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  Un razzo Qassam palestinese lanciato domenica sera dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto nella zona di Zikim, presso Ashkelon.
22/03/2010

Terroristi palestinesi hanno aperto il fuoco per due volte, domenica sera, contro pattuglie delle Forze di Difesa israeliane nella zona di Aduraim, a ovest di Hebron (Cisgiordania ).
22/03/2010

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha incontrato domenica pomeriggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che lo ha ringraziato per gli sforzi volti a ottenere la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit (nelle mani di Hamas a Gaza da più di tre anni e mezzo). Ban Ki-moon dal canto suo ha detto che le Nazioni Unite e il Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) sono a favore di negoziati tra Israele e palestinesi.
22/03/2010

Dopo il suo incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l'inviato Usa per il Medio Oriente, George Mitchell, ha sottolineato domenica la solidità dei legami tra Washington e Gerusalemme. “Il nostro impegno verso la sicurezza di Israele non può essere messo in dubbio” ha detto, esprimendo l'auspicio che i negoziati vengano ripresi al più presto “per mettere finalmente fine al conflitto”.
22/03/2010

Ancora tafferugli causati da sassate palestinesi, domenica a Issaouya, a nord di Gerusalemme.
22/03/2010


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07/09/2007

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04/06/2007



09-02-2010
Fayyad non è un Ben-Gurion
di Avi Trengo 2/2
Sul versante della sicurezza, il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad conta sulle Forze di Difesa e sui servizi di sicurezza israeliani. Benché sostenga che forze armate israeliane non debbano essere operative “nel territorio dello stato palestinese”, sa di non avere il controllo del terreno: non ce l’ha nella striscia di Gaza, che egli sogna di riunificare alla Cisgiordania, e non l’ha nemmeno nel suo cortile di casa di Cisgiordania.
Se Fayyad è davvero interessato e in grado di riunificare Gaza e Cisgiordania, quando è come intende farlo? Si metterà alla testa di un esercito palestinese che si schiererà a Rafah e poi avanzerà verso nord fino a riprendersi la città di Gaza dalle mani di Hamas? Ovviamente no. In realtà egli sta anzi creando le condizioni per un a crescita di Hamas tale da costringere alla fine le forze israeliane a rientrare a Gaza, a riprenderla pagando un pesantissimo prezzo diplomatico, e porre così fine all’“occupazione” consegnandola a Fayyad senza che lui debba muovere un dito.
Tornando all’economia, circa due anni fa la Banca Mondiale chiedeva che Fayyad non solo tagliasse gli stipendi dell’Autorità Palestinese (finora, nessun risultato), ma anche che abbattesse la seconda più importante voce del budget dell’Autorità Palestinese: i pagamenti per coprire le bollette di luce e acqua che gli abitanti dell’Autorità Palestinese si rifiutano di pagare (il debito accumulato per la sola bolletta elettrica dagli abitanti di Gaza si aggira sui 2,7 miliardi di dollari). Questa voce di spesa, che rappresenta circa l’8% del budget dell’Autorità Palestinese, viene nascosta da Fayyad sotto la rubrica: “net lending” (finanziamenti esterni). In apparenza Fayyad addebita alle autorità locali palestinese il pagamento dell’elettricità fornita da Israele ai loro residenti; ma in realtà immediatamente “presta” loro il denaro necessario. In questo modo figura come se si trattasse di un debito delle autorità locali verso il Tesoro dell’Autorità Palestinese.
Due anni fa tentò di costringere i residenti ad esibire attestazioni di pagamento delle loro bollette elettriche prima di ricevere le indennità dal governo. Immediatamente il “settore servizi pubblici” dell’Autorità Palestinese lanciò uno sciopero d’avvertimento, Fayyad capì l’antifona e da allora ha lasciato perdere la richiesta che le bollette venissero effettivamente pagate.
Poche settimane fa il primo ministro palestinese se n’è uscito con una soluzione originale: giacché egli versa somme immense per gli stipendi di decine di migliaia di ufficiali della sicurezza a Gaza che in realtà non lavorano più da quando Hamas ha preso il potere nella Striscia, Fayyad ha alzato i loro salari del 4%, ottenendo persino dei fondi dall’Unione Europea per questo. Allo stesso tempo, però, defalcava un’analoga somma da quegli stessi salari, come pagamento per le bollette elettriche. Risultato: erano tutti contenti, finché le autorità di Hamas non hanno scoperto la cosa. Considerandola finanziariamente svantaggiosa per il loro governo, per tutta risposta bloccarono i versamenti all’authority palestinese per il carburante delle somme riscosse fra gli abitanti di Gaza che pagano effettivamente l’elettricità. Questa fu l’origine della recente crisi del carburante nell’Autorità Palestinese.
Per concludere. Ben Gurion, che era un uomo di lavoro autentico e spirito pionieristico, si rivolterebbe nella tomba a sentire che Fayyad – un uomo che eccelle in trucchetti e nel redigere roboanti richieste di donazioni con grande sfoggio di parole come “trasparenza”, “responsabilità” e “stabilità economica” – sia stato menzionato come suo successore nel XXI secolo.

(Da: YnetNews, 7.2.10)

Parte 2/2. Per la prima parte di questo articolo vedi:
Il “miracolo economico” palestinese
http://www.israele.net/articolo,2740.htm

Nella foto in alto: il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad

L’altra volta che Washington fece la voce grossa:
la posizione dell'amministrazione Obama ricorda la crisi Rabin-Kissinger del 1975


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