Costruire ponti

Israele non si pieghi alla follia dell'islamismo: il ponte Mughrabi venga sostituito, punto e basta.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3299Durante l’inverno 2004 la pioggia, la neve, un’inondazione e un leggero terremoto fecero crollare la vecchia Salita Mughrabi. quella rampa di terra, che collegava il piazzale del Muro Occidentale (impropriamente noto come Muro del pianto) e la Porta Mughrabi, era l’unico punto d’accesso per i non-musulmani alla spianata delle moschee, sulla sommità del Monte del Tempio di Gerusalemme che è sotto il controllo del Waqf giordano (l’ente per la custodia dei luoghi santi musulmani), anche se Israele mantiene il diritto di ingresso.
I turisti utilizzavano regolarmente la Salita Mughrabi, e lo stesso facevano alcuni ebrei religiosi spinti dal desiderio spirituale di avvicinarsi il più possibile al luogo più santo dell’ebraismo e nella convinzione che fosse importante affermarvi una presenza ebraica, perlomeno nelle aree dove la legge ebraica, secondo la loro interpretazione, permette ad un ebreo di spingersi. In ogni caso, in base a un’intesa fra Israele e Waqf, agli ebrei non è permesso pregare sulla spianata per rispetto verso la sensibilità dei musulmani. La salita era anche l’unica via attraverso cui ingenti forze di sicurezza israeliane potevano accedere rapidamente al Monte del Tempio in caso di emergenza o disordini.
Sette anni fa venne eretta una rampa di legno “provvisoria”, che ostruisce circa un terzo dello spazio riservato alla preghiera delle donne davanti al Kotel (il Muro Occidentale). Parallelamente una commissione interministeriale iniziava a progettare una nuova passerella-ponte. L’architetto Ada Carmi propose un ponte di vetro e acciaio lungo 200 metri (la Salita Mughrabi originaria era lunga 80 metri), esteso dalla Porta dell’Immondizia fino alla Porta Mughrabi. Il progetto veniva accompagnato da scavi archeologici preliminari, obbligatori secondo la legge israeliana per tutelare eventuali reperti di valore archeologico. Israele si prese meticolosamente cura del recupero e della conservazione delle antichità, sia ebraiche che arabe. Videocamere attive 24 ore su 24 vennero posizionate sul luogo degli scavi per mostrare che il Monte del Tempio e le moschee che sorgono sulla sua sommità non erano in alcun modo danneggiate né minacciate. Vennero invitati a ispezionare il luogo degli scavi i rappresentanti del governo giordano, una delegazione turca e una delegazione per conto dell’Unesco.
Tutto inutile. Gli estremisti islamici utilizzarono ugualmente gli scavi e i progetti di costruzione del ponte come pretesto per inscenare violente manifestazioni e aizzare l’odio contro Israele. Nel febbraio 2007 lo sceicco Raed Salah, capo del ramo settentrionale, quello più estremista, del Movimento Islamico israeliano, affermava che Israele sta progettato la costruzione di un “terzo Tempio”. “Vogliono costruire il loro tempio mentre il nostro sangue è sui loro abiti, sugli stipiti delle loro porte, nel loro cibo e nella loro acqua”, proclamava ai suoi seguaci. Intanto, la Jihad Islamica nella striscia di Gaza lanciava razzi su Sderot e il leader religioso dell’Autorità Palestinese, Taysir al-Tamimi, faceva appello ai palestinesi perché si recassero subito in massa al Monte del Tempio “per proteggere la moschea di Al-Aqsa dai bulldozer dell’occupazione israeliana che stanno lavorando per distruggerla”.
Israele cedette alle pressioni. I progetti della Carmi vennero cestinati. Al loro posto si decise di ripristinare l’originaria rampa di terra. Ma anche questo modestissimo intervento, che ovviamente comporta la demolizione della passerella di legno provvisoria, ha scatenato la rabbia del mondo musulmano. Nel giugno scorso i rappresentanti di Giordania, Egitto, Iraq e Bahrain hanno indotto la Commissione dell’Unesco per il Patrimonio dell’Umanità a censurare Israele per aver osato pensare di restaurare la rampa.
Ora il tempo stringe. L’ingegnere-capo di Gerusalemme per le strutture pericolose e il servizio antincendio hanno stabilito che la rampa di legno è pericolosa e a rischio di incendio, e che deve essere smantellata al più presto. Pensata come soluzione provvisoria, la rampa (usata, si badi bene, anche da migliaia di fedeli musulmani) è rimasta in piedi per sette anni e ormai rappresenta un disgrazia annunciata.
[Meno di due mesi fa, ricorda Akiva Eldar su Ha’aretz, funzionari israeliani si sono recati in Giordania dove hanno elaborato un dettagliato accordo per lavori che non avrebbero recato alcun pregiudizio a un solo granello delle competenze del Waqf. Il tutto è stato fatto in cordiale consultazione con i funzionari dell’Unesco, che dovrebbero supervisionare i lavori. In un documento dell’Unesco datato 4 ottobre ottenuto da Ha’aretz, il Comitato esecutivo dell’agenzia confermava che non sarebbe stato fatto nulla che possa recare disturbo all’unicità e autenticità del sito. Il Comitato affermava d’aver apprezzato il fatto che Israele avesse consentito a tre delegazioni del Waqf giordano di visitare l’anno scorso la rampa Mughrabi, e aggiungeva d’aver ricevuto i verbali degli incontri in cui Israele e Giordania concordavano le procedure di coordinamento per il restauro del sito.]
Sembrava che fosse giunta l’ora di sostituire finalmente la pericolosa rampa. Nell’arco di 72 ore a partire dalla sera di sabato scorso, le squadre hanno iniziato a demolire la rampa. Ma già lunedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, temendo le minacciate reazioni arabe, doveva ordinare ancora una volta il rinvio dei lavori di demolizione. A quanto pare, infatti, il ponte-passerella è diventata una questione all’interno delle elezioni egiziane. Il leader di Fratelli Musulmani, lo sceicco Yusuf Qaradawi, sostiene che il ponte servirebbe alle forze di sicurezza israeliane per invadere la moschea di Al-Aqsa, e all’Università Al-Azhar del Cairo sono comparsi poster che chiamano i musulmani a proteggere la moschea. Lo stesso re Abdullah di Giordania, pressato da gruppi islamici giordani ed egiziani, ha chiesto il rinvio dei lavori.
Questa follia deve cessare. Si è creata una situazione assurda in cui alcuni leader musulmani irrazionali, intossicati dalle loro stesse menzogne – compresa la falsa convinzione che il Primo e il Secondo Tempio degli ebrei non siano mai stati sul Monte del Tempio – intimano con le minacce a Israele di non agire. Israele non deve piegarsi alla paranoia dell’estremismo islamico. Il ponte Mughrabi deve essere sostituito, punto e basta. E prima si fa, meglio è.

