Condoleezza Rice: La linea di Obama sugli insediamenti ha compromesso il negoziato

L’ex segretario di stato Usa ribadisce: con Olmert a un passo dalla pace, ma Abu Mazen rifiutò.

image_3275Le prospettive di una pace israelo-palestinese sono assai peggiori oggi di quanto non fossero quando Condoleezza Rice lasciò la carica. Lo ha detto martedì la stessa ex segretaria di stato americana, attribuendo almeno in parte alla “linea dura” adottata dall’amministrazione Obama verso le attività edilizie negli insediamenti israeliani la responsabilità d’aver guastato le chance di nuovi colloqui. “Se si guarda a dove siamo oggi si vede che siamo molto, molto più indietro rispetto a dove eravamo allora”, ha affermato la Rice in un’intervista alla Associated Press.
Condoleezza Rice dice d’aver sperato che l’amministrazione Obama, una volta entrata in carica nel 2009, riuscisse a rianimare rapidamente i colloqui di pace in stallo, ma aggiunge di essere rimasta delusa da come la nuova amministrazione gestì la delicata questione delle costruzioni negli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
“Sono convinta – spiega la Rice – che focalizzarsi in quel modo sugli insediamenti sia stato un errore. In questo modo le parti hanno trovato un motivo per non sedersi [a negoziare]”. Il divario non ha fatto che ampliarsi “e ora sono a corto di tempo”. La Rice non sembra ottimista sulla possibilità che si arrivi presto a una composizione, o anche solo a nuove trattative: “Quando le parti non si parlano, scivolano all’indietro”, dice.
Un circostanziato resoconto dei negoziati che ella contribuì a mediare nel 2008 costituisce una delle parti culminanti del nuovo libro di memorie pubblicato da Condoleezza Rice sul suo periodo di attività a Washington. Giunto martedì nelle librerie americane, il libro intitolato “No Higher Honor” ammette alcuni passi falsi da parte dell’amministrazione Bush su diversi fronti, ma difende con forza gli sforzi dell’ex presidente George W. Bush, e della stessa Rice, per la pace in Medio Oriente.
“Si tratta di uno dei migliori accordi che si possa pensare di vedere”, dice la Rice a proposito dell’intesa che era sul tavolo negli ultimi mesi dell’amministrazione Bush. L’accordo non vide la luce perché i palestinesi lo respinsero poche settimane prima che Bush lasciasse la Casa Bianca, scrive la Rice, suggerendo tuttavia che i suoi successori avrebbero potuto approfittare dello slancio di quei negoziati per tenere in vita la trattativa. Dice la Rice d’aver lasciato alla nuova amministrazione Obama un rapporto preciso dei suoi intensi negoziati del 2008, nella speranza che la nuova squadra di negoziatori ripartisse da dove israeliani e palestinesi erano rimasti.
Da tempo gli Stati Uniti si oppongono alla creazione di nuovi insediamenti, ma fino alla scorsa amministrazione non si erano mai impuntati per qualche attività edilizia negli insediamenti già esistenti, né per l’ampliamento di determinati quartieri di Gerusalemme. La stessa Rice aveva detto a suo tempo che le costruzioni negli insediamenti “non aiutano”, e si irritava quando Israele sembrava volerla mettere in difficoltà annunciando nuove licenze edilizie a ridosso di alcune sue visite diplomatiche. Ma il nuovo segretario di stato Hillary Rodham Clinton e il suo inviato in Medio Oriente George Mitchell assunsero una linea ben più dura, nella primavera del 2009, reclamando un congelamento completo di tutte le attività edilizie ebraiche in qualunque parte della Cisgiordania. Obama “vuole il blocco degli insediamenti” compreso l’ampliamento di quelli esistenti, dichiarò la Clinton nel maggio di quell’anno. Con gli israeliani sul chi va là ancor prima che Obama entrasse in carica, la rigida posizione sugli insediamenti non fece che renderli ancora più nervosi. I palestinesi, dal canto loro, inizialmente incoraggiati, rimasero poi delusi dall’incapacità degli Stati Uniti di persuadere Israele a congelare le attività edilizie ebraiche (oltre i dieci mesi di moratoria decretati nel 2010).
Il resoconto di Condoleezza Rice conferma dunque quanto sostenuto dall’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert, il quale afferma d’aver avanzato una proposta di pace complessiva, durante incontri riservati con la Rice e col presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). La Rice conferma che, alla fine, fu Abu Mazen a respingere la proposta.

(Da: YnetNews, 2.11.11)

Si veda anche:

Condoleeza Rice: “Restai scioccata dal no di Abu Mazen all’offerta di Olmert”

http://www.israele.net/articolo,3270.htm

Se Obama impedisce l’unica soluzione pragmatica di pace

http://www.israele.net/articolo,3147.htm

Obama, apprendista stregone

http://www.israele.net/articolo,3144.htm

Se Obama esige che Israele abdichi alla sovranità sui quartieri ebraici di Gerusalemme, perché mai i palestinesi dovrebbero pretendere di meno?

http://www.israele.net/sezione,,2806.htm

Il 1967 di Barack Obama: non si persegue la pace invertendo i rapporti di causa/effetto

http://www.israele.net/articolo,2802.htm

Quella piccola (sciagurata) svista di Hillary Clinton: perché condanna (solo) Hamas per la santificazione del terrorismo fatta (anche) da Abu Mazen?

http://www.israele.net/articolo,2787.htm

Ecco lo Stato rifiutato dai palestinesi: Haaretz ha pubblicato la mappa dell’offerta di Olmert lasciata cadere da Abu Mazen

http://www.israele.net/articolo,2698.htm

Se è Obama che blocca i negoziati: fare degli insediamenti la questione principale si sta dimostrando del tutto controproducente

http://www.israele.net/articolo,2534.htm

Sono gli insediamenti il vero problema? L’esperienza dice che lo sgombero non ha portato finora alcun miglioramento

http://www.israele.net/articolo,2501.htm