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Gli articoli del direttore
MARCO PAGANONI
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» Mercoledì sera inizia la celebrazione di Rosh HaShanà, il capodanno ebraico.
08/09/2010

» Secondo un sondaggio dell'istituto di ricerca Shilouv, il 53% degli israeliani sarebbe favorevole alla continuazione del congelamento, parziale o totale, delle attività edilizie ebraiche in Giudea e Samaria (Cisgiordania).
08/09/2010

» Hamas accusa l'Egitto di non consentire ai capi del movimento islamista di lasciare la striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah. Secondo Sami Abu Zuhri, portavoce dell'organizzazione terroristica, i servizi di sicurezza egiziani avrebbero approntato con Fatah una “lista nera” delle personalità di Hamas cui impedire l’uscita dall'enclave costiera.
08/09/2010

» Intervistato dalla tv egiziana, il ministro degli esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit ha detto che, nel contesto di un accordo di pace in Medio Oriente, la comunità internazionale dovrà dare ai palestinesi da 40 a 50 miliardi di dollari per creare uno stato funzionante.
08/09/2010

» “L'intifada Al-Aqsa ci ha distrutto e ha distrutto tutto quello che avevamo costruito”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in un'intervista al giornale kuwaitiano A-Rai. Abu Mazen ha aggiunto che non ha intenzione di lasciare la striscia di Gaza sotto il governo di Hamas, e ha criticato i paesi arabi che non manterrebbero le loro promesse in termini di donazioni.
08/09/2010




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24-12-2004
La credibilità dell'UNRWA
di James Tisch
Molto è stato detto e scritto sulla faziosità dell’UNRWA (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi). Ma è ovvio che è faziosa: oggi l’UNRWA è di fatto un’organizzazione palestinese coperta da sottile strato di vernice blu delle Nazioni Unite. Nei suoi uffici a Gaza e in Cisgiordania l’UNRWA conta 12.916 dipendenti, dei quali solo 37 non sono palestinesi.
Nessuno avrebbe dovuto sorprendersi quando il commissario dell’UNRWA Peter Hansen ammise che l’ente impiega anche membri e sostenitori di Hamas. Come pensare che 37 stranieri possano passare al vaglio quasi 13.000 dipendenti palestinesi, per lo più residenti nei campi profughi, per controllare se sono affiliati a Hamas, quand’anche avessero la volontà di farlo? L’UNRWA non può nemmeno impedire che i muri delle sue scuole siano tappezzati di poster inneggianti agli attentatori suicidi, né ai suoi insegnanti di magnificarne le gesta.
Il fatto che Hansen non veda nulla di male nell’assumere membri di Hamas non è che l’ultimo esempio della sua inidoneità a ricoprire quell’incarico per le Nazioni Unite. Durante l’Operazione Scudo Difensivo (aprile 2002), Hansen non esitò a dar credito alle menzogne palestinesi su Jenin. “Speravo che gli orribili racconti da Jenin fossero esagerati e influenzati dall’emozione – disse Hansen – e invece temo che non fossero affatto esagerati: gli abitanti del campo di Jenin hanno subito una catastrofe umanitaria che ha pochi eguali nella storia recente”. Evidentemente il concetto di “storia recente” di Hansen non arriva nemmeno a tre settimane, giacché solo tre settimane prima si era consumata la strage della Pasqua ebraica a Netanya, dove erano stati uccisi più civili che nella battaglia di Jenin. Quando i racconti da Jenin, compreso il suo, vennero completamente sconfessati, Hansen non si curò di scusarsi e nemmeno di prenderne atto.
Ma Peter Hansen non è che una parte del problema dell’UNRWA. Oltre ad assumere membri e simpatizzanti di Hamas, l’UNRWA molto probabilmente li foraggia anche con soldi e prestiti. Il General Accounting Office statunitense ha chiesto all’UNRWA se controlla gli eventuali legami dei suoi assistiti con organizzazioni terroristiche, come previsto dalla sezione 301(c) del Foreign Assistance Act del 1961. L’UNRWA ha risputo che non può farlo perché ciò metterebbe in pericolo il suo staff. Per indicare fino a che punto è la piazza palestinese, e non l’Onu, che detiene il controllo sull’UNRWA, il General Accounting Office ha citato un caso preciso: le case di sei famiglie palestinesi registrate nelle liste d’assistenza dell’UNRWA restarono “distrutte durante attività di produzione di ordigni”, ma l’UNRWA decise che ciò non costituiva un’evidenza sufficiente per negare a quelle famiglie i benefici dell’assistenza sulla base della regola di esclusione dei terroristi.
Sono i contribuenti americani ed europei che sovvenzionano quegli assistiti attraverso l’aiuto dei loro governi, che copre circa il 75% del budget dell’UNRWA. Lo scorso 7 dicembre l’UNRWA ha raccolto più di 90 milioni di dollari promessi da diciotto paesi donatori riuniti in una conferenza definita dalla stessa UNRWA “una delle migliori mai tenute”. Ma il compito di un’organizzazione per profughi dovrebbe essere quello di eliminare i campi, aiutando gli indigenti a trovare un’abitazione permanente. Sulla base di questo criterio l’opera dell’UNRWA costituisce un colossale fallimento dal momento che, in base ai suoi stessi dati, la popolazione dei profughi palestinesi si è gonfiata del 500% in 55 anni. È chiaro che l’UNRWA è stata determinante nel perpetuare quel problema di profughi che invece avrebbe dovuto risolvere già molto tempo fa.
Tuttavia, sebbene l’UNRWA sia lontana mille miglia dall’adempiere al suo mandato, per lo meno essa deve sbarazzarsi dell’influenza di Hamas, oppure farla finita con la manfrina della sua neutralità. I critici dell’UNRWA smetteranno di chiedere l’impossibile solo quando l’UNRWA smetterà di asserire ciò che non è assolutamente credibile.

(James Tisch, presidente della conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane, su Jerusalem Post, 19.12.04)

Nella foto in alto: veduta parziale delle nuove case consegnate ai palestinesi nel cosiddetto “campo” profughi di Jenin, grazie agli aiuti internazionali.

Le altre crisi umanitarie, dimenticate da Onu e mass-media

L’eterna questione dei profughi

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