Benvenuti nel portale di Israele in italiano www.israele.net 13/03/2010
Home Iscriviti Scrivi alla redazione Cerca Solidarietà La Parola ai Lettori  
 

LA PAROLA AI LETTORI
In questa nuova sezione pubblichiamo una parte dei messaggi e dei quesiti che giungono alla redazione di www.israele.net


Mizpè
MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
clicca l’immagine


  News
  Due razzi Qassam palestinesi lanciati giovedì sera dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattuti sul kibbutz Ayin. Segnalati danni.
12/03/2010

Un razzo Qassam palestinese lanciato giovedì dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto nei pressi di un magazzino di un kibbutz nella regione di Eshkol (Negev occidentale). Danni all’edificio. Il lancio, il primo del genere dal 12 febbraio scorso, è stato rivendicato dalle Brigate Ansar A-Suna, un gruppo affiliato ad al-Qaeda con sede a Gaza.
12/03/2010

In un'intervista ai mass-media francesi, il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat ha definito “inaccettabile” la dichiarazione con cui Israele ha espresso rammarico agli Stati Uniti per l'annuncio di progetti di costruzione nel quartiere di Ramat Shlomo a Gerusalemme.
12/03/2010

Due sottufficiali israeliani deferiti alla corte marziale per abuso d’autorità e condotta indegna (durante le operazioni anti-Hamas nella striscia di Gaza del gennaio 2009): sono sospettati d’aver chiesto a un ragazzino palestinese di aprire delle sacche che si riteneva potessero contenere esplosivi. La polizia militare aveva iniziato ad indagare il caso nel giugno 2009, prima della pubblicazione del rapporto Goldstone. Sono più di 30 le indagini avviate dalla fine della campagna anti-Hamas a Gaza: circa la metà si sono concluse senza incriminazione, le altre sono ancora in corso.
12/03/2010

In un'intervista alla tv Al Jazeera, il vice presidente Usa Joe Biden ha detto che Washington e Gerusalemme sono d'accordo sulla necessità di imporre sanzioni contro Teheran. “Il proseguimento del programma nucleare iraniano rischia di mettete a repentaglio l’intera regione”, ha detto.
12/03/2010


Sezioni
Letteratura
Amici Università Gerusalemme
Opportunità Giovani
Solidarietà
Israele Oggi
  > Costume e società
  > Cinema e Teatro
  > Musica
  > Arte e Archeologia
  > Scienza e Tecnologia
MITZPÉ: gli articoli del direttore Marco Paganoni
Beteavon: ristoranti in Israele
Geografia
Storia
Ebraico On Line
Università di Gerusalemme
ARCHIVIO

