Benvenuti nel portale di Israele in italiano www.israele.net 11/03/2010
Home Iscriviti Scrivi alla redazione Cerca Solidarietà La Parola ai Lettori  
 

LA PAROLA AI LETTORI
In questa nuova sezione pubblichiamo una parte dei messaggi e dei quesiti che giungono alla redazione di www.israele.net


Mizpè
MITZPÉ – OSSERVATORIO
Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
clicca l’immagine


  News
  Aumenta l’isolamento dell’Iran. Dopo l’annuncio da parte di tre compagnie petrolifere della sospensione degli scambi commerciali, anche la olandese Shell ha annunciato mercoledì una interruzione della sua cooperazione con la repubblica islamica: cesserà le sue forniture al regime dei mullah.
11/03/2010

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gaby Ashkenazy, in visita negli Usa, ha assicurato che “Israele sconfiggerà coloro che cercano la sua distruzione, e questo grazie all’abnegazione e alla moralità dei suoi soldati”. Ashkenazy ha ribadito che l’Iran “rappresenta la più grande minaccia alla pace nel mondo quando cerca di acquisire armi nucleari e continua ad armare le principali organizzazioni terroristiche del Medio Oriente”.
11/03/2010

Il parlamento europeo ha diffuso una dichiarazione (approvata con 335 voti contro 287) a sostegno del rapporto Goldstone, chiedendo alla responsabile esteri della UE Catherine Ashton di monitorare le inchieste israeliane e palestinesi su presunti crimini di guerra nella guerra anti-Hamas a Gaza del gennaio 2009. Il parlamento europeo ha anche chiesto che Israele ponga fine al blocco della Striscia di Gaza sostenendo che esso provoca una crisi umanitaria (Lo scorso 24 febbraio l’inviato Onu in Medio Oriente Robert Serry aveva dichiarato che “non c'è una crisi umanitaria a Gaza”.) “Riteniamo questa risoluzione viziata e controproducente – ha dichiarato Yoel Mester, portavoce della missione israeliana alla UE – Mentre altri soggetti si adoperano per guadagnare sostegni al processo di pace e avviare colloqui di prossimità fra Israele e palestinesi, è deplorevole che il parlamento europeo decida di concentrarsi su un tema e un documento altamente controversi”.
11/03/2010

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha annunciato la cancellazione di una cerimonia che avrebbe dovuto tenersi a Ramallah per l’intitolazione di una piazza in onore della terrorista Dalal Mughrabi, protagonista di un attentato del 1978 che causò 35 morti (alla Mughrabi i palestinesi hanno già intitolato scuole, campeggi giovanili e tornei sportivi). La decisione è giunta in coincidenza con la visita a Ramallah del vice presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.
11/03/2010

Le autorità israeliane hanno fatto demolire mercoledì le fondamenta di un edificio nell’insediamento di Yakir (Cisgiordania settentrionale): il cantiere era stato aperto dopo l'annuncio della moratoria di 10 mesi sulle attività edilizie in Cisgiordania.
11/03/2010


Sezioni
Letteratura
Amici Università Gerusalemme
Opportunità Giovani
Solidarietà
Israele Oggi
  > Costume e società
  > Cinema e Teatro
  > Musica
  > Arte e Archeologia
  > Scienza e Tecnologia
MITZPÉ: gli articoli del direttore Marco Paganoni
Beteavon: ristoranti in Israele
Geografia
Storia
Ebraico On Line
Università di Gerusalemme
ARCHIVIO

