Aut aut di Hamas a Fatah: o con noi, o con Israele

Gli islamisti palestinesi ribadiscono: lotta ad oltranza contro Israele.

image_3331L’imminente ascesa dell’islamismo nel mondo arabo rafforzerà il sostegno a Hamas, il movimento islamista palestinese, il quale dal canto suo ribadisce che non abbandonerà mai lo scontro armato con Israele. È quanto ha dichiarato lunedì Mahmoud Al-Zahar, co-fondatore e membro della dirigenza di Hamas nella striscia di Gaza.
Intervistato dalla Reuters nel suo ufficio a Gaza, Zahar ha aggiunto che se Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il presidente dell’Autorità Palestinese sostenuto dall’occidente, punterà sui colloqui di pace con Israele anziché sulla riconciliazione fra il suo gruppo, Fatah, e il movimento Hamas, allora avrà solo da rimetterci.
Fatah e Hamas sono acerrimi nemici almeno dal 2007, quando il movimento islamista espulse Fatah con la forza dalla striscia di Gaza, e ne prese il controllo con un sanguinoso colpo di stato.
“I fattori in mutamento intorno a noi sono a nostro favore – ha detto Zahar alla Reuters – Non sono a favore dei progetti né di Fatah né di coloro con cui Fatah collabora, compreso il nemico israeliano. Ora tutto dipende dalla politica di Fatah. Se Fatah vuole che si realizzi l’accordo per l’unità palestinese, noi siamo pronti. Se non vogliono, allora noi ce ne staremo qui ad aspettare: tanto il futuro è dalla nostra parte”.
Secondo Zahar, in nessuna circostanza Hamas intende abbandonare la lotta contro Israele. Zahar nega che Khaled Meshaal, il capo di Hamas con sede a Damasco, abbia mai avallato l’idea di una “resistenza popolare non violenta” contro Israele. “La resistenza popolare – sostiene Zahar – comprende sia l’agenda di Fatah, che parla solo di proteste, sia la posizione di Hamas che propugna la raccolta e l’uso di tutti gli strumenti militari possibili”.
Zahar prevede una crescente ondata di islamismo nel mondo arabo, che a suo dire rafforzerà la causa palestinese. “Ciò che sta arrivando in Egitto, in Tunisia, in Libia e ora in Sudan è a sostegno della causa palestinese, e non a sostegno strategico dell’occupazione israeliana come in passato. Ciò che sta arrivando è mille volte meglio rispetto al passato. Quindi dobbiamo investire in questi risultati della piazza araba, allo scopo di conseguire gli obiettivi fondamentali del popolo palestinese: la liberazione della terra e il ritorno [dei profughi e loro discendenti in Israele]”.
Sin dalla firma del trattato di pace nel 1979, l’Egitto è stato – insieme alla Giordania, che ha firmato la pace nel 1994 – il partner arabo più affidabile per Israele in Medio Oriente. Ma la destituzione, lo scorso febbraio, del presidente Hosni Mubarak da parte della rivolta ispirata alla rivoluzione popolare tunisina ha creato incertezza sul futuro atteggiamento dell’Egitto verso Israele.
Zahar è una figura di spicco in Hamas, considerato un falco dai suoi avversari di Fatah, ed è anche uno dei capi negoziatori del traballante processo di riconciliazione con Fatah.
Secondo Zahar, alla conclusione del lungo processo elettorale che porterà a una nuova costituzione, l’Egitto è chiaramente destinato ad essere governato da “un travolgente partito islamico e un partito nazionalista” che sosterranno la causa palestinese.
Zahar avverte che l’accordo di riconciliazione con Fatah, siglato personalmente da Abu Mazen e Meshal nel maggio scorso al Cairo, potrebbe soffrirne se Abu Mazen perseguirà colloqui di pace con Israele. Dalla scorsa settimana ad Amman sono ripresi, dopo più di un anno, gli incontri fra il negoziatore dell’Autorità Palestinese Saeb Erekat e Yitzhak Molcho, inviato speciale del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “I nostri dubbi sono veramente seri – dice Zahar – specie dopo questi incontri ad Amman”.
Hamas si oppone al riconoscimento di Israele ed è ostracizzata dai paesi occidentali come gruppo che rifiuta di rinunciare alla violenza terroristica.

(Da: Ha’aretz, Reuters, 9.1.12)

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http://www.israele.net/articolo,3311.htm