Breve storia di vita e di morte

Cosa faceva quel palestinese mentre i medici israeliani curavano sua figlia?

Di Hagai Segal

image_2901(20.7.10 I servizi di sicurezza israeliani hanno individuato e arrestato la cellula terroristica di Hamas responsabile dell’attentato con armi automatiche costato la vita dell’agente di polizia Shuki Sofer, nel giugno scorso, a sud del Monte Hebron. Altre due persone erano rimaste ferite nell’aggressione a sangue freddo perpetrata vicino a Beit Hagai (Cisgiordania). Secondo la polizia israeliana, la cellula di Hamas aveva anche progettato di effettuare sequestri di persona nella zona di Hebron camuffandosi da ebrei osservanti.)

Che combinazione! Uno dei terroristi che circa un mese fa assassinarono l’agente di polizia israeliano Shuki Sofer è lo stesso che giusto un paio di mesi fa era stato designato come “caso umanitario”.
Ecco come è andata la vicenda. La figlia di sei anni del terrorista aveva bisogno di essere sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere un tumore ad un occhio, e venne ricoverata nell’ospedale Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme grazie ai fondi di una organizzazione non-profit israeliana. Interrogato dai servizi do sicurezza, il terrorista aveva garantito che stava accanto al letto d’ospedale della piccola.
Ora, si immagini se le autorità di sicurezza israeliane si fossero rifiutate di concedere alla bambina un permesso di entrata a Gerusalemme. Misericordiose organizzazioni per i diritti umani e di medici senza frontiere avrebbero immediatamente gettato in pasto ai mass-media l’ennesima storia di cinismo e indifferenza da parte dalla potenza occupante: la storia di una bambina palestinese gravemente malata, dei suoi angosciati genitori palestinesi e di un disumano posto di blocco militare. Secondo la retorica corrente anche in Israele, in questo genere di casi, qualcuno non avrebbe mancato di sottolineare che, poi, non ci dobbiamo lamentare se i palestinesi ci odiano tanto.
Ebbene, le autorità di “occupazione” hanno invece fatto mostra di comprensione verso la famiglia in questione: senza bisogno di alcun intervento da parte dell’Alta Corte di Giustizia né di gruppi per i diritti umani come B’Tselem, la bambina è stata ricoverata e curata nell’ospedale di Gerusalemme.
Eppure, nonostante questo, il padre della piccola non è riuscito a disfarsi del suo odio viscerale. Stando alla cronologia dei fatti ricostruita dall’inchiesta, egli ha continuato imperterrito a pianificare il suo attentato omicida, che ha successivamente e puntualmente realizzato, mentre sua figlia era ricoverata nell’ospedale israeliano. In effetti, era questo ciò che occupava la mente e le energie del terrorista, mentre una équipe di medici israeliani curava sua figlia come fosse stata figlia loro.
Poi i palestinesi, e i filo-palestinesi, si domandano come mai noi israeliani abbiamo dei posti di blocco.

(Da: YnetNews, 23.7.10)

Nella foto in alto: Yehoshua (Shuki) Sofer, ucciso in un attentato terroristico nel giugno scorso

Si veda anche:

For the record: Statura morale dei nemici d’Israele

http://www.israele.net/sezione,,2203.htm