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» Un razzo Qassam palestinese lanciato lunedì sera dal nord della striscia di Gaza si è abbattuto su un campo nella zona di Shaar HaNegev, nel sud di Israele.
07/02/2012

» Stanziati 845 milioni di shekel (173 milioni di euro) per il risanamento e lo sviluppo turistico del Mar Morto. Lo ha annunciato lunedì il ministro del turismo israeliano, Stas Misezhnikov.
07/02/2012

» In apertura della riunione settimanale del gruppo parlamentare del Likud, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha esortato l’Autorità Palestinese a scegliere tra Hamas e la pace “perché le due cose non possono stare insieme”. Riferendosi all'accordo firmato a Doha tra Fatah e Hamas, Netanyahu ha aggiunto: “Se Mahmoud Abbas (Abu Mazen) mette in pratica questo accordo, vorrà dire che abbandona il processo di pace”.
07/02/2012

» Siria. Ripresi all’alba di lunedì i bombardamenti dell'esercito siriano sulla città di Homs, mentre centinaia di carri armati del regime hanno preso d'assalto la città di Zabadani, nella provincia di Damasco. Secondo un bilancio provvisorio del Consiglio nazionale dell’opposizione siriana, si conterebbero una settantina di morti.
07/02/2012

» Gli Stati Uniti hanno chiuso la loro ambasciata a Damasco ed evacuato i loro ultimi funzionari presenti in Siria “visto il perdurare delle violenze e il deterioramento delle condizioni di sicurezza”. Anche Londra ha richiamata il suo ambasciatore da Damasco.
07/02/2012




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18-08-2005
Né Gaza, né la Cisgiordania, e nemmeno Gerusalemme ci potranno bastare
Il leader di Hamas Khaled Mashaal ha dichiarato mercoledì che il ritiro israeliano dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania settentrionale segna l’inizio della fine del sogno sionista in Palestina. Le dichiarazioni di Mashaal, che parlava ai giornalisti a Beirut, sono state diffuse in diretta dalle principali tv satellitari arabe.
Definendo il ritiro “una sconfitta di fronte alla lotta armata palestinese e un passo significativo di dimensioni storiche”, Mashaal ha affermato che “la lotta armata e la risolutezza del nostro popolo hanno costretto i sionisti al ritiro. La lotta armata è in grado di porre fine all’occupazione sionista e di conseguire tutti i nostri diritti. La lotta armata è la sola strategia di Hamas”.
Mashaal ha ribadito che il suo movimento si rifiuta di deporre la armi: “Finché vi saranno delle terre palestinesi sotto occupazione – ha detto – Hamas non abbasserà le armi”. Mashaal ha aggiunto che Hamas non è interessata a uno scontro con l’Autorità Palestinese. “Hamas non compete con l’Autorità Palestinese – ha spiegato – Tuttavia rifiutiamo i tentativi di monopolizzare il potere”.
Mahmoud Zahar, il principale leader di Hamas nella striscia di Gaza, in un’intervista pubblicata mercoledì dal quotidiano arabo di Londra Asharq Al-Awsat ha dichiarato che, dopo il disimpegno israeliano, il suo movimento sposterà le proprie attività in Cisgiordania. “Ora, dopo la vittoria nella striscia di Gaza – ha detto Zahar – trasferiremo la lotta prima in Cisgiordania, poi a Gerusalemme. Continueremo la lotta fino a quando avremo liberato tutte le nostre terre. Questo è un giorno importante per I palestinesi e dimostra che la lotta armata porta i suoi frutti”.
Ad una domanda sui progetti futuri di Hamas, Zahar ha risposto: “Né la liberazione della striscia di Gaza, né la liberazione della Cisgiordania, e nemmeno quella di Gerusalemme ci potranno bastare. Hamas proseguirà la lotta armata fino alla liberazione di tutte le nostre terre. Noi non riconosciamo lo Stato di Israele, né il suo diritto di trattenere un solo centimetro di Palestina. La Palestina è terra islamica e appartiene ai musulmani”.
Zahar ha poi affermato che il disimpegno rafforzerà il morale del mondo arabo e islamico, e “influenzerà positivamente” le campagne anti-americane in Afghanistan e Iraq. “Siamo parte di un grande movimento globale chiamato Movimento Islamico Internazionale”, ha aggiunto l’esponente islamista palestinese.
Anche il Comitato di Resistenza Popolare, un’alleanza di vari gruppi terroristi palestinesi attivi nella striscia di Gaza, ha espresso mercoledì l’intenzione di trasferire tecnologia militare e officine di missili in Cisgiordania dopo il disimpegno israeliano. Muhammed Abdel Al (Abu Abir), uno dei leader del Comitato, ha dichiarato che la sua organizzazione ha già iniziato a trasferire in Cisgiordania tecnologia per la fabbricazione di missili e altre competenze militari. “Trasferiremo due terzi del nostro budget in Cisgiordania” ha dichiarato, e ha aggiunto: “I nostri missili hanno una gittata di 18 chilometri, il che significa che, lanciandoli da Kalkilya, possiamo colpire la città occupata di Tal al-Rabi [Tel-Aviv]”.

(Khaled Abu Toameh su Jerusalem Post, 17.08.05)

Vedi anche:
Fine dell'occupazione?
http://israele.net/prec_website/mappepal/pagina01.html

Il ritiro da Gaza è l'inizio della fine di Israele

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Gilad Shalit al suo arrivo nella base israeliana di Tel Nof, ricevuto da Netanyahu (clicca sulla foto per il commento di Marco Paganoni)