C’è del marcio nel mondo arabo

Il peggiore tradimento contro i popoli arabi è quello dei suoi intellettuali al servizio dei regimi repressivi.

Di Salman Masalha

image_3377Bashar Assad, che continua a massacrare civili siriani, non è solo il presidente di un importante paese della regione che viene chiamata “mondo arabo”. È soprattutto il più eminente simbolo del marcio che c’è in quel mondo arabo.
Non si deve dimenticare che l’attuale presidente siriano Assad ha ricevuto la sua carica su un piatto d’argento grondante del sangue sparso da suo padre, il presidente Hafez Assad. La giunta militare di Assad padre, che aveva preso il potere con un colpo di stato, versò il sangue di migliaia di siriani, nonché di libanesi e di palestinesi che vivevano in Libano. Ed ecco che il cavaliere dall’armatura lucente, questo successore giovane e oftalmologo, anziché portare un po’ di sollievo e di luce al suo popolo, da molti mesi non fa che mandare il suo esercito e le sue bande di teppisti “shabiha” a seminare distruzione e morte. In ogni direzione, non ha fatto che cavare sempre più sangue dal popolo siriano. Il presidente che ha studiato in occidente ha rinnegato tutto ciò che ha visto e imparato e vissuto in occidente, ed è tornato alle sue radici tribali, perpetuando il cruento retaggio dei suoi padri. E il mondo arabo è rimasto a guardare questo spettacolo senza muovere un dito per fermare il massacro di arabi. Se ne sta ad aspettare che la salvezza giunga dall’occidente, come al solito. Il mondo arabo è sempre stato così, giacché il mondo arabo in sé non è che un fetido cadavere.
C’è chi lamenta l’apatia di Israele di fronte agli orrori che si consumano dall’altra parte del confine. […] Ma c’è qualcosa di ben più grave del silenzio di Israele, e sono in effetti quelli che non riescono a tenere a freno la lingua. Quelli in mezzo a noi, di sangue arabo come noi, che da tempo non hanno più coscienza. Siedono serenamente alla Knesset, vuoi in rispettabili posizioni di governo, vuoi sugli imbottiti banchi dell’opposizione, e denunciano le ingiustizie delle autorità israeliane – a buon diritto, per carità – in ogni possibile consesso. Ma non si vergognano a correre ad apparire e discettare sulla televisione siriana, al servizio degli interessi del macellaio di Damasco. Povera gente che, indipendentemente dall’affiliazione politica, a causa di questi comportamenti ha perduto ogni diritto morale a parlare di libertà e di diritti umani. Nessuno si berrà più le loro prediche, né la loro ipocrisia, né la lista di virtù di cui si riempiono la bocca.
Questo Assad divenuto il beniamino di parlamentari e personaggi pubblici arabo-israeliani costituisce la più rilevante testimonianza del clamoroso fallimento del nazionalismo arabo. Il borioso slogan del partito pan-arabo Ba’ath “Una nazione araba, una missione eterna” sta andando a pezzi sotto gli occhi di tutti. In effetti, con una missione così funesta non c’è bisogno di nemici esterni. Il mondo arabo è logoro, vacillante, soprattutto sfruttato e confuso. I regimi che venivano chiamato “nazionali” non sono mai stati capaci di costruire uno stato-nazione degno di questo nome, e forse non avevano nemmeno intenzione di farlo.
Il più grande tradimento ai danni dei popoli arabi è il tradimento dei suoi intellettuali che non hanno mai trovato il coraggio di criticare e proporre una via alternativa. Si sono sempre messi al servizio dei regimi repressivi e corrotti, consegnando agli islamisti l’opposizione a regimi marci e immorali. Questa è la spiegazione profonda dell’avvento in questi paesi di quella che è stata chiamata “la primavera araba”. Finché le giovani generazioni di arabi non riusciranno a fondare e proporre un’alternativa civile, nuova e sensata, la scelta obbligata rimarrà quella fra il nazionalismo arabo fraudolento e assassino come il Ba’ath siriano capeggiato da Assad, e le forze islamiste che usano il nome di Allah invano, gente irrimediabilmente senza pensiero. Con profonda tristezza si può dire che, in assenza di una sensata alternativa civile, il modo arabo continuerà ad andare avanti su questa strada.

(Da: Ha’aretz, 6.3.12)

Nella foto in alto: il poeta, scrittore e saggista arabo israeliano della comunità drusa Salman Masalha, autore di questo articolo. Masalha, fra l’altro, insegna Lingua e Letteratura Araba all’Università di Gerusalemme

Si veda, dello stesso autore:

Né primavera, né araba. Le attuali vicissitudini sono la prova vivente del radioso fallimento del nazionalismo arabo

http://www.israele.net/articolo,3304.htm

Deputati arabi come mercenari politici di Gheddafi. Dovrebbero chiedere scusa al popolo libico e ai loro stessi elettori arabo-israeliani

http://www.israele.net/articolo,3072.htm

I cittadini arabi d’Israele meritano una leadership migliore. Gli inchini a Gheddafi rivelano la miseria intellettuale di chi dice di rappresentare gli arabi israeliani

http://www.israele.net/articolo,2812.htm