Dibattito utile e legittimo, in una società democratica

B'Tselem riconosce la criminalità di Hamas e gli sforzi di Israele per evitare vittime civili.

image_3732Dall’ultimo rapporto dell’organizzazione B’Tselem sull’operazione anti-Hamas a Gaza “Colonna di nube difensiva”, pubblicato mercoledì, si può constatare il grosso cambiamento intervenuto nel dibattito giuridico intorno alle operazioni delle Forze di Difesa israeliane nei conflitti armati. Il risultato sorprendente è che le posizioni di B’Tselem e delle Forze di Difesa israeliane sono in effetti più vicine che mai, benché probabilmente nessuna delle due parti sia disposta ad ammetterlo pubblicamente.
È evidente che per la prima volta il rapporto di B’Tselem ha tenuto conto sia delle critiche mosse in passato ai suoi rapporti e a quelli di altri gruppi per i diritti umani, sia dell’evolvere della posizione delle Forze di Difesa.
Cosa c’è di nuovo nel rapporto?
A differenza di Human Rights Watch, B’Tselem prima di produrre il proprio rapporto ha aspettato che, il mese scorso, le Forze di Difesa israeliane pubblicassero il loro, e ha incluso nel proprio rapporto i risultati di quello delle Forze di Difesa (una pratica che dovrebbe essere ovvia per chi voglia stendere una relazione obiettiva, e che invece costituisce una grande novità).
Sebbene il rapporto di B’Tselem sia ancora prevalentemente centrato su Israele, viene dedicato molto più spazio che in passato all’analisi delle violazioni del diritto internazionale e dei crimini di guerra commessi da Hamas. Anche la terminologia riferita a Hamas e alle Forze di Difesa israeliane riflette chiaramente la consapevolezza che le violazioni commesse da Hamas sono fuori discussione, dal momento che razzi e attacchi di Hamas sono intenzionalmente diretti contro civili non combattenti, mentre la maggior parte delle affermazioni sulle azioni delle Forze di Difesa israeliane sono attentamente calibrate come mai prima d’ora. Anziché accusare senza mezzi termini i militari di violazioni e crimini di guerra, il testo parla di (nove) azioni delle forze israeliane che “danno adito al sospetto” di possibili violazioni del diritto internazionale.
L’analisi in apertura del rapporto afferma esplicitamente che, a differenza di Hamas, nel caso delle azioni dei soldati israeliani non è così semplice” arrivare a conclusioni nette.
A proposito dei raid aerei contro specifici membri di Hamas e Jihad Islamica, colpiti mentre in quel momento non erano attivi “sul campo di battaglia”, anziché utilizzare parole emotivamente cariche (“assassinio”) o di parte (“militanti”), il rapporto usa termini più tecnici e neutrali come “uccisioni mirate” e “persone che hanno preso parte direttamente alle ostilità”.
Il rapporto inoltre rende conto meticolosamente delle azioni annunciate e intraprese dalle Forze di Difesa israeliane per evitare vittime fra i civili (col resoconto, ad esempio, delle chiamate telefoniche fatte dal personale di sicurezza per avvertire i civili di abbandonare gli edifici presi di mira per motivi militari – una pratica praticamente unica al mondo). B’Tselem riconosce che “i danni causati ai civili nel corso della campagna sono stati molto meno ampi di quelli dell’operazione Piombo Fuso” e che l’esercito israeliano “ha adottato una politica più rigorosa e precisa sull’apertura del fuoco”. Riconosce inoltre le difficoltà incontrate dalle Forze di Difesa israeliane nel combattere nemici che si mescolano sistematicamente alla popolazione civile.
Nel conteggio delle 174 vittime palestinesi il rapporto precisa che sono compresi anche 7 palestinesi uccisi da altri palestinesi con l’accusa d’aver collaborato con Israele, una donna palestinese sicuramente uccisa da un razzo palestinese fuori bersaglio e altri cinque palestinesi probabilmente morti nello stesso modo.
In parte il resoconto mostra che le Forze di Difesa israeliane – grazie a un processo di “apprendimento dagli errori” mosso sia da loro proprie motivazioni che dalle critiche esterne di gruppi come B’Tselem – hanno significativamente messo a punto le loro procedure nell’operazione “Colonna di nube difensiva” del novembre 2012 rispetto all’operazione “Piombo fuso” del gennaio 2009.
Un’ulteriore indicazione dell’evolvere della posizione delle Forze di Difesa israeliane è rappresentata dal fatto che il loro rapporto iniziale su “Colonna di nube difensiva” è uscito solo cinque mesi dopo la fine dell’operazione, molto più velocemente dei rapporti pubblicati sulle operazioni del passato. La rapidità con cui il rapporto è stato annunciato e pubblicato può essere una delle ragioni per cui B’Tselem ha aspettato a diffondere il suo, e vi ha incluso informazioni tratte da quello delle forze armate.
Alla fine, ciò che resta di diverso fra le due parti è più che altro una questione di gradazioni. Le posizioni di B’Tselem e delle Forze di Difesa israeliane non sono più del tipo, rispettivamente, “tutto quello che avete fatto è un crimine di guerra” e “tutto ciò che facciamo è perfetto”. Le forze israeliane hanno già ammesso che alcuni attacchi annoveravano errori di intelligence nell’identificare i bersagli o il numero di civili nelle vicinanze. Dal canto suo, l’accusa di B’Tselem è che gli avvertimenti delle forze israeliane non sono sempre stati abbastanza efficaci, che la loro definizione di legittimo obiettivo militare è talvolta troppo ampia e che il loro rapporto è troppo vago su alcuni dettagli (cosa quest’ultima che i militari spiegano proprio con la rapidità con cui hanno pubblicato un rapporto esplicitamente definito “iniziale”).
Che i preavvisi siano abbastanza efficaci o meno e quale sia la definizione corretta di ciò che si può considerare un legittimo obiettivo militare costituiscono sostanziose materie di legittimo dibattito tra esercito e gruppi per i diritti umani, con il ricorso a una terminologia giuridica e neutra priva di zavorre pregiudiziali. E dal momento che il compito principale delle Forze di Difesa è vincere in guerra e quello di B’Tselem è proteggere i civili, non bisogna stupirsi se i punti di vista delle due parti non arriveranno mai a coincidere del tutto. Il che rientra nella sana dialettica che deve esistere in una società aperta e democratica.

