Falsi pragmatici

Non c’è nulla di pragmatico nello spazzare sotto il tappeto il problema iraniano

Da un editoriale del Jerusalem Post

image_2288Lo scorso 26 settembre, l’editoriale del Guardian dava il proprio giudizio sugli sforzi fatti da Israele per convincere il mondo che il programma nucleare iraniano pone una minaccia esistenziale allo stato ebraico e che l’azione militare potrebbe rivelarsi il meno peggio fra due mali. “Israele – scriveva il quotidiano britannico – ha perso la sua causa e noi possiamo tirare un sospiro di sollievo visto che è prevalso il pragmatismo”. Questa posizione del Guardian riflette l’opinione di una parte cospicua del pensiero occidentale, ben più ampia dei lettori di sinistra liberal del quotidiano.
Il problema è che questo modo di vedere fa confusione fra pragmatismo e appeasement. Si tratta infatti di un “pragmatismo” che non chiede di applicare le severe sanzioni che potrebbero piegare i mullah allo scopo per l’appunto di evitare che si renda necessario il raid militare. Si tratta di un “pragmatismo” che non vuole, ad esempio, interrompere a tutti gli effetti gli scambi commerciali con la repubblica islamica, né chiede di assicurarsi che le compagnie aeree occidentali non atterrino a Teheran.
Si tratta di “pragmatici” che sostengono il dialogo con l’Iran perché c’è da fare profitti, dietro la copertura di un balletto diplomatico che si limita alle chiacchiere sulle sanzioni. Costoro dipingono gli israeliani come “falchi” irragionevoli, ossessionati da una minaccia esistenziale che non esisterebbe nemmeno. Eppure questi “pragmatici” il 23 settembre hanno sentito all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo stesso discorso del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che abbiamo sentito noi. È autentico “pragmatismo” chiudere gli occhi quando Ahmadinejad incolpa i “subdoli sionisti” per i guai in Georgia e in Ossezia, o quando attribuisce la responsabilità della crisi finanziaria globale a “un manipolo di impostori chiamati sionisti” che domina le “decisioni politiche e finanziarie in tutto il mondo”? Non si sentono turbati, questi “pragmatici”, nel sentir definire i “sionisti” un “popolo avido e conquistatore”?
Probabilmente questi “pragmatici” non negano che l’Iran si sta dando da fare per costruire armi nucleari, anche se si può cavillare su quando esattamente riuscirà a raggiungere l’obiettivo. E probabilmente non negano che l’Iran sta mettendo a punto gli strumenti atti a lanciare le sue testate nucleari fino in Europa e oltre. Vedono, come lo vediamo noi, che l’Iran ondeggia tra negare del tutto la Shoà, minimizzare il numero di ebrei uccisi e sostenere cinicamente che – quand’anche, per assurdo, Hitler avesse davvero ucciso sei milioni di ebrei – gli arabi palestinesi non devono pagare per le colpe degli europei. Anche se in realtà, naturalmente, le colpe che i palestinesi stanno pagando sono per lo più quelle che si sono auto-inflitti: odio e intransigenza.
Questi “pragmatici” sanno bene, come lo sappiamo noi, che i diplomatici iraniani hanno organizzato attentati terroristici contro obiettivi ebraici e occidentali; che i servizi segreti iraniani co-dirigono Hezbollah; che l’Iran sponsorizza Hamas garantendole addestramento, fondi e copertura diplomatica. E sanno bene che Hezbollah e Hamas sono gli alfieri della belligeranza contro i civili, del fanatismo e dell’incrollabile rifiuto del diritto stesso di Israele ad esistere all’interno di qualunque linea di confine.
La verità è che non c’è proprio nulla di pragmatico nello spazzare sotto il tappeto il problema iraniano. È esattamente il contrario. Scartando in partenza e a tutti gli effetti sanzioni energiche e concrete, coloro che si professano pragmatici si rivelano in realtà i più miopi: la conseguenza involontaria di questo falso pragmatismo è quella di rafforzare gli elementi più estremisti all’interno dell’Iran.
E di tutti i paesi “pragmatici” europei che parlano di sanzioni mentre alimentano l’economia iraniana, nessuno delude di più della Germania. Avremmo giurato d’aver udito il cancelliere Angela Merkel dichiarare alla Knesset lo scorso 18 marzo che Berlino sente una responsabilità speciale verso la sicurezza di Israele e che sarebbe un disastro se l’Iran ottenesse armi nucleari. E che “dobbiamo impedirle che questo accada”. Ma la Germania continua ad essere il principale partner commerciale europeo dell’Iran. Ora giunge notizia che il mese scorso l’ambasciatore tedesco a Teheran, Herbert Honsowitz, contravvenendo alle linee guida dell’Unione Europea, ha mandato il suo attacché militare a presenziare a una parata militare iraniana. Honsowitz, sempre “pragmatico”, è uno dei più forti fautori delle relazioni fra Germania e Iran, commercio compreso.
Questo giornale prende alla lettera la promessa di “cancellare Israele dalla carta geografica” fatta da Ahmadinejad il 26 ottobre 2005 a un convegno sinistramente intitolato “Il mondo senza sionismo”. Non è nostra intenzione far rullare tamburi di guerra. Ma se – il cielo non voglia – un conflitto dovesse derivarne, la responsabilità ricadrà su coloro che hanno deriso i pericoli, che hanno scartato l’opzione della forza dall’agenda negoziale internazionale e che hanno indebolito le sanzioni. E ricadrà soprattutto su coloro che hanno alimentato l’economia iraniana, standosene comodamente a guardare una parata militare dove sfilavano i missili Shihab.

(Da: Jerusalem Post, 16.10.08)

Nella foto in alto: Parata militare a Teheran (foto d’archivio). La scritta sul missile balistico Shahab 3 dice: “Israele deve essere sradicato e cancellato dalla storia”.

Vedi anche:

Le (istruttive) menzogne di Ahmadinejad

http://www.israele.net/sezione,,1510.htm

Lo strano caso della tracotanza iraniana

http://www.israele.net/sezione,,966.htm