Comunque necessario porre fine alloccupazione

Anche se i palestinesi confermano il loro rifiuto dellesistenza di Israele.

Da un articolo di Uzi Benziman

image_1072A prima vista i risultati delle elezioni nell’Autorità Palestinese sembrano suonare da requiem per il punto di vista di tutti coloro che erano convinti della possibilità di porre fine al conflitto coi palestinesi grazie a un onesto compromesso che permettesse ai due popoli di vivere fianco a fianco pacificamente, in due stati sovrani separati.
Nel momento in cui a grande maggioranza votano per un partito che, per motivi religiosi, rifiuta il diritto del popolo ebraico di avere uno stato su una parte della Terra d’Israele, i palestinesi non fanno che confermare il loro rifiuto dell’esistenza stessa di Israele, in parte fondata appunto su motivi religiosi. E confermano che, quand’anche Israele si ritirasse sui confini pre-’67, resterebbe immutata la richiesta palestinese di un controllo su tutta la biblica Eretz Yisrael (Terra d’Israele). In altri termini, le elezioni del 25 gennaio hanno portato alla superficie la profonda corrente che fluisce attraverso le coscienze palestinesi: il fervente desiderio della distruzione di Israele e il rifiuto di riconoscere la legittimità della sua esistenza. Se questa è la situazione, cosa resta dell’offerta israeliana di compromesso, e che senso avrebbe procedere con altri ritiri unilaterali?
I palestinesi, che nel 1996 scelsero d’essere governati da Fatah e Arafat, hanno dimostrato una volta di più la loro inclinazione a votare per leader autoritari. Certo, lo fanno con elezioni democratiche, ma le loro preferenze indicano una mentalità favorevole al pugno di ferro. Quando Hamas governerà Gaza e Cisgiordania, imporrà uno stile di vita simile a quello dell’Iran degli ayatollah. Secondo un osservatore laico palestinese, una delle prime cose che faranno sarà islamizzare i libri di testo e il sistema educativo in generale. Il pubblico palestinese ha dimostrato d’essere disposto, se non proprio entusiasta, di accettare un regime di questo tipo.
Tuttavia, la giustificazione morale per porre fine all’occupazione israeliana rimane, anche nelle attuali circostanze. L’occupazione causa terribili ingiustizie ai civili palestinesi e ha un effetto corruttivo sulla società israeliana. L’occupazione è negativa anche sul piano pratico. Per quasi quarant’anni ha influenzato negativamente lo sviluppo di Israele e i suoi rapporti internazionali, generando un grave conflitto interno. Governare su un altro popolo è e resta una ricetta per il disastro. Porre fine all’occupazione resta il tema all’ordine del giorno, anche dopo le elezioni dell’Autorità Palestinese.

(Da: Ha’aretz, 29.01.06)

Vedi anche:

Israele alle elezioni, senza Sharon

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1064&ion_cat=18