Ebbene sì, un altro bluff sulla presunta moderazione palestinese

Lo schema è sempre quello: bufala araba, grande copertura mediatica, smentita (pressoché ignorata).

Da un articolo di Barry Rubin

image_2889Imparerà mai, l’occidente?
Primo passo: Al-Hayat riferisce che il leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) offre di lasciare a Israele il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme e il Muro Occidentale del Tempio ebraico, nel quadro di un futuro accordo di pace.
Secondo passo: i mass-media di tutto il mondo riportano con ampio risalto la cosa come fosse una grande concessione, e dunque la prova che l’Autorità Palestinese vuole davvero la pace.
Terzo passo: il portavoce dell’Autorità Palestinese smentisce. E infatti per combinazione so per certo che la storia non era vera. Come tante e tante e tante altre volte.
Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayad dice che i coloni ebrei saranno invitati a restare all’interno del futuro stato palestinese, cosa che contraddice tutte le dichiarazioni fatte dall’Autorità Palestinese e dai suoi leader. Segue grande copertura mediatica. Segue regolare smentita.
Un singolo palestinese pressoché sconosciuto sostiene che Israele ha commesso un massacro a Jenin. I mass-media di tutto il mondo si scatenano, sebbene non vi sia uno straccio di prova. Alla fine la stessa Onu confuta l’accusa (ma c’è ancora chi ci crede).
Il parlamento palestinese mette in scena una montatura, tenendo una seduta in pieno giorno con le tende chiuse e le candele accese, per “dimostrare” che Israele ha tagliato l’elettricità. Il trucco viene smascherato.
E poi, i tanti casi di foto truccate, di falsi resoconti di atrocità varie e via dicendo. (Persino in ambienti relativamente acculturati come l’università Bir Zeit di Ramallah si può facilmente incontrare gente convinta che Israele abbia avvelenato i pozzi d’acqua palestinesi, che abbia regalato caramelle avvelenate ai bambini e altre fesserie del genere.)
Sarebbe di qualche utilità ripetere cento di questi esempi? Molti sono casi deliberatamente costruiti, di solito per sostenere falsamente che Israele ha commesso qualche crimine; più raramente servono per ingigantire la presunta moderazione araba e palestinese.
Non si dimentichi che i giornalisti esigono ogni giorno che il governo israeliano dimostri, prove alla mano, che non ha fatto questo o non ha fatto quello. Dopo di che, da parte israeliana, o non c’è abbastanza tempo per vagliare attentamente ogni accusa, anche le più stravaganti, per cui esse restano senza smentita né confutazione; oppure, al contrario, vengono investiti enormi sforzi per sbugiardare le menzogne, con grande impiego di energie da parte di uno staff già troppo scarso: tanto poi, quando finalmente arriva una risposta autorevole e documentata, i mass-media la ignorano comunque.
Per favore, gente, cerchiamo di imparare dall’esperienza. Naturalmente molti giornalisti non lo faranno perché sono ideologicamente e politicamente determinati a produrre propaganda anti-israeliana (e si sa chi appartiene a questo gruppo); molti altri cercano di fare del loro meglio, ma semplicemente ci cascano troppo spesso (e si sa chi appartiene a questo gruppo). Un grazie a quelli che non ci cascano ogni volta.
Da un punto di vista analitico professionale, non sarebbe difficile evitare questi errori. Ad esempio, circa quello citato in apertura: non ci vuol molto per sapere che la leadership palestinese è o troppo debole (Fayyad, Abu Mazen) o troppo estremista (praticamente tutti gli altri) per fare qualunque concessione, figuriamoci su Gerusalemme. E sono convinti di potersi risparmiare qualunque concessione grazie al sostegno dell’occidente e al fatto che la colpa di tutto viene gettata sempre su Israele.
Il risultato è che o non succede proprio nulla (nel qual caso, colpa e pressioni continuano a crescere contro Israele), oppure potrebbero riuscire a proclamare unilateralmente l’indipendenza senza dover fare nessun compromesso: insomma, per loro una situazione comunque vantaggiosa.
Se si capisce questo concetto di fondo, non si casca più tanto facilmente nelle notizie sulla falsa moderazione. Analogamente, se si capisce che Israele è un paese civile e democratico che può fare, certo, degli errori, ma che non commette di proposito nessuna mega-malvagità, non si casca più tanto facilmente nelle menzogne messe in circolazione su questo fronte.
Non è poi così difficile da capire. O no?

(Da: Global Research in International Affairs, israele.net, 10.7.10)

Nella foto in alto: Barry Rubin, autore di questo articolo

Si veda anche.

Fabbrica di menzogne

http://www.israele.net/articolo,1856.htm