  Economia
  Sezione temporaneamente sospesa per ristrutturazione
15/12/2009

Dove nasce la diseguaglianza dell’odierno Israele?
16/01/2008

Israele tra i primi nella classifica degli investimenti VC americani
08/12/2007

La lezione del boom economico d'Israele
07/09/2007

Il Governatore Fischer spiega il miracolo economico d’Israele
04/06/2007



11-11-2009
Ebraismo yemenita: capitolo chiuso
Editoriale del Jerusalem Post
Nei libri di storia resterà scritto che i 2.500 anni di vita ebraica nello Yemen sono giunti al termine in questi giorni. Come riportava il Wall Street Journal dello scorso 31 ottobre, infatti, il dipartimento di stato americano ha completato un’operazione clandestina che ha portato in salvo negli Stati Uniti gli ultimi sessanta ebrei yemeniti. Il “certificato di estinzione” dell’antichissima comunità lo ha dettato al giornale americano Hayim Tawil, della Yeshiva University, esperto in ebraismo yemenita: “Questa è la fine della diaspora ebraica nello Yemen. Punto”.
Sia chiaro, ebrei e israeliani hanno seriamente apprezzato lo sforzo fatto dall’amministrazione Obama per i loro fratelli yemeniti. Tuttavia resta che questa operazione di salvataggio getta luce su un aspetto troppo spesso trascurato dei più di sessant’anni di conflitto arabo-israeliano. Laddove il mondo arabo ha deliberatamente mantenuto i circa 700.000 arabi palestinesi, sfollati in seguito alla guerra del 1948, e i loro discendenti di più generazioni in uno status permanente di profughi a vita e di pedine della loro politica, nello stesso periodo lo Stato d’Israele e il mondo ebraico hanno fatto uno sforzo straordinario per assorbire e integrare un numero all’incirca uguale di profughi ebrei costretti a fuggire dalle terre arabe.
Il comportamento dei capi arabi verso i loro sudditi ebrei dopo la creazione di Israele (a parte alcune rilevanti eccezioni) è stato caratterizzato dalla scelta di emarginarli e farne un capro espiatorio, fino a culminare in un esodo di massa. Ad Aden (nello Yemen), nel 1947, una folla di facinorosi arabi uccise decine di ebrei per “protestare” contro la spartizione, vale a dire la soluzione “a due stati” nella Palestina Mandataria votata dall’Onu. Nel 1949 e nel 1950 il grosso degli ebrei yemeniti, circa 49.000 persone, venne trasportato in Israele con un ponte aereo soprannominato “operazione tappeto volante”.
Il generale rifiuto arabo di accettare la legittimità di Israele come stato sovrano del popolo ebraico è in parte riconducibile all’attitudine degli arabi verso le loro minoranze ebraiche. La coesistenza era possibile purché gli ebrei sapessero restare al loro posto. Storicamente, la vita ebraica sotto governo islamico non è stata l’utopia felice raccontata dai propagandisti arabi, né il purgatorio che descrivono certi polemisti ebrei. Come ha scritto il decano degli studi mediorientalisti, Bernard Lewis, nel suo “Gli ebrei dell’Islam”, il reale stato di cose variò molto a seconda delle epoche, dei luoghi, delle condizioni politiche ed economiche, della stabilità dei diversi regimi musulmani e degli sviluppi all’interno della comunità ebraica. Agli ebrei era concesso lo status di “dhimmi”, o tollerati. Essi pagavano una speciale tassa jizya che serviva a sottolineare la loro condizione di subordinati. E se non gli era abbastanza chiaro, la tradizione islamica prevedeva che l’autorità musulmana del luogo somministrasse uno schiaffo cerimoniale sul collo dell’ebreo al momento del pagamento dell’imposta. Gli ebrei dovevano indossare vestiti specifici, dovevano comportarsi in modo deferente alla presenza di musulmani e, a differenza di chiunque altro, non avevano il premesso di portare armi. D’altra parte, scrive Lewis, agli ebrei non veniva chiesto di convertirsi all’islam e potevano godere di alti livelli di acculturazione (stavano sicuramente meglio dei loro correligionari che vivevano nella stessa epoca sotto la cristianità medievale). Ad ogni modo, questa sorta di contratto sociale alla fine si ruppe, e in parte la cosa fu dovuta al fatto che il movimento sionista portò un attacco diretto al principio di dhimmitudine (sottomissione tollerata).
L’esperienza dello Yemen ci ricorda anche che l’antagonismo del mondo arabo ai valori moderni lo ha trascinato in prolungati periodi di instabilità interna, oltre al rifiuto viscerale di Israele che evidentemente personificava l’idea di società liberale occidentale. Per gli ebrei, le turbolenze politiche sono sempre foriere di guai, e lo Yemen da molto tempo è in preda a un caos di instabilità. La patria avita di Osama bin Laden è travagliata da lotte intestine, dalla miseria e da un regime disfunzionale. Il nord e il sud (dove si trova il petrolio) sono ai ferri corti. Il governo di orientamento secolare di Ali Abdullah Saleh, uno sciita, è corrotto e antidemocratico. Sta combattendo (ora anche con un pesante intervento saudita) contro un’insurrezione di estremisti religiosi sciiti che un tempo erano suoi alleati contro fanatici sunniti. Contro il regime si battono pure degli estremisti sunniti, simpatizzanti di al-Qaeda, che attaccano anche obiettivi occidentali. Lo Yemen ha una maggioranza sunnita con una grossa minoranza sciita, ma oltre a tutto questo vi sono anche tensioni tribali, e la tribù del presidente è quella che controlla i servizi di sicurezza.
Ciò nondimeno, durante l’operazione israeliana anti-Hamas nella striscia di Gaza (dello scorso gennaio), le masse yemenite sono state capaci di mettere da parte tutte le loro divisioni per dare addosso agli ebrei. Rimasto con pochi amici, il presidente dello Yemen ha cercato di rimanere nelle grazie di Washington tentando di dare un po’ di protezione ai resti assediati della comunità ebraica yemenita.
Nel memento in cui l’epopea dell’ebraismo yemenita giunge a conclusione, i nostri pensieri non possono non andare alla condizione della minoranza araba in Israele. Come potrebbe spiegare con buoni argomenti ciascuno dei dieci parlamentari arabi che siedono alla Knesset, gli israeliani ebrei non hanno da compiacersi troppo. Tuttavia, se quei parlamentari sono onesti, devono riconoscere che, al confronto, lo Stato ebraico ha fatto un lavoro più che dignitoso nel cercare di integrare i cittadini della minoranza araba al proprio interno.

(Da: Jerusalem Post, 2.11.09)

Nella foto in alto: Leah, Rachel, Yehoshua e Menashe, giunti in Israele nel febbraio scorso con un gruppo di ebrei yemeniti portati in salvo grazie ad un’operazione speciale dall’Agenzia Ebraica

Ripensare la questione dei profughi

Gli altri profughi del conflitto arabo-israeliano

Centrodestra, centrosinistra e Israele: facciamo il punto
(clicca sulla foto per leggere l'articolo del direttore)


Università di Gerusalemme


NOVITÀ
Scene dal libro di Ester:
altre 4 serigrafie
di LELE LUZZATI
firmate dall'artista, per i lettori di israele.net


DVD “Israele, una storia per immagini”: disponibile per i lettori di israele.net
CLICCA L'IMMAGINE