Cristiani in Terra Santa: non male in Israele, tendono a scomparire sotto Autorità Palestinese

Una posizione scomoda nelle complicate dinamiche del conflitto israelo-palestinese.

image_3320Complessivamente sul piano economico la piccola minoranza di cristiani in Terra Santa è abbastanza fiorente. Tuttavia, a parte un’unica ondata di immigrazione dall’ex Unione Sovietica, il suo numero stenta a crescere. Nella terra natale di Gesù, la popolazione cristiana tende anzi a diminuire.
Bisogna in ogni caso distinguere fra Israele e territori sotto Autorità Palestinese.
In Israele, alla fine del 2011 si contano 154.500 cristiani, vale a dire il 2% della popolazione, secondo i dati diffusi giovedì scorso dell’Ufficio Centrale di Statistica. Per la maggior parte sono concentrati in Galilea (nel nord), ma anche in questa regione sono inferiori di numero ai musulmani israeliani. A Nazareth i cristiani sono 22.000 su una popolazione di circa 73.000 abitanti. A Gerusalemme sono 11.600 su una popolazione totale di 800.000.
La stragrande maggioranza dei cristiani in Israele è costituita da arabi palestinesi, il che li pone in una posizione scomoda nelle complicate dinamiche del conflitto israelo-palestinese. Nella società israeliana godono di eguali diritti democratici, ma tendono a identificarsi sempre più con la minoranza araba dello stato, mentre il nazionalismo palestinese, laico sulla carta, è diventato sempre più islamista.
I cristiani israeliani costituiscono un popolazione composita fatta di greci ortodossi, armeni ortodossi, copti, episcopali, etiopi ortodossi, greco-cattolici, luterani, maroniti, cattolici-romani e ortodossi siriaci.
Anche se il numero dei cristiani in Israele è cresciuto negli anni ’90 grazie all’afflusso di russi cristiani imparentanti con ebrei che sono immigrati in Israele, il tasso di natalità della comunità cristiana del paese di 2,1 figli per donna nel 2011 basta a malapena a garantire il ricambio della popolazione. Fra i musulmani israeliani il tasso di nascite è di 3,8 figli per donna, fra gli ebrei è 3,0.
Ma i cristiani in qualche misura sono economicamente più agiati della maggioranza ebraica del paese. Riescono mediamente meglio negli esami nazionali di immatricolazione, con il 68% di loro che li ha superati nel 2010 contro il 58% della popolazione ebraica, e il 46% di quella musulmana. Il tasso di disoccupazione fra i cristiani israeliani è del 4,9%, cioè inferiore a quello della popolazione israeliana in generale.
I cristiani tuttavia lamentano dei casi in cui si sono visti importunati in alcune strade di Gerusalemme da ebrei ultra-ortodossi. I cristiani lamentano anche supposte discriminazioni nel rilascio di visti e importanti documenti anagrafici da parte del ministero degli interni.
Una decina d’anni fa i musulmani della città arabo-israeliana di Nazareth lanciarono un’aspra campagna contro i loro concittadini cristiani per il diritto di costruire una grande moschea a ridosso della Basilica dell’Annunciazione, un conflitto che attirò l’attenzione anche del Vaticano, della Casa Bianca e di una coalizione di gruppi cattolici e protestanti, e che vide le autorità statali israeliane chiamate a dirimere la delicatissima vertenza.
Questi incidenti, tuttavia, non rispecchiano lo stato generale dei rapporti fra le comunità, secondo Ron Kronish, direttore dell’Interreligious Coordinating Council in Israele. Nell’insieme, le relazioni con la maggioranza ebraica sono “relativamente buone”, dice Kronish, il cui Council serve da organizzazione-ombrello per gruppi cristiani, ebraici e musulmani impegnati a promuovere la comprensione reciproca. “Le tensioni, quando ci sono – spiega Kronish – non sono sulla religione quanto piuttosto sul nazionalismo. Questo non significa che vi sia un sacco di amore e comprensione. Ma non c’è paragone con le tensioni fra ebrei e musulmani. Gli ebrei tendono a pensare che i cristiani non siano coinvolti nel conflitto: quando pensano ai palestinesi, pensano ai palestinesi musulmani”.
La situazione è assai più grave nelle aree della Terra Santa governate dall’Autorità Palestinese, dove il numero dei cristiani sta diminuendo drammaticamente. Circa il 98% dei palestinesi di Cisgiordania e striscia di Gaza è costituito da musulmani sunniti. Anche se l’Autorità Palestinese non fornisce dati ufficiali sulla popolazione suddivisi per religione, stando alle stime di uno studio demografico condotto nel 2008 da gruppi cristiani locali vi sarebbero circa 50.000 cristiani palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme est e fra i 1.000 e i 3.000 nella striscia di Gaza. Un rapporto del Dipartimento di stato americano sulla libertà di religione pubblicato lo scorso settembre citava esponenti cristiani secondo i quali l’emigrazione di palestinesi cristiani si è intensificata dal 2001, più o meno in coincidenza con lo scoppio della seconda intifada. Un dato che, unito al basso indice di natalità, ha ridotto il numero di cristiani nelle aree palestinesi. Anthony Habash, direttore regionale della Holy Land Christian Ecumenical Foundation, attribuisce l’emigrazione a fattori economici dovuti, a suo dire, al controllo di Israele e in particolare alla presenza della barriera di sicurezza e dei posti di blocco anti-terrorismo. Tuttavia, in una città cisgiordana come Betlemme i cristiani hanno iniziato a diminuire da quando è stata trasferita interamente sotto giurisdizione dell’Autorità Palestinese, passando dai 20.000 del 1995 ai 7.500 attuali.

(Da: Jerusalem Post, 26.1.211)

Si veda anche:

Quell’antisemitismo dei cristiani d’oriente: calunnie e pregiudizi tuttora diffusi in Medio Oriente da Chiese pre-conciliari

http://www.israele.net/articolo,3218.htm