Che l’Europa proclami Ahmadinejad “persona non grata”

Bisogna distinguere fra il nucleare dell’Iran e il negazionismo razzista e genocida del suo presidente.

Di Shlomo Avineri

image_3327Nel dibattito pubblico su come affrontare la sfida iraniana bisogna fare una distinzione fra la questione nucleare e la retorica razzista del presidente Mahmoud Ahmadinejad, che nega la Shoà e invoca la distruzione di Israele.
La risposta alla questione nucleare non è semplice, ma è al centro dell’agenda internazionale e di recente sembra aver acquistato impulso. Lo stesso non si può dire dell’altra questione: qui, sia la comunità internazionale che l’opinione pubblica ebraica finora non hanno saputo offrire una risposta adeguata. Come c’era da aspettarsi, si sono avute delle condanne da parte di alcuni capi di stato e qualche altro leader, e questo è quanto.
Supponiamo per un momento che il capo di stato di un paese europeo affermi che la Shoà non ha mai avuto luogo e che lo stato di Israele deve essere distrutto. Non c’è dubbio che la reazione dell’Unione Europea sarebbe quella di richiamare i propri ambasciatori, se non addirittura di interrompere le relazioni diplomatiche e dichiarare quel capo di stato “persona non grata” nei paesi membri dell’Unione. Per affermazioni assai meno gravi fatte da Joerg Haider, una decina d’anni fa l’Austria fu quasi bandita dall’Unione Europea. E al presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko, che non è un pericolo per nessuno se non per i cittadini del suo stesso paese, è stato vietato l’ingresso in tutti i paesi dell’Unione. Sanzioni di questo genere non sono state imposte ad Ahmadinejad e ciò costituisce una grave inadempienza politica e morale, specialmente da parte di un’Europa che negli ultimi anni ha compiuto passi significativi per inscrivere la memoria della Shoà nel libri di testo e nella memoria collettiva.
Il modo in cui viene trattata la corsa iraniana agli armamenti nucleari è una cosa. Ma qui stiamo parlando di una questione fondamentale su cui l’Europa porebbe esercitare il cosiddetto “soft power” di cui è tanto orgogliosa. Non è troppo tardi. Non c’è ragione per cui l’Unione Europea non debba dichiarare Ahmadinejad “persona non grata” nel proprio territorio. Anche se il presidente iraniano verosimilmente non è interessato ad imbarcarsi in un tour di visite ufficiali in Europa, censurarlo come qualcuno che in Europa non è gradito significherebbe inviare un messaggio importante alla popolazione iraniana. Tali sanzioni andrebbero imposte solo al presidente iraniano, e non allo stato. È indegno che una tale misura non sia stata ancora adottata.
Anche l’opinione pubblica ebraica non si è mostrata all’altezza della questione. Negli anni in cui l’Unione Sovietica vietava l’emigrazione degli ebrei, i membri delle comunità ebraiche riuscirono a rendere impossibile la vita dei rappresentanti sovietici in giro per il mondo. Con manifestazioni davanti alle ambasciate sovietiche, domande imbarazzanti sulla libertà d’emigrazione poste in ogni conferenza-stampa dei leader sovietici in occidente e decine di altre forme di protesta, riuscirono a trasformare la questione degli ebrei intrappolati in Urss in un peso sulle spalle del regime sovietico. L’ampia copertura data dai mass-media a queste dimostrazioni aiutò lo sforzo. Ma finora le comunità ebraiche non hanno reagito in modo analogo alla negazione della Shoà da parte di Ahmadinejad e alle sue minacce di annientare Israele. Non c’è motivo perché non si debbano tenere manifestazioni davanti alle ambasciate iraniane in ogni parte del mondo, perché gli ambasciatori iraniani non debbano essere accolti in ogni loro visita o apparizione pubblica da dimostranti con cartelli del tipo “Via di qui i negatori della Shoà”. Non si deve pensare che Ahmadinejad cambierebbe tono per effetto di tutto questo, ma la copertura mediatica di tali manifestazioni costerebbe un caro prezzo all’Iran in termini di immagine pubblica.
Anche quest’anno, come stabilito dalle Nazioni Unite, il 27 gennaio verrà celebrata la Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoà. Non è troppo tardi per l’Unione Europea: è ancora possibile adottare la minima misura simbolica di dichiarare Ahmadinejad un reietto. E non è troppo tardi per le organizzazioni ebraiche, dagli Stati Uniti sino in Australia: si possono organizzare proteste davanti a ogni ambasciata iraniana.
Vi sono questioni su cui non si può restare in silenzio, su cui bisogna protestare ogni giorno e ogni ora. Una di queste è la negazione della Shoà da parte del leader di un paese, e la sua proclamata intenzione di sterminare un altro paese.

(Da: Ha’aretz, 2.1.12)

Nella foto in alto: Mahmoud Ahmadinejad

Si veda anche:

Ahmadinejad rischia di ripetere l’errore di Saddam
A forza di vanterie potrebbe davvero convincere i suoi nemici che è troppo pericoloso per essere ignorato

http://www.israele.net/articolo,3031.htm

Le (istruttive) menzogne di Ahmadinejad

http://www.israele.net/sezione,,1510.htm