Due stati uno accanto all’altro? Come in Vietnam?

In realtà gli arabi non accettano l’idea di uno stato ebraico indipendente.

Con un articolo di Dan Calic

image_2866Due settimane prima di recarsi a Washington, dove ha parlato a favore di una soluzione pacifica del problema palestinese e della “coesistenza di uno stato palestinese indipendente a fianco di Israele nella sicurezza e nella stabilità”, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si è recato in visita ufficiale il 23-26 maggio scorsi in Vietnam dove, incontrando il presidente vietnamita Nguyen Minh Triet, si è dichiarato certo che i palestinesi vinceranno nello stesso modo in cui vinsero i vietnamiti.
Queste che seguono sono le parole pronunciate da Abu Mazen nel suo incontro in Vietnam (riportate sul sito web dell’agenzia palestinese Wafa il 25.5.10):

«Mio caro amico [Nguyen Minh Triet], noi siamo compagni nella lotta e nella nostra visione del futuro. Storicamente la gente ha sempre collegato Palestina e Vietnam e ancor oggi, quando la gente menziona la lotta palestinese, rievoca sempre la lotta del popolo palestinese. Entrambi abbiamo sofferto occupazione, colonialismo e oppressione, ma voi alla fine avete trionfato, e noi siamo certi che, grazie alla vostra posizione e al vostro sostegno, anche noi trionferemo. […] Trentasette anni fa, dopo che il Vietnam era diventato indipendente, il ministro degli esteri [vietnamita] partecipò al summit del Consiglio Nazionale Palestinese al Cairo. L’intero Consiglio stesse in piedi per un’ora e mezza in suo onore, perché il nostro paese fratello aveva ottenuto l’indipendenza, e la vostra indipendenza ci dava speranza per la nostra indipendenza. […] Caro Presidente, sin dall’inizio delle nostre relazioni diplomatiche c’è stata fra noi completa solidarietà, e noi vi ringraziamo per la vostra solidarietà e per il vostro sostegno in tutti gli ambiti alla causa palestinese. Auguriamo al popolo palestinese progresso e prosperità sotto la dirigenza del Partito Comunista Vietnamita».

Come si ricorderà, gli Accordi di pace di Parigi del 27 gennaio 1973 riconoscevano la sovranità di entrambi gli stati: Vietnam del Nord e Vietnam del Sud. Le truppe americane lasciarono il Vietnam il 29 marzo 1973. Dopo la partenza degli americani, russi e cinesi incrementarono il loro sostegno al Vietnam del Nord che, nel 1975, invase il Vietnam del Sud in flagrante violazione degli Accordi di pace di due anni prima. Saigon cadde nell’aprile 1975 e fu ribattezzata Città Ho Chi Minh. Nel 1976 il Vietnam veniva formalmente riunificato sotto il controllo del governo del nord con il nome di Repubblica Socialista del Vietnam. Lo stato del Sud, che avrebbe dovuto coesistere accanto a quello del Nord, non esisteva più. Centinaia di migliaia di vietnamiti del sud abbandonarono il paese: l’esodo dei profughi durò per tutto il decennio successivo.
(Da: MEMRI, israele.net, 14.6.10)

