Chi sono gli ultimi arrivati, in questa terra?

Breve lezione di storia ad uso di alcuni parlamentari arabi della Knesset

da un articolo di Assaf Wohl

image_2718Di recente ho assistito a un’intervista televisiva dove il parlamentare arabo israeliano Jamal Zahalka se n’è uscito con delle panzane, arrivando a sostenere che il ministro della difesa israeliano Ehud Barak “ama ascoltare musica classica e intanto uccide 1.400 bambini”.
Questa faccenda della musica classica sembra importare molto a Zahalka, che l’ha ripetuta in tutta una serie di occasioni. Ma qui non mi interessa discutere le sinfonie predilette da Barak, o la questione se fosse professionalmente appropriato che l’intervistatore Dan Margalit si facesse trascinare in una chiassosa discussione (che poi, a posteriori, si è rivelata un’eccellente operazione d’immagine).
Ma, appena prima di abbandonare lo studio, Zahalka ha definito Margalit “un immigrato”. Un’uscita che va ad aggiungersi all’affermazione di un altro parlamentare arabo israeliano, Ahmad Tibi, secondo il quale tutti gli ebrei sono degli “immigrati”, e alcuni anche “fascisti”.
Vale la pena notare che sia Zahalka che Tibi sono persone laureate e con dottorato. Ma evidentemente, quali che siano le loro aree di studi, certamente la storia della Terra d’Israele non è tra queste. Curioso come due persone così brillanti ignorino l’abc della storia del paese in cui vivono. Dopo tutto, il villaggio di Kfar Qara, dove abita il dott. Zahalka, venne creato nel XVIII secolo sotto gli auspici dell’occupazione araba della Terra d’Israele. Mentre a Taibe, il villaggio da dove viene il dott. Tibi, gli arabi ci arrivarono solo nel XVII secolo, provenendo dall’Arabia degli al-Saud e dall’Egitto, come dimostrano – fra l’altro – i cognomi di molti suoi abitanti.
Davvero credono che quei “palestinesi” di cui nessuno aveva mai sentito parlare fino a XX secolo inoltrato, siano veramente germogliati su questa terra? Non sanno che sotto i villaggi arabi di Galilea si trovano sinagoghe risalenti al periodo del secondo Tempio e oltre? Non sanno che alla fine del XIX secolo i non ebrei che vivevano in questo paese non erano più di 140mila e che nel 1948 il loro numero si era moltiplicato per dieci, soprattutto grazie all’immigrazione di arabi dai paesi circostanti?
“Questo quartiere un tempo era Sheikh Munis”, ha gridato Zahalka prima di abbandonare lo studio televisivo di Tel Aviv, svelando in questo modo la verità: dunque le ambizioni irredentiste di Zahalka e dai suoi elettori non si limitano ai famosi Territori.
Eppure il villaggio di Sheikh Munis, dove oggi sorge l’Università di Tel Aviv (nella parte nord della città), venne creato soltanto nel XIX secolo, quando la Terra d’Israele venne conquistata da Ibrahim Pasha, viceré d’Egitto (mentre la città di Tel Aviv venne fondata più a sud su dune sabbiose totalmente disabitate, come attestano persino le fotografie di cento anni fa). Tutto questo avveniva circa 2.500 anni dopo che era stata redatta l’iscrizione di Shiloh, a Gerusalemme, nella lingua ebraica in cui io ora sto scrivendo questo articolo.
Dunque la storiella sugli ebrei come “immigrati” si rivela più fantasiosa delle favole del fratelli Grimm. E allora perché i parlamentari arabi mentono così spudoratamente davanti alle telecamere? Non temono la condanna pubblica?
No, non la temono. Bugie, manipolazioni e inganni sono pilastri fondamentali di questo genere di dialettica araba. Innanzitutto perché con questi mezzi i rappresentanti arabi creano paura e odio: continuare ad alimentare le fiamme del conflitto è, per loro, un interesse vitale. In fondo, il conflitto preserva il loro status di parlamentari e li rende popolari fra i loro elettori.
E poi i parlamentari arabi israeliani sanno bene che la maggioranza degli ebrei non è capace di ribattere al loro tacciarli di “immigrati”. E non perché sia un argomento convincente, ma semplicemente perché gli ebrei israeliani sono oggi molto interessati ad iPhone e reality-show, e non più di tanto alla storia del loro popolo e della loro terra. Il popolo d’Israele, oggi, desidera studiare business administration più che storia, archeologia o studi biblici. La diffusione della bugie della propaganda araba conta su questo, e ci vede giusto.
E allora, per concludere, due parole indirizzate a Zahalka. Per cortesia, onorevole, vada a leggersi le parole del faraone Merneptah, che circa 3.225 anni fa segnalava l’esistenza di israeliti in terra di Canaan. Ciò le permetterà di concludere che, in termini storici, qui gli ospiti immigrati siete voi. Non ho nessun problema col fatto che viviate qui, ed esigo che – a differenza degli ebrei nei paesi arabi – voi godiate di piena eguaglianza di diritti. Ma che ne direbbe di portare un po’ più di rispetto per noi veterani? Dopo tutto, la vostra presenza in questo paese non è che un puntino nella continuità plurimillenaria della storia ebraica in Terra d’Israele. Pertanto, con tutto il dovuto rispetto (che generalmente non esercito nei confronti di provocatori come lei), farebbe meglio a tenere a mente una cosa importante: figure storiche come re Davide, Giuda Maccabeo ed anche Bar Kochba erano a casa propria, in questo paese, molto ma molto tempo prima che Ibrahim Pasha fosse ancora di là da nascere. Dunque, non cerchi di prenderci in giro, signor Zahalka: non siamo stupidi.

(Da: YnetNews, 6.1.10)

Nell’immagine in alto: il riferimento al popolo di Israele nell’iscrizione della stele del faraone Merneptah

Vedi anche:

Una scritta in ebraico biblico risalente all’epoca di re Davide

http://www.israele.net/sezione,,2717.htm

“Il Tempio di Gerusalemme? Mai esistito”

http://www.israele.net/articolo,2309.htm