico: “La resistenza finirà solo quando l’entità sionista sarà scomparsa”, assicura.
A proposito dell’attentato oltreconfine che lo fece finire in un carcere israeliano nel 1979, quando aveva 17 anni e faceva parte del Fronte Popolare di George Habbash, Kuntar dice di non avere alcun rimorso: nega naturalmente d’aver ucciso Haran e la bambina, ma ammette implicitamente d’essersene fatto scudo. “Il padre [preso in ostaggio] non voleva mollare la piccola – racconta Kuntar – e ci fece perdere tempo prezioso. Le stava avvinghiato, era come impazzito”. Secondo la versione di Kuntar, padre e figlia sarebbero poi finiti nel fuoco incrociato mentre i terroristi cercavano di fuggire portandoli con sé come ostaggi.
Al processo, invece, prove autoptiche e testimonianze oculari confermarono che Kuntar e i suoi complici uccisero Haran a bruciapelo e poi la figlia, sfondandole la testa col calcio del fucile.

(Da: Jerusalem Post, 24.10.08)

Kuntar giura che ucciderà altri israeliani

Chi è Kuntar?

L’altra volta che Washington fece la voce grossa:
la posizione dell'amministrazione Obama ricorda la crisi Rabin-Kissinger del 1975


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