Chi uccide e chi cura: un’istruttiva storia israelo-palestinese

Il colmo dell’ipocrisia raggiunto dagli odiatori di Israele che fanno curare i loro parenti negli ospedali israeliani

Di Ruthie Blum

Una decina di giorni fa Fatah, il movimento che fa capo al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha reso omaggio a una giovane donna che uccise sei persone e ne ferì altre decine facendo esplodere, 14 anni fa, la bomba che aveva nella borsetta mentre era al mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme. Come ha riportato Palestinian Media Watch, Fatah ha postato l’omaggio alla terrorista suicida sulla propria pagina ufficiale di Facebook. Vi si legge: “Oggi ricorre l’anniversario della morte da martire [shahida] della aspirante al martirio [istish’hadiya], l’eroina Andalib Takatka, originaria del villaggio di Beit Fajjar, figlia a Betlemme delle Brigate Martiri di al-Aqsa, l’ala militare di Fatah, che effettuò un’operazione di martirio a Gerusalemme in cui vennero uccisi sei sionisti e altre decine feriti. Sia gloria eterna ai nostri probi martiri. Restiamo fedeli alla linea”.

Si dà il caso che due dei “sionisti” trucidati da Takatka fossero in realtà operai edili cinesi. Ma tant’è, questi sono dettagli.

In un video girato prima del suo exploit finale dai suoi mandanti di Fatah nella milizia Tanzim e nelle Brigate Martiri di al-Aqsa, si vedeva Takatka con un Corano in mano che affermava di essere sul punto di morire nel quadro della lotta delle donne palestinesi contro “l’occupazione israeliana”. Diceva anche di voler portare a termine il lavoro iniziato dai suoi cugini Iman e Samia (il loro piano di farsi esplodere nel mercato Mahane Yehuda era stato sventato dalle forze di sicurezza israeliane).

La scorsa settimana, mentre Fatah celebrava l’anniversario del “martirio” della stragista Takatka, Abu Mazen partiva per un viaggio che l’avrebbe portato in diversi paesi d’Europa e negli Stati Uniti. In valigia, insieme ai suoi raffinati abiti di sartoria, ha messo la bozza di una risoluzione anti-israeliana che intende portare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al suo arrivo a New York. Nemmeno il fatto che suo fratello minore è gravemente malato l’ha trattenuto dall’intraprendere il viaggio “alla ricerca della pace”: tanta è la considerazione in cui tiene le relazioni internazionali.

La celebrazione della stragista Andalib Takatka sulla pagina Facebook di Fatah, il movimento che fa capo ad Abu Mazen (si noti in alto a sinistra il logo per i 51 anni di Fatah formato con la mappa delle rivendicazioni territoriali palestinesi: Israele è cancellato dalla carta geografica. Clicca per ingrandire)

Ma c’è un dettaglio di cui siamo certi che non avrà parlato nei suoi incontri con i rappresentanti ufficiali di Turchia, Francia, Russia, Germania e Stati Uniti: ed è il luogo dove è attualmente ricoverato – e non per la prima volta – il fratello che normalmente vive in Qatar. In effetti Abu Lawi, questo il nome del fratello minore di Abu Mazen, giace in un letto d’ospedale presso l’Assuta Medical Center di Tel Aviv.

Il prestigioso nosocomio israeliano incontra i favori anche di altri membri della famiglia di Abu Mazen. La moglie, Amina, vi ha subito un intervento chirurgico nell’estate del 2014, negli stessi mesi in cui il sequestro e assassinio di tre ragazzi israeliani per mano di terroristi palestinesi e un’ondata di lanci di razzi di Hamas avevano provocato l’operazione “margine protettivo”, ovvero un’ulteriore guerra fra Israele e Hamas a Gaza.  E sei mesi fa il cognato di Abu Mazen ha avuto la vita salvata nel reparto di cardiochirurgia di quello stesso ospedale.

Ma i parenti del presidente palestinese non sono gli unici instancabili fustigatori d’Israele che si rivolgono allo stato ebraico per cure mediche. Anche i capi di Hamas mandano volentieri i loro cari, ogni volta necessitano di cure, nel paese che intanto continuano a tentare di distruggere. In effetti è una delle poche cose che Fatah e Hamas hanno in comune, anche se Abu Mazen non ne ha parlato nella sua intervista con all’agenzia di stampa russa Sputnik della scorsa settimana. Ha detto, invece, che riconciliarsi con Hamas è una “assoluta priorità” giacché, si sa, tutte quelle lotte intestine impediscono di “risolvere” la questione Israele. Comunque Hamas non è realmente interessata a un riavvicinamento con Abu Mazen dal momento che preferirebbe di gran lunga sconfiggerlo e rovesciarlo. Ma questa è un’altra storia. Più rilevante, per l’argomento di cui stiamo parlando, è la lunga processione negli ospedali israeliani di stragisti seriali che intanto continuano a diffondere su YouTube messaggi video che minacciano di morte gli ebrei.

Il poster di Hamas che celebra l’attentato di lunedì scorso su un autobus di Gerusalemme (20 feriti)

Nel giugno 2014 la madre 68enne del “primo ministro” di Hamas Ismail Haniyeh è stata curata all’Augusta Victoria Hospital di Gerusalemme.

Nel novembre 2014 la sorella 60enne del portavoce di Hamas Moussa Abu Marzouk è stata curata per cancro in un ospedale israeliano.

Nell’ottobre 2014 la figlia di Haniyeh è stata ricoverata per una settimana in un ospedale israeliano.

Nel novembre 2013, il nipotina di Haniyeh dell’età di un anno è stata curata nel Centro Pediatrico Schneider di Petah Tikva.

Haniyeh ha espresso la sua gratitudine invocano una terza intifada contro Israele. Beh, sia lui che Abu Mazen hanno ottenuto quello che volevano. Negli ultimi sette mesi, mentre medici e paramedici israeliani continuavano a prendersi cura delle vittime ferite e dei loro aggressori, i terroristi palestinesi hanno continuato a perpetrare aggressioni all’arma bianca, investimenti con le auto, attacchi con ordigni incendiari ed esplosivi contro innocenti israeliani, civili e militari. E Fatah e Hamas hanno continuato a glorificare e celebrare su Facebook i terroristi e le loro aggressioni.

(Da: Jerusalem Post, 17.4.16)