  Economia
  Sezione temporaneamente sospesa per ristrutturazione
15/12/2009

Dove nasce la diseguaglianza dell’odierno Israele?
16/01/2008

Israele tra i primi nella classifica degli investimenti VC americani
08/12/2007

La lezione del boom economico d'Israele
07/09/2007

Il Governatore Fischer spiega il miracolo economico d’Israele
04/06/2007



02-07-2009
Gli effetti negativi del congelamento degli insediamenti
Da un editoriale del Jerusalem Post
Se si scorrono le mille e passa parole che compongono la dichiarazione diramata venerdì scorso dal Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) sul Medio Oriente, si può restare sorpresi da cosa salta fuori. Ad esempio, il Quartetto ha sostanzialmente detto ai palestinesi che un accordo di pace con Israele esige che essi mettano fine ad ogni altra rivendicazione, intendendo con questo che abbandonino la pretesa del cosiddetto diritto al ritorno [dei profughi palestinesi e loro discendenti all’interno di Israele anche dopo la nascita di uno stato palestinese ]. Il Quartetto ha anche ribadito che l’unità palestinese esige che Hamas si impegni a ripudiare la violenza, a riconoscere Israele e a onorare i precedenti accordi e impegni. Il Quartetto ha persino chiesto l’immediata liberazione di Gilad Shalit (l’ostaggio israeliano trattenuto da Hamas a Gaza da tre anni). Eppure, com’era prevedibile, la richiesta del Quartetto che Israele congeli tutte le attività negli insediamenti è l’unica che ha dominato servizi e titoli sui mass-media di tutto il mondo.
Alcuni segnali indicano che la pressione a tutto campo della comunità internazionale contro gli insediamenti, con in testa l’amministrazione Obama, stia riuscendo a logorare il governo Netanyahu. La posizione dei palestinesi è che i negoziati non partiranno se non vi sarà il blocco totale di tutti gli insediamenti, e la loro definizione di insediamenti è molto ampia: praticamente qualunque forma di vita ebraica al di là della ex linea armistiziale fra Israele e Giordania del periodo 1949-67. Il governo israeliano, sotto le pesanti pressioni di Washington, sembra che stia considerando l’idea di un congelamento di tre-sei mesi, per convincere Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a tornare al tavolo negoziale.
Barack Obama farebbe bene a riflettere su come viene vista dalla maggior parte degli israeliani, quelli che desiderano un accordo di pace, questa sua spinta verso tale congelamento. Gli israeliani si domandano come mai non si vede una campagna altrettanto pesante volta ad esercitare pressione su Abu Mazen affinché esiga che un governo unitario Fatah-Hamas accetti esplicitamente i principi posti dal Quartetto. E come mai non si vedono alti esponenti dell’amministrazione americana chiedere esplicitamente ad Abu Mazen di spiegare bene perché ha rifiutato l’offerta senza precedenti avanzata l’anno scorso da Ehud Olmert che prevedeva il trasferimento allo stato palestinese di un territorio equivalente al cento per cento della Cisgiordania.
La maggior parte degli israeliani si sente molto a disagio per la avara reazione dell’amministrazione Obama di fronte al decisivo discorso tenuto da Netanyahu all’Università Bar Ilan sulla soluzione “due popoli-due stati”.
E come potrà Netanyahu guadagnare maggiore consenso all’interno per muovere con determinazione contro gli avamposti illegali in Cisgiordania, se Obama sostanzialmente afferma che, per lui, una città come Ma'aleh Adumim è un avamposto illegale? Difficile capirlo.
Netanyahu ha tratteggiato la posizione di massimo consenso del corpo politico israeliano: che la “Palestina” deve essere smilitarizzata, onde evitare di svegliarsi una mattina con le Guardie Rivoluzionarie iraniane sulle colline sovrastanti l’aeroporto di Tel Aviv; che la questione dei profughi palestinesi deve essere risolta all’interno dei confini della “Palestina”; che, per estensione, in una regione dove esistono un paio di dozzine di stati musulmani, i palestinesi devono lasciare perdere il “diritto al ritorno” e accettare Israele come stato nazionale ebraico; e che Israele non può accettare di retrocedere esattamente sulle linee armistiziale del periodo 1949-67, quelle linee tanto poco difendibili d’aver incoraggiato più di una aggressione da parte araba.
La questione degli insediamenti è senz’altro complessa e la politica del governo israeliano a questo riguardo appare come minimo poco coerente. Ma un congelamento temporaneo ci avvicinerebbe alla pace? Più probabilmente incoraggerebbe i palestinesi a puntare ancora di più i piedi. A quel punto, perché non dovrebbero chiedere un congelamento permanente? O un congelamento anche nell’area municipale di Gerusalemme? Un alto diplomatico arabo recentemente citato da David Ignatius sul The Washington Post ha detto chiaramente che un congelamento degli insediamenti non basterebbe. Quello che vogliono gli arabi è una soluzione imposta a Israele.
Se invece Obama sostenesse il consenso israeliano, potremmo avvicinarci alla soluzione “a due stati” prefigurata da George W. Bush. Per farlo, tuttavia, dovrebbe aderire agli impegni del suo predecessore riguardo ai blocchi di insediamenti e all’intesa della sua amministrazione riguardo alla loro crescita naturale.
Eccezionalmente tutto questo coincide oggi con la posizione assunta dal primo ministro israeliano attualmente in carica, che è il leader del Likud. Non solo, Netanyahu ha anche preso misure straordinarie e potenzialmente molto rischiose allo scopo di migliorare l’atmosfera negoziale: una drastica riduzione delle operazioni preventive anti-terrorismo e la rimozione praticamente di tutti i posti di blocco interni in Cisgiordania.
Israele è così poco interessato a uno scontro con il popolare presidente americano che questi può ricavarne la sensazione di poter insistere per un congelamento degli insediamenti totale e incondizionato. Il pericolo, in questo caso, è che fra gli israeliani venga meno il sostegno per un accordo secondo l’articolazione data da Netanyahu della prospettiva indicata da Bush. E che i palestinesi si facciano ancora più intransigenti.

(Da: Jerusalem Post, 30.0.09)

Nella foto in alto: L’incontro del Quartetto a Trieste il 26 giugno scorso.

Se è Obama che blocca i negoziati

“È la reciprocità, stupido”

Centrodestra, centrosinistra e Israele: facciamo il punto
(clicca sulla foto per leggere l'articolo del direttore)


Università di Gerusalemme


NOVITÀ
Scene dal libro di Ester:
altre 4 serigrafie
di LELE LUZZATI
firmate dall'artista, per i lettori di israele.net


DVD “Israele, una storia per immagini”: disponibile per i lettori di israele.net
CLICCA L'IMMAGINE