(Da: Jerusalem Post, israele.net, 9.5.13)

Nella foto in alto: Uno dei volantini che le Forze di Difesa israeliana gettavano sulla striscia di Gaza per avvertire i civili palestinesi di un’imminente operazione militare

Si veda anche:

L’eloquente differenza fra crimini ed errori

http://www.israele.net/sezione,,3123.htm

Conteggio delle vittime e ossessione anti-israeliana. Siria: dov’è finita tutta la preoccupazione umanitaria per le vittime arabe e per la pace mondiale?

http://www.israele.net/articolo,3629.htm

HRW: «I gruppi palestinesi di Gaza attaccarono deliberatamente i civili israeliani». Sempre tardi: a più di un mese dagli scontri, anche Human Rights Watch scopre i veri crimini di guerra

http://www.israele.net/articolo,3622.htm

La parola alle immagini. La guerra di Israele contro il terrorismo, la sporca guerra dei terroristi Hamas

http://www.israele.net/articolo,3592.htm

Hamas: Usiamo donne e bambini come scudi umani. Un parlamentare di Hamas se n’è vantato in un comizio trasmesso alla tv

http://www.israele.net/articolo,2050.htm

Goldstone sconfessa il suo stesso rapporto anti-israeliano. Hamas, non Israele, mira ai civili e si rifiuta di indagare sui propri misfatti. Ma il danno è fatto

http://www.israele.net/articolo,3104.htm

Capire Gaza, capire Israele. Come ogni altro Stato sovrano, Israele ha il dovere morale di proteggere i propri cittadini dal terrorismo

http://www.israele.net/articolo,3588.htm