
Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran:
“La scomparsa di Israele è certa, la sua fine imminente”

Mizpè
MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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“Con l'aiuto di Dio, la scomparsa di Israele è certa”. Lo ha affermato domenica la guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, durante un incontro con il capo della Jihad Islamica palestinese. Khamenei ha sostenuto che la fine di Israele è imminente e ha esortato la Jihad Islamica a continuare la “lotta armata” contro Israele.
08/02/2010
Secondo la tv ufficiale iraniana, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad domenica ha annunciato d’aver ordinato all'Organizzazione per l’Energia Nucleare del suo paese di procedere all’arricchimento al 20% dell'uranio in suo possesso. Intanto un funzionario del programma nucleare iraniano ha dichiarato che l'Iran dovrebbe iniziare martedì l’arricchimento dell'uranio nell’impianto di Natanz. “Lunedì informeremo l'AIEA con una lettera della nostra intenzione di arricchire l'uranio al 20%”, ha aggiunto.
08/02/2010
Un razzo Qassam palestinese lanciato domenica mattina dal nord della striscia di Gaza si è abbattuto su un terreno non edificato nella zona di Shaar HaNegev.
08/02/2010
In un'intervista domenica al sito della tv Al-Manar, un alto esponente di Hezbollah, Mohammed Yizbek, ha nuovamente minacciato Israele sostenendo che tutte le città del paese sarebbero alla portata dei missili della sua organizzazione.
08/02/2010
Una équipe ministeriale verrà designata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per promuovere la creazione di una nuova facoltà di medicina a Tzfat (Safed), nel nord di Israele, che dovrà essere inaugurata nell’ottobre 2011 come un progetto di “priorità nazionale”.
08/02/2010
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| 12-11-2008 |
| Già pronto il nuovo pretesto per la guerra di Hezbollah contro Israele |
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“Non dobbiamo accettare la Linea Blu come un confine, la Linea Blu non è il confine fra Libano e Israele: è solo la linea che segna dove si sono ritirate le forze israeliane dal Libano meridionale nel maggio 2000”. Lo ha dichiarato il 3 novembre scorso Nawaf al-Moussawi, responsabile per i rapporti internazionali di Hezbollah, in occasione di un incontro con l’ambasciatore norvegese in Libano Aud Lise Norheim.
La cosiddetta Linea Blu venne segnata dai cartografi delle Nazioni Unite nel giugno 2000 nel momento il cui verificarono il completo ritiro israeliano dal Libano in conformità con la risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza: pur differendo leggermente dalla linea di confine fissata nel 1923 fra Mandato Britannico e Mandato Francese nonché dalla linea di armistizio del 1949, la Linea Blu viene considerata il confine internazionale fra Israele e Libano.
Secondo Moussawi, la linea del 1923 sarebbe stata fissata dalle “organizzazioni terroriste sioniste” che in questo modo avrebbero derubato il Libano di sette villaggi e una ventina di fattorie. Il riferimento è a sette villaggi sciiti in Alta Galilea che vennero inclusi nel Mandato Britannico in base al trattato di demarcazione del confine firmato fra Francia e Gran Bretagna nel 1923, dopo che un primo testo di accordo non definitivo di alcuni anni prima li aveva inclusi nel Mandato Francese.
“Dobbiamo stare in guardia rispetto al tentativo di farci riconoscere la Linea Blu come il confine, perché ciò priverebbe il Libano di milioni di metri quadrati di territorio nazionale”, ha aggiunto l’esponente Hezbollah.
Con questa affermazione in pratica la milizia sciita libanese filo-siriana e filo-iraniana dichiara per la prima volta in un contesto internazionale quale sarà il prossimo pretesto per muovere guerra a Israele, quand’anche venisse raggiunta un’intesa sulla questione delle cosiddette Fattorie Shabaa (catturate da Israele alla Siria nel 1967, ma ora rivendicate da Beirut) e del villaggio di Ghajar (cresciuto negli anni a cavallo della linea di confine). “Stanno giocando con questioni insignificanti a cui praticamente nessuno in Libano dà la minima importanza – afferma Magnus Ranstorp, un esperto di Hezbollah dello Swedish National Defense College – Stanno montando una questione relativamente irrilevante: così, se anche Israele si ritirasse dalle Fattorie Shabaa ci saranno i sette villaggi… Ci sarà sempre qualcosa che sapranno confezionare”.
(Da: YnetNews, Ha’aretz, Jerusalem Post, 4.11.08)
“Non mi fermerò finché Israele non sarà distrutto”
“La nozione stessa di Israele è morta: verrà spazzata dalla faccia della Terra” |
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Quattro israeliane lavorano da vent'anni senza sosta per salvare
i Rotoli del Mar Morto

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