Scrive Dan Calic su YnetNews:
Venticinque anni dopo che gli inglesi avevano dato ad altri il 76% del terra che era stata promessa come “sede nazionale” del popolo ebraico, le Nazioni Unite votavano la spartizione del rimanente 24% in due stati, uno arabo e uno ebraico. Agli ebrei restava dunque non più del 12% del territorio che originariamente era stato promesso loro. E tuttavia gli ebrei dissero “sì” a quel compromesso. La risposta unanime degli arabi fu invece un minaccioso “no”. Il giorno successivo a quello in cui Israele aveva dichiarato la propria indipendenza, gli arabi attaccarono con l’esplicito proposito di distruggerlo sul nascere.
Più di sessant’anni dopo, eccoci qui, sollecitati a credere che la risposta al conflitto stia in un’altra soluzione “a due stati”, sebbene con rinunce territoriali da una parte sola: Israele.
E cosa offrono in cambio gli arabi? Detta in breve: nulla. A meno che non si considerino sufficienti le loro vaghe promesse e la loro scarsissima affidabilità in fatto di contenimento del terrorismo.
Il fatto che gli arabi hanno ripetutamente infranto la promessa di combattere il terrorismo ha costretto Israele a prendere in mano la questione costruendo la barriera difensiva, che si è rivelata un deterrente assai efficace, salvando un incalcolabile numero di vite innocenti. Da quando è stata costruita, gli attentati terroristici provenienti dalle aree al di là della barriera sono stati quasi eliminati.
Un’altra questione di cui Israele si è direttamente fatto carico è stato il ritiro volontario dalla striscia di Gaza nell’estate 2005. Il “grazie” che ne ha ricevuto sono stati circa 8.000 razzi e obici di mortaio, finché ha dovuto intervenire con una campagna contro Hamas nella striscia di Gaza nel gennaio 2009.
Forse che Hamas è favorevole ad una soluzione “a due stati”? Il capo del gruppo, Khaled Mashaal, ha dichiarato che Hamas “non ha riconosciuto e non riconoscerà mai Israele”. La Carta di Hamas invoca la distruzione di Israele. Il che la pone sul versante del rifiuto intransigente. Per quanto riguarda Mahmoud Abbas (Abu Mazen), già sono note le sue dichiarazioni in cui rifiuta di accettare Israele come “stato ebraico” (definizione usata dalla risoluzione Onu per la spartizione). La Carta costituzionale del suo partito, Fatah, analogamente invoca la distruzione di Israele. Il che pone anche Fatah sul versante del rifiuto intransigente.
Chi dunque sostiene la soluzione “a due stati”? A dispetto dell’innegabile evidenza, l’opinione prevalente nell’amministrazione Obama e fra la maggior parte dei leader occidentali è che Abu Mazen sia favorevole alla soluzione “a due stati”. Ma è veramente così?
I fatti parlano da soli. È noto che Abu Mazen ha negato qualunque connessione ebraica con Gerusalemme dicendo: “Contesto questa pretesa”. Le sue richieste negoziali comprendono quella di fare di Gerusalemme la capitale della “Palestina”, in modo da far scomparire ogni legame degli ebrei con la Città Vecchia, lasciando gli ebrei privi di accesso ai loro due luoghi più sacri, il Monte del Tempio e il Muro Occidentale (del pianto). Alla domanda se accettasse l’idea di Israele come stato ebraico. ha testualmente risposto: “Non l’accetto”. Frequenta moschee dove si tengono sermoni al vetriolo che incolpano gli ebrei di tutti i problemi che hanno i musulmani, suggerendo l’idea che l’unica linea d’azione sia la “jihad” (guerra santa) contri “l’entità sionista”. Partecipa abitualmente ad eventi nei quali fanno mostra di sé mappe nelle quali lo stato di Israele è interamente coperto dai colori della bandiera palestinese. Intitola piazze pubbliche alla memoria di attentatori suicidi che hanno fatto strage di civili israeliani innocenti. La sua continua pretesa che i cosiddetti “profughi” vengano autorizzati a “invadere” Israele si tradurrebbe nell’eliminazione della maggioranza ebraica. Ma l’intento della soluzione “a due stati” non dovrebbe essere quello di creare due distinti stati sovrani, di cui uno ebraico?
Nel 2000, ai negoziati di Camp David, l’allora primo ministro israeliano Ehud Barack era disposto a cedere il 90% di Giudea e Samaria (Cisgiordania) e a dividere Gerusalemme. La risposta degli arabi? No. Sotto il primo ministro Ehud Olmert Israele offrì circa il 98% di Giudea e Samaria (Cisgiordania), scambi territoriali e Gerusalemme divisa. Abu Mazen disdegnò l’offerta di Olmert, salvo poi affermare più di recente all’inviato Usa George Mitchell che “i punti concordati con Olmert costituiscono accordi fatti col governo israeliano”. Evidentemente Abu Mazen segue delle regole diplomatiche di sua pura invenzione.
Mentre i presidenti Usa Bush e Obama e molti altri leader mondiali sostengono la soluzione “a due stati”, ciò che questi stessi leader sembrano non capire è che quella soluzione non la gradiscono i principali soggetti arabi. Alcuni credono che Abu Mazen potrebbe accettare la soluzione “a due stati”, ma solo come un primo passo verso l’eliminazione finale di Israele.
Non si dimentichi qual è la ragione principale per cui Hamas e Fatah sono ai ferri corti e che cos’è che spinse Hamas a prendere il controllo della striscia di Gaza con estrema violenza nel 2007: e cioè i colloqui di Fatah con Israele, che nella testa dei capi di Hamas indicherebbe che Fatah ha “legittimato” Israele. Cosa totalmente inaccettabile per Hamas come una bestemmia.
L’unica soluzione “a due stati” che i musulmani potrebbero veramente sostenere è quella di uno stato controllato da Fatah e l’altro controllato da Hamas. Una volta eliminato Israele, s’intende.
(Da: YnetNews, 27.5.10)

Nella foto in alto: Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen); alle sue spalle, la consueta rappresentazione delle rivendicazione irredentiste palestinesi: Israele è cancellato dalla carta geografica

Si veda anche:

Ecco lo Stato rifiutato dai palestinesi

http://www.israele.net/articolo,2698.htm

Il messaggio è chiaro: “Tutta la Palestina”

http://www.israele.net/articolo,2699.htm

La Palestina unica e araba dei piani di Fatah

http://www.israele.net/articolo,2597.htm

“Fatah non ha mai riconosciuto Israele”

http://www.israele.net/articolo,2561.htm

Esponente Olp rilancia la conquista, per fasi, di tutta la terra

http://www.israele.net/articolo,2074.htm

“Gerusalemme è sempre stata araba e islamica”

http://www.israele.net/articolo,2592.htm