«Aspettate, non muovetevi», dicevano nel ’48 e nel ‘67

Le grandi decisioni d'Israele sono state prese in modo indipendente dai voleri della potenza amica.

Di Dan Margalit

image_3515Il dibattito totale e senza restrizioni in corso in Israele sull’eventualità di lanciare un attacco contro il programma nucleare iraniano comprende anche un capitolo sui paralleli storici. Il più ricorrente è quello di Menachem Begin che nel 1981, nonostante le obiezioni dei militari e di Shimon Peres, assennatamente ordinò la distruzione del reattore nucleare iracheno. Altri confronti sono non meno interessanti.
Sul Canale Due delle tv israeliana, Amnon Abramovich ha argomentato contro il raid sull’Iran dicendo che David Ben-Gurion non avrebbe mai preso una tale iniziativa senza essersi garantito l’appoggio di una superpotenza. Il riferimento – corretto – è alla campagna nel Sinai del 1956. Ma Abramovich dimentica che le più grandi decisioni di Ben-Gurion vennero prese, invece, in maniera indipendente e persino contro i voleri di una superpotenza amica: uno scenario simile a quello che Israele potrebbe trovarsi ad affrontare nel 2012.
Nel maggio 1948 gli Stati Uniti erano molto freddi rispetto all’ipotesi di dichiarare l’indipendenza dello stato d’Israele allo scadere del Mandato Britannico, (come previsto dalla risoluzione Onu del 29 novembre 1947) e facevano pressione su Ben-Gurion perché accettasse piuttosto un’amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite. Giacché allora, come oggi, si diceva: “c’è tempo”. Lo stimato generale George Marshall, segretario di stato americano, mandò Moshe Sharett in Israele a convincere Ben-Gurion che gli arabi avrebbero sicuramente gettato gli ebrei in mare. Marshall non poteva immaginare di dover correre in aiuto di persone che erano appena scampate alla Shoà. Ma Ben-Gurion forzò il Consiglio di Stato Provvisorio a deliberare (con la risicata maggioranza di 6 a 4) la fondazione dello stato d’Israele. E a Sharett venne ordinato di non parlare ad altri dello scenario da incubo prospettato da Marshall.
Intervistato da Ari Shavit su Ha’aretz, un alto esponente israeliano (forse lo stesso ministro della difesa Ehud Barak) ha affermato che la spada iraniana che attualmente incombe sulla testa di Israele è peggio della minaccia che Israele si trovò ad affrontare alla vigilia della guerra dei sei giorni del 1967. Quella minaccia procurò vera angoscia, eppure era meno grave di quella che Israele aveva dovuto affrontare nel 1948. Nel 1967, a causa dei crescenti attriti e scontri armati al confine settentrionale, l’allora capo di stato maggiore Yitzhak Rabin minacciò di rovesciare il regime siriano filo-sovietico. Mosca fece allora pressione sull’Egitto perché prendesse le difese di Damasco, e questo portò Gamal Abdel Nasser a violare gli impegni internazionali (post-crisi del ’56): chiuse gli Stretti di Tiran per strangolare Israele, inviò forze pesanti nella smilitarizzata penisola del Sinai, espulse unilateralmente i caschi blu dell’Onu che stavano fra Egitto e Israele. Nasser, come avrebbe fatto molti anni dopo il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah, derideva Israele: “Guerra? Ahlan wa sahlan”, le diamo il benvenuto! L’opinione pubblica israeliana era in stato di shock e chiedeva che il dicastero della difesa, fino a poco prima della guerra nelle mani del primo ministro Levi Eshkol, venisse affidato a Moshe Dayan, una mossa che, sebbene all’inizio il governo fosse contrario, restituì al sistema giudizio, autocontrollo e forza. Il tempo correva, gli egiziani penetravano nel Sinai creandosi una zona di inattaccabilità, e Israele sentì che il momento per un attacco stava per scadere. Da Parigi, Charles de Gaulle svolgeva il ruolo che oggi è di Barack Obama dicendo: “state fermi, non sparate”.
Un altro risvolto americano in questa storia è che nel 1957, dopo la campagna del Sinai, il presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower spinse Israele a ritirarsi completamente promettendo a Ben-Gurion che, se l’Egitto avesse di nuovo chiuso gli Stretti di Tiran, Washington avrebbe organizzato una flotta internazionale per rompere l’assedio. Ma nel 1967, quando l’Egitto chiuse di nuovo gli stretti, dall’America fecero sapere che il documento con quella promessa non si trovava più.

(Da: Israel HaYom, 13.8.12)

Nelle immagini in alto – 1948: David Ben-Gurion proclama l’indipendenza di Israele; 1967: Nasser butta gli ebrei a mare nella propaganda araba alla vigilia della guerra dei sei giorni

Si veda anche:

Obama come Eisenhower? Agli occhi di Eisenhower e Dulles, l’esistenza di Israele era qualcosa che andava tollerato. Eisenhower stesso dichiarò che forse non sarebbe stato a favore della costituzione dello stato d’Israele, se fosse stato presidente nel 1948

http://www.israele.net/sezione,,2521.htm

Cronologia della guerra dei sei giorni. “L’aggressore è colui che rende la guerra inevitabile” (Hippolyte Taine)

http://www.israele.net/sezione,,1726.htm

Nel maggio 1967 MIG sovietici sorvolarono Dimona. Dalla Russia giungono conferme sul ruolo cruciale di Mosca nel provocare la crisi dei sei giorni e sui piani sovietici contro Israele

http://www.israele.net/sezione,,1805.htm