Con o senza Olmert, la pace non è mai stata davvero all’orizzonte

Poco importa quale primo ministro israeliano cerca l'accordo, se non lo vuole la controparte.

Da un articolo di Ruthie Blum

image_3485In alcuni ambienti israeliani, soprattutto nel partito Kadima e fra gli amici dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert (assolto settimana scorsa dalle principali incriminazioni a suo carico per corruzione), si accusa il procuratore di stato Moshe Lador d’aver orchestrato un vera e propria caccia alle streghe ai danni di Olmert tanto da costringerlo, tre anni fa, a dimettersi da primo ministro. […] La contestazione più grave è che il procuratore Lador in questo modo si sarebbe reso responsabile d’aver interrotto il “processo di pace” con i palestinesi. Secondo questa interpretazione, Olmert era sul punto di ottenere che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) firmasse un accordo con Israele, e se il primo ministro israeliano non fosse stato costretto a dimettersi a causa del nugolo di accuse di corruzione che pendevano sul suo capo, oggi noi tutti staremmo festeggiando la fine del conflitto israelo-palestinese (per inciso, anche Abu Mazen in tempi recenti ha cercato di sostenere una tesi del genere). E io mi domando: ma stiamo scherzando?
Certo, è vero che Olmert aveva praticamente implorato Abu Mazen di accettare l’offerta che gli porgeva su un piatto d’argento dei confini del 1967 (con aggiustamenti minimi), aggiungendovi persino un parziale “diritto al ritorno” dei cosiddetti profughi (in realtà, dei loro discendenti). Il fatto è che il capo dell’Autorità Palestinese non si degnò nemmeno di onorare l’offerta di una risposta. E questo perché Abu Mazen non aveva intenzione di arrivare a un accordo di compromesso con lo stato ebraico più di quanta ne avesse mai avuta il suo predecessore, Yasser Arafat.
Sta diventando persino noioso dover continuamente ripetere una cosa così ovvia, per la quale (a differenza delle accuse di corruzione a carico di Olmert) vi è sempre stata abbondanza di prove evidenti. E cioè che non c’è nulla che Israele possa offrire ai palestinesi che essi accenterebbero come composizione definitiva, a parte la cessazione di esistere di Israele stesso come stato ebraico. Né Abu Mazen dispone della capacità e dell’autonomia necessarie per promuovere un accordo, quand’anche volesse farlo, senza tirarsi dietro la striscia di Gaza controllata da Hamas.
Per cui non ha alcuna importanza quale primo ministro israeliano stia supplicando la controparte in un determinato momento (oggi è Netanyahu che si è sentito rispondere “no” alla proposta, appena ventilata, di scarcerare terroristi di Fatah in cambio di un ritorno di Abu Mazen al tavolo negoziale). Quel che importa è quale capo palestinese emergerà mai con l’obiettivo di fare davvero la pace con Israele, e non di eliminarlo dalle mappe geografiche e dalle pagine della storia. A giudicare da quel che avviene nei territori abitati da palestinesi (dai campi estivi per bambini improntati a ideali e metodi jihadisti, ai talk show per adulti impregnati di odio e antisemitismo), una siffatta dirigenza palestinese non sembra destinata a fare la propria comparsa tanto presto.
Due settimane fa il ministro dell’Autorità Palestinese per gli affari religiosi Mahmoud Al-Habbash ha tenuto un sermone in una moschea (trasmesso dalla tv palestinese, e diffuso da Palestinian Media Watch con traduzione in inglese) in cui riassumeva in questo modo la situazione: “Al-Aqsa sarà sempre e solo Al-Aqsa, e la Palestina apparterrà soltanto al suo popolo. Questa è la meta. Questo è ciò di cui dobbiamo essere certi, in cui dobbiamo credere… Noi, Allah sia lodato, non siamo eretici né traviati; siamo invece seguaci del cammino di Maometto, ad Allah piacendo. Noi ci basiamo sulla giustizia, siamo risoluti riguardo alla nostra terra e ai nostri diritti. … Noi resteremo qui e loro se ne andranno. Su questa terra resterà solo ciò che è utile al popolo, mentre la paglia verrà spazzata via dal vento”.
Abu Mazen era presente, elargendo legittimità e approvazione al suo ministro.

(Da: Israel HaYom, 13.7.12)

Si veda anche:

Nuovo no dei palestinesi al negoziato. Fraintesi i presunti segnali di apertura di Abu Mazen, secondo i dirigenti dell’Olp

http://www.israele.net/articolo,3454.htm

Se il tuo interlocutore venera i massacratori di innocenti. Ennesimo esempio del gap palestinese fra pace proclamata all’estero e indottrinamento praticato all’interno

http://www.israele.net/articolo,3448.htm

Gerusalemme è solo araba, islamica e cristiana, secondo Abu Mazen e Autorità Palestinese. Infarcita di falsità l’opera di negazione della millenaria storia ebraica nella capitale d’Israele

http://www.israele.net/articolo,3436.htm

Condoleeza Rice: “Restai scioccata dal no di Abu Mazen all’offerta di Olmert”. È dimostrato: i palestinesi rifiutano qualunque accordo di pace con Israele

http://www.israele.net/articolo,3270.htm

“Senza condizioni, senza tabù: sediamoci e trattiamo”. Video-messaggio del portavoce del ministero degli esteri israeliano “ai miei vicini palestinesi”

http://www.israele.net/articolo,3238.htm

Ecco lo Stato rifiutato dai palestinesi: Ha’aretz ha pubblicato la mappa dell’offerta di Olmert lasciata cadere da Abu Mazen

http://www.israele.net/articolo,2698.htm

Olmert: “Offrii ai palestinesi il migliore accordo possibile: invano”. L’ex primo ministro israeliano: “Inutile ripartire ogni volta da zero”

http://www.israele.net/articolo,2617.htm