(Da: Jerusalem Post, Ha’aretz, 29.11.11)

Nelle immagini in alto: La passerella provvisoria eretta sette anni fa all’esterno della Porta Mughrabi e il cui restauro suscita rabbia e minacce da parte islamica. Sotto, il progetto di costruzione archiviato per la violenta opposizione islamica.

Immagini, video e powerpoint (in inglese) sulla rampa Mughrabi:

http://www.mfa.gov.il/MFA/Jerusalem+Capital+of+Israel/The+Mugrabi+Gate+Access+Restoration+Project+-+Feb+2007.htm

Si veda anche:

“Uccideremo tutti gli ebrei”: in un raduno al Cairo, i Fratelli Musulmani invocano la jihad contro Israele.

http://www.israele.net/articolo,3296.htm

Rampe d’accesso, palloncini e altri pretesti: la campagna anti-israeliana ha fatto il miracolo, d’un tratto le fazioni palestinesi hanno ritrovato il nemico comune

http://www.israele.net/sezione,,1587.htm

Un ponte per pretesto: i leader palestinesi non vedevano l’ora di trovare un pretesto per sviare l’attenzione dai loro conflitti interni

http://www.israele.net/articolo,1579.htm

Minacce islamiche per gli scavi accanto al Monte del Tempio: come in passato, un nuovo pretesto rischia di infiammare gli animi e produrre violenze

http://www.israele.net/articolo,1577.htm