“Disperati” che rifiutano le migliori alternative

Caro Amos Oz, non sempre basta una buona idea per scalzare le idee intolleranti di sterminio.

Di Dina Porat

image_2868Caro Amos Oz, confesso d’essere un po’ perplessa per alcune parole dei suoi recenti editoriali (Ha’aretz, 2.6.10) e vorrei chiederle qualche chiarimento.
Lei sottolinea il fatto che Hamas “non è soltanto un’organizzazione terroristica, Hamas è un’idea”. Ma che genere di idea è Hamas? La Carta di Hamas, promulgata nell’agosto 1988 e da allora mai modificata, riassume senza mezzi termini l’ideologia del movimento. Fra le altre cose, dice: “Abbandonare la cerchia della guerra contro i sionisti costituisce un atto di alto tradimento che porterà la maledizione su coloro che lo commettono”; “Israele resterà in piedi finché l’islam non lo eliminerà” giacché questa terra è sacra all’islam e su di essa non vi possono essere compromessi; il vessillo della jihad sarà levato per “affrancare il paese e il popolo dalla profanazione dei sionisti, sozzi e malvagi”.
Dal punto di vista di Hamas, gli ebrei in quanto tali sono un nemico inumano paragonabile ai nazisti, e i (falsi) Protocolli dei Savi di Sion ne sarebbero prova più che sufficiente. Sono certa che non è questa l’idea che lei aveva in mente, signor Amos Oz. Dunque, di che idea si tratterebbe?
Stando alle sue parole, Hamas è un’idea “disperata e fanatica, germogliata dalla desolazione e dalla frustrazione di tanti palestinesi”: parole sempre di grande fascino. Ma desolazione e frustrazione devono per forza condurre alla violenza compromessi, fino a contemplare l’eliminazione di chiunque venga percepito come nemico? Alla fine degli anni ’20 il mondo sprofondò in una terribile crisi economica, con milioni di persone che perdevano tutto ciò che avevano. Negli Stati Uniti quella crisi portò all’avvento del New Deal; in Germania, quello stato di cose spronò il partito nazista, che di lì a poco salì al potere.
Un’idea disperata, lei dice. Ma con questa parola – “disperazione” – lei getta tutta la responsabilità della situazione attuale sulle spalle di Israele: in pratica è come se lei dicesse che Hamas, e prima di lei l’Olp, e prima dell’Olp i fedayn, e prima dei fedayn gli arabi in Terra d’Israele, che tutti costoro proposero idee ragionevoli riguardo alla spartizione del paese sin dalla nascita del movimento sionista, e che furono i sionisti a rifiutare quelle ragionevoli proposte di compromesso. Nel 1937 la Commissione Peel propose la spartizione del paese e nel 1947 lo stesso concetto venne approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e così via fino alle più recenti proposte di compromesso per la soluzione del conflitto: la comunità ebraica in Terra d’Israele e poi lo stato d’Israele le hanno rifiutate tutte, finché arabi, rigorosamente non violenti, ormai ridotti alla disperazione, sono stati costretti a ricorrere alla violenza? Chiaramente non è nemmeno questo ciò che lei intende dire.
Dunque, cosa intende dire esattamente? Lei dice che “per sconfiggere un’idea bisogna offrire un’idea migliore, più attraente e più accettabile”. Anche questa è una frase incantevole. É bellissimo sognare che un’idea possa essere pacificamente rimpiazzata dall’enunciazione di un’idea migliore. Ma sono certa che lei sa bene come, nel corso della storia, siano state combattute innumerevoli guerre non solo per conflitti di interessi, ma anche a causa di idee contrapposte, capaci si mobilitare enormi masse di persone su ciascun versante. L’idea della supremazia dei bianchi, l’idea dell’inoppugnabile verità del cristianesimo e dell’islam, le idee bolscevica e fascista: tutte sono costate milioni e milioni di vite umane, sebbene all’epoca venissero proposte ben altre idee. Oggi la cultura occidentale offre un’alternativa all’islam fanatico: democrazia, diritto della donna e delle minoranze, l’istruzione che consente agli alunni libertà di pensiero e di scelta, progresso tecnologico, attività cultura indipendenti. Un intero set di idee affascinanti e molto ragionevoli, non le pare?
L’affermazione “noi non siamo soli, in questo paese, e i palestinesi non sono soli in questo paese”, e l’affermazione che entrambe le parti debbono “riconoscere le conseguenze logiche di questo semplice dato di fatto” non richiedono nessun ulteriore chiarimento. Solo, mi fanno tornare in mente un personaggio del suo magnifico libro “Storia d’amore e di tenebra”, quell’Ephraim Avneri in servizio di guardia nei campi di Hulda che le diceva: “Se vengono a spararci, noi spareremo a loro. E non perché siano una nazione di assassini, ma per la semplice ragione che anche noi abbiamo il diritto di vivere, e per la semplice ragione che anche noi abbiamo diritto ad avere un paese, non solo loro”.

(Da: Ha’aretz, 13.6.10)

Nella foto in alto: Donne di Hamas esibiscono la loro “idea” di Palestina: Israele è cancellato dalla carta geografica.

Si veda anche:

La Carta di Hamas

http://www.israele.net/articolo,2360.htm