Contenere la deriva siriana

Esiste un concreto pericolo che molte armi micidiali cadano nelle mani sbagliate.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3450In un epoca di sommosse e tumulti, mentre diversi regimi si trovano in differenti fasi sulla via del collasso, esiste il rischio concreto che armamenti non custoditi – comprese armi di distruzione di massa – possano cadere nelle mani sbagliate. Milizie e ribelli, che sovente sono assai più simili a gruppi senza scrupoli alla caccia del potere che non a illuminati fautori dei diritti umani, approfittano di queste situazioni per arraffare a tonnellate nei depositi di armi.
Durante l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti v’era il realistico timore che, nel mezzo dell’anarchia, una delle milizie che scorrazzavano per il paese mettesse la mani sulle armi di distruzione di massa che allora tutti (anche coloro che erano stati contrari all’intervento armato) ritenevano che fossero state sviluppate clandestinamente dal regime di Saddam Hussein. Tuttavia, dal momento che le forze americane e di altri paesi si trovavano sul terreno, la stragrande maggioranza degli armamenti accumulati dall’esercito iracheno venne distrutta o confiscata.
In Libia, al contrario, la presenza alleata sul terreno è stata molto meno significativa e l’amministrazione Obama, in particolare, ha adottato la strategia del “condurre (le operazioni) da dietro le quinte”, calcando sull’importanza di reclutare per l’attacco militare un’ampia coalizione di paesi. Di conseguenza, ben poco si poté fare per impedire ai miliziani, alcuni persino affiliati ad al-Qaeda, di saccheggiare le scorte di razzi e missili terra-aria accumulate dall’uomo forte della Libia Muammar Gheddafi. In seguito all’estromissione di Hosni Mubarak e alla conseguente apertura del confine fra Egitto e striscia di Gaza, i terroristi islamisti, comprese Hamas e Jihad Islamica palestinese, hanno potuto contrabbandare migliaia di questi missili nella striscia di Gaza per usarli contro Israele.
Oggi un pericolo analogo si presenta in Siria. Mentre Bashar Assad riceve sostegno dall’Iran (sciita), al-Qaeda (sunnita) assume un ruolo sempre più rilevante nella campagna dell’opposizione. Più a lungo dureranno i combattimenti, più i gruppi affiliati ad al-Qaeda riusciranno a radicarsi, e più Tehran accrescerà la propria influenza. All’ombra della anarchia in atto, le armi di distruzione di massa siriane – in particolare i suoi armamenti chimici e biologici – potrebbero cadere nelle mani di elementi estremisti. E questo comporterebbe dirette conseguenze per la sicurezza di Israele.
Praticamente tutti gli scenari possibili pongono rischi per Israele, se non nell’immediato certamente nel futuro prossimo. Sia che Assad, sostenuto dall’Iran, riesca a sopravvivere alla rivolta o che, alternativamente, perda lentamente il controllo e guadagnino potere i gruppi affiliati ad al-Qaeda, non è lontano il tempo in cui Israele tornerà ad essere un bersaglio privilegiato. Alti ufficiali delle Forze di Difesa israeliane, a cominciare dal comandante della regione nord Yair Golan, hanno sottolineato che sia elementi di al-Qaeda, sia i siriani stessi o Hezbollah dal Libano potrebbero essere tentati di rinnovare gli attacchi contro Israele. Yair Golan ha aggiunto che le forze israeliane si stanno preparando a tale opzione rafforzando le loro posizioni nel nord.
La perdita di controllo sugli armamenti, comprese le armi di distruzione di massa, costituisce una minaccia non solo per Israele, ma per tutto il mondo occidentale. Certo, non esistono soluzioni facili. Un’opzione militare in Siria sarebbe molto complicata per una serie di ragioni. A differenza che in Libia, in Siria l’opposizione, benché in crescita, è troppo debole e divisa per rovesciare con la forza Assad. Armare il Libero Esercito Siriano finirebbe solo per incoraggiare il regime di Assad a sbarazzarsi anche dei pochi freni che ancora impone alle sue forze armate. Imporre una “no-fly zone” sarebbe irrilevante giacché le forze di Assad non hanno bisogno del controllo dei cieli per esercitare il loro dominio; inoltre, tutte le parti coinvolte nel conflitto sono accavallate fra loro in aree densamente popolate, il che rende altamente impraticabile il ricorso a raid aerei per far rispettare eventuali “zone al sicuro”. La Russia, che ha in Siria l’unica base militare al di fuori dell’ex Unione Sovietica, e la Cina si sono costantemente opposte nel Consiglio di Sicurezza all’opzione militare. Di conseguenza gli Stati Uniti incontrerebbero molte difficoltà a reclutare il necessario sostegno internazionale per un’impresa militare con poche probabilità di successo.
E tuttavia rimane il concreto pericolo che armi sparse e armi di distruzione di massa possano cadere in mani sbagliate, mettendo a rischio non solo la sicurezza di Israele, ma la sicurezza e la stabilità dell’intera regione. Pertanto, accanto alle sanzioni e a uno strenuo sforzo diplomatico – come, ad esempio, nuovi tentativi, sostenuti da Cina e Russia, di riapplicare il cessate il fuoco, fornendo sostegno, ove possibile, agli elementi più assennati del movimento di opposizione – è necessario fare ulteriori sforzi per localizzare i depositi delle armi di distruzione di massa siriane. Se non possono essere distrutte, devono per lo meno essere contenute. La sicurezza di moltissime persone dipende da questo.

(Da: Jerusalem Post, 4.6.12)

Nella foto in alto: test missilistico siriano trasmesso dalla tv di stato di Damasco nel dicembre 2011

Si veda anche:

Come appare il Medio Oriente, visto dal Medio Oriente. Israele stretto tra rivoluzione egiziana, atomica iraniana, guerra civile siriana

http://www.israele.net/articolo,3447.htm