Dieci anni fa si abbatteva su Sderot il primo razzo Qassam palestinese

Un’arma del terrorismo, un crimine di guerra perpetrato a freddo.

Di Michael Omer-Man

image_3116Il 16 aprile 2001 venne lanciato da Gaza il primo di una interminabile serie di migliaia di razzi palestinesi tirati contro le comunità israeliane del Negev occidentale che sorgono attorno al confine della striscia di Gaza. Quel mattino di primavera gli abitanti di Sderot ebbero il primo assaggio di una forma di terrorismo che per i dieci anni successivi avrebbe contrassegnato la loro vita in quella che fino ad allora era stata una tranquilla cittadina del sud di Israele.
I razzi palestinesi si sono dimostrati un’autentica fonte di terrore per gli abitanti di Sderot e delle altre comunità dell’area. Diversi anni fa, la prima vittima di un attacco di Qassam spiegò al Jerusalem Post cosa significa vivere in un rifugio antiaereo, talvolta per settimane o mesi di seguito, spesso troppo atterriti per riuscire a portare i bambini a scuola. Purtroppo la sua storia è tutt’altro che eccezionale.
I razzi Qassam prendono il nome dallo sceicco Izz ad-Din al-Kassam, un “eroe palestinese” che venne ucciso dalla polizia del Mandato Britannico nel 1935. Nato in Siria (e non nella Palestina Mandataria, come peraltro molti dei “guerriglieri” arabi che si opponevano al sionismo e all’immigrazione ebraica), al-Kassam si trasferì a Haifa da dove guidò, fino al giorno della sua morte, attacchi terroristici sia contro gli abitanti ebrei della Palestina Mandataria, sia contro soldati britannici. Da allora è diventato un simbolo imperituro per i terroristi palestinesi e il suo nome è stato usato per indicare l’ala armata terrorista di Hamas, le Brigate Izzadin Kassam.
I terroristi palestinesi hanno iniziato a lanciare razzi Qassam sul Negev occidentale israeliano nel 2001, ma fu solo a partire dal ritiro unilaterale di civili e militari israeliani dalla striscia di Gaza del 2005 che i razzi iniziarono ad abbattersi sulle comunità israeliane con le terrorizzanti raffiche di centinaia o migliaia di ordigni all’anno che oggi ci sono famigliari. Prima del disimpegno, infatti, le comunità civili e le basi militari israeliane all’interno della striscia di Gaza costituivano bersagli assai più facili da raggiungere per i terroristi palestinesi. Dopo il disimpegno, invece, per Hamas e le altre organizzazioni terroristiche della striscia divenne assai più complicato attaccare israeliani: con una barriera di confine costantemente sorvegliata e pattugliata, e distanze relativamente più considerevoli fra loro e i loro bersagli, i razzi Qassam divennero l’arma di prima scelta.
I razzi Qassam sono a buon mercato e relativamente semplici da produrre usando materiali facilmente disponibili, e sono abbastanza piccoli da poter essere trasportati inosservati per la maggior parte del tempo. Di più. Essi si sono rivelati praticamente impossibili da bloccare con i normali sistemi anti-missile.
In un certo senso, peraltro, la scelta e lo sviluppo dei Qassam e di altri tipi di razzi e obici sono la testimonianza del successo delle tattiche anti-terrorismo degli israeliani; ma purtroppo rivelano anche i limiti di tali capacità: i servizi di sicurezza israeliani sono riusciti in generale ad eliminare gli attentati più tradizionali provenienti da Gaza; ma per controbilanciare questi vincoli operativi, Hamas e gli altri gruppi terroristici palestinesi hanno adottato i razzi Qassam come principale strumento terroristico.
I razzi Qassam hanno conosciuto un forte sviluppo dai tempi del loro primo utilizzo nel 2001. I Qassam della prima generazione avevano una gittata limitata a 3 km e potevano portare una carica di mezzo chilo di esplosivo. La terza generazione in uso oggi ha un raggio d’azione di 10 km e porta fino a 10 kg di esplosivo. Non basta. Dopo il ritiro israeliano e la conseguente presa del potere da parte di Hamas, il movimento ha importato nella striscia di Gaza anche razzi Grad di modello standard che hanno una gittata molto più lunga, potendo raggiungere obiettivi come le città israeliane di Ashdod, Ashkelon e Beersheba.
Caratteristicamente privi di sistema di guida e lanciati indiscriminatamente contro la popolazione civile israeliana, i razzi palestinesi costituiscono un chiaro crimine di guerra ad opera dei gruppi terroristici che ne fanno uso. Dal 2001 più di 20 israeliani, quasi tutti civili, e un lavorante thailandese sono stati uccisi dai razzi palestinesi sparati arbitrariamente dalla striscia di Gaza. I razzi hanno generato un costate stato di terrore nelle comunità civili israeliane in tutta la regione attorno alla striscia di Gaza, arrivando ormai a comprendere centinaia di migliaia abitanti. Anche l’introduzione del sistema di pre-allarme detto “codice rosso” non cambiò molto le cose giacché agli abitanti restano comunque solo una quindicina di secondi di tempo per precipitarsi a cercare rifugio in qualche luogo coperto.
Oggi Hamas – che, dopo le perdite subite nell’operazione israeliana del gennaio 2009, sta praticando un relativo contenimento dei lanci rispetto alle dimensioni dell’arsenale che si stima sia riuscita ad accumulare – sarebbe già potenzialmente in grado di raggiungere coi propri ordigni l’area metropolitana di Tel Aviv e altri importanti centri urbani israeliani che sorgono nel cuore economico e demografico del paese. Tale contenimento, tuttavia, non fa che sottolineare l’efficace minaccia rappresentata da questi ordigni poco costosi e di modeste dimensioni.
In questi giorni ricorrono i dieci anni dall’inizio dei lanci di razzi palestinesi volti a terrorizzare i civili israeliani del Negev occidentale. Da dieci anni gli israeliani di questa parte del paese, vecchi giovani e bambini, a causa degli ordigni fabbricati nelle cantine e nelle officine di Gaza vivono in uno stato di paura costante, soffrono di sindrome post-traumatica, rimangono feriti o mutilati, e più di due decine di loro hanno perso la vita (l’ultimo, domenica scorsa, Daniel Wipliech, lo studente israeliano di 16 anni rimasto gravemente ferito nel recente attacco palestinese con un missile anti-carro contro uno scuolabus, e che non è sopravvissuto alle ferite riportate).

(Da: Jerusalem Post, 15.04.11)

Nell’immagine in alto: mappa della minaccia dei razzi palestinesi dalla striscia di Gaza su Israele: la fascia più ampia indicata nella mappa tocca Tel Aviv e sfiora Gerusalemme

Si vedano anche i seguenti filmati:

15 Seconds in Sderot

Qassam Missile Falls In Sderot

Si veda inoltre:

Sderot Information Center (in inglese):

http://sderotmedia.org.il

Le fantasiose analisi dell’esperto militare di Goldstone

http://www.israele.net/articolo,2745.htm

Raccontare Sderot a Ginevra

http://www.israele.net/articolo,2555.htm

“Qual è la mia colpa, essere un’ebrea che vive ad Ashkelon?”

http://www.israele.net/articolo,2543.htm

Qualcuno mi ascolta?

http://www.israele.net/articolo,2049.htm

Hamas ai civili israeliani: “Vi vogliamo morti”

http://www.israele.net/articolo,2021.htm

I bambini in guerra di Sderot

http://www.israele.net/articolo,2016.htm

“La violenza è la nostra scelta”

http://www.israele.net/articolo,1936.htm