Equivalenze immorali

La Grande Menzogna di hitleriana memoria è ancora all’opera nel Medio Oriente di oggi.

Editoriale del Jerusalem Post

image_3096L’espressione “la Grande Menzogna” venne coniata da Adolf Hitler nel Mein Kampf, dove sosteneva che una menzogna sufficientemente colossale ha buone probabilità d’essere creduta proprio per via della convinzione che nessuno “possa avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così ignobile”. Il suo ministro per la propaganda Josef Goebbels applicò questa tattica in modo efficace in base all’idea che “quando uno mente, deve mentire alla grande e sostenere la menzogna a spada tratta”.
Per tutti i decenni successivi, la consuetudine della Grande Menzogna è rimasta viva e vegeta, in Medio Oriente, adeguata quel tanto per adattarsi al linguaggio postmoderno. L’ultimo esempio è stato offerto dal paragone che si è voluto fare tra il deliberato massacro della famiglia Fogel a Itamar e gli effetti di un errore di tiro durante uno scontro a fuoco a Gaza.
Lo scorso 11 marzo, cinque membri della famiglia Fogel venivano atrocemente ammazzati a coltellate nella loro abitazione a Itamar: i genitori Udi e Ruth e i figli Yoav di 11 anni, Elad di tre anni e Hadas di tre mesi. A Udi, Yoav e alla neonata Hadas è stata tagliata la gola mentre dormivano nei loro letti; Elad è stato ucciso con due pugnalate al cuore: certo non il frutto di errore fortuito, bensì un atto pensato e perpetrato con agghiacciante freddezza, uno scempio opera di terroristi che si sono parati faccia a faccia davanti alle loro vittime innocenti e, con spietata premeditazione, non hanno esitato ad affondare il coltello nella gola di una neonata.
Martedì scorso una unità delle Forze di Difesa israeliane ha fatto fuoco su un commando terrorista, uccidendone i quattro membri responsabili di recenti attacchi con razzi Grad sulla città israeliana di Beersheva. Una delle granate israeliane, accidentalmente andata fuori mira, ha disgraziatamente colpito dei civili a Sajaya, uccidendo quattro palestinesi di 11, 17, 20 e 51 anni. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha immediatamente espresso rammarico per la involontaria perdita di vite innocenti, sottolineando tuttavia come Hamas continui coi suoi razzi a “bersagliare intenzionalmente innocenti civili israeliani e a utilizzare i suoi stessi civili come scudi umani”. Netanyahu ha aggiunto che Israele non può far altro che agire a difesa della sua popolazione. Una dichiarazione dello stesso tenore veniva diffusa anche dal ministro della difesa Ehud Barak.
Tuttavia, quello che dovrebbe essere l’interlocutore di Israele per la pace, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), si è precipitato a brandire la fasulla analogia fra i casi di Itamar e di Gaza: cosa che, oltre ad implicare senza fondamento premeditati disegni omicidi da parte di Israele, ha anche il furbo effetto di minimizzare la bestialità di ciò che è avvenuto a Itamar. Ad un incontro promosso dal Centro Peres per la Pace all’Università di Tel Aviv, il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Riad Malki ha parlato dei fatti di Itamar e di Gaza come moralmente equivalenti, domandando retoricamente al primo ministro israeliano se avesse intenzione di scusarsi pubblicamente per i morti di Gaza così come Israele chiede che faccia l’Autorità Palestinese, senza ambiguità e sui suoi mass-media in arabo, per i morti israeliani. Di proposito Malki ha ignorato la costernazione già pubblicamente espressa da Israele al massimo livello, ma ancor di più il fatto che, sebbene entrambi gli incidenti siano sfociati nella morte di innocenti, si tratta di due casi intrinsecamente e radicalmente diversi. Categoricamente Israele non prende di mira i non-combattenti. Viceversa, i nemici d’Israele prendono di mira deliberatamente e sistematicamente i civili israeliani, come ha amaramente ricordato ancora una volta l’attentato esplosivo di mercoledì alla fermata d’autobus di fronte al Centro Congressi Binyanei Ha’uma di Gerusalemme, e come dimostrano chiaramente i razzi sparati senza alcuna provocazione dalla striscia di Gaza indiscriminatamente sui centri abitati israeliani. Qui sì che l’obiettivo è quello di uccidere il maggior numero possibile di innocenti: proprio per avere l’effetto più micidiale possibile, le testate dei razzi da Gaza come l’ordigno di Gerusalemme vengono imbottiti di biglie d’acciaio.
Il dato di fatto incontrovertibile è che, se non arrivasse nessun attacco dalla striscia di Gaza – un territorio da cui Israele si è completamente ritirato sin dal 2005, sgomberando ogni sua presenza civile e militare – non vi sarebbe nessun bisogno di fuoco difensivo da parte di Israele.
La bugiarda equazione Itamar-Gaza è stata amplificata da parlamentari arabo-israeliani dal podio della Knesset. Quando Netanyahu ha chiesto una condanna più esplicita da parte palestinese dell’atrocità di Itamar, il parlamentare Ahmed Tibi (lista Ta’al) ha tuonato: “E perché tu non condanni l’assassinio di bambini a Gaza da parte dei soldati israeliani?”. Gli ha fatto eco Jamal Zahalka (lista Balad) battendo sullo stesso concetto.
Sarebbe una magra consolazione se questa falsa equivalenza morale fosse un’idiosincrasia tutta araba. Purtroppo invece risuona anche altrove. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, ad esempio, ha condannato aspramente e con veemenza l’azione delle Forze di Difesa israeliane a Gaza, anche lui mettendo sullo stesso piano chi attacca e chi reagisce difendendosi.
Nessuno si è preso la briga di sottolineare i festeggiamenti scoppiati a Gaza alla notizia della mattanza di Itamar (solo costernazione, in Israele, alla notizia dell’errore a Gaza), né l’assurdità che lo stesso ministro palestinese Malki abbia messo in dubbio pubblicamente la matrice palestinese del massacro della famiglia Fogel. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha deplorato l’attentato a Itamar alla radio israeliana, ma lui e la sua gerarchia continuano imperterriti a celebrare i terroristi, a chiederne la scarcerazione, a ricompensarli finanziariamente, a intitolare scuole e strade a loro nome, ad esaltarli come modelli a cui ispirarsi, a tollerare l’indottrinamento pro-terroristi nei mass-media, nelle moschee, nelle scuole.
Da una parte il deliberato assassinio di civili perpetrato in un clima di odio esasperato; dall’altra, l’uccisione accidentale di civili in quanto sventurata conseguenza della necessità di difendere i propri civili da attacchi nemici non provocati: motivazioni, circostanze e obiettivi totalmente diversi. Metterli ipocritamente sullo stesso piano non è che una vergognosa variante della Grande Menzogna.

(Da: Jerusalem Post, 24.3.11)

Nelle foto in alto: 23 marzo 2011 – Gerusalemme, soccorsi a un ferito nell’attentato esplosivo alla fermata d’autobus – Beersheva, abitanti corrono verso l’ingresso di un rifugio durante un attacco di razzi Grad palestinesi – Beersheva, una donna soccorsa dopo un attacco di razzi Grad palestinesi.

Si veda anche:

Insegnamento della storia della Shoà: no dei palestinesi

http://www.israele.net/articolo,3093.htm

Se Abu Mazen fa la corte a Hamas

http://www.israele.net/articolo,3091.htm

Basta col doppio gioco palestinese

http://www.israele.net/articolo,3086.htm