“Fate a meno di chiamarmi”

Il concetto stesso di boicottaggio accademico è un ossimoro

di Amnon Rubinstein

image_2554Un mio studente del corso di multiculturalità stava preparando un elaborato sulla cultura ispanica negli Stati Uniti. Il saggio più importante su questo argomento è stato pubblicato dal professor David Branwell della National University of Ireland, e così il mio studente ha inviato un messaggio e-mail a Branwell chiedendogli se la sua posizione sull’educazione bilingue in America fosse cambiata o meno. Al che il professore ha risposto: “Sono spiacente, ma abbiamo decretato un boicottaggio accademico contro Israele al tempo dell’invasione israeliana di Gaza”.
A mia volta ho scritto un messaggio e-mail a Branwell, chiedendogli quale fosse l’organismo che aveva decretato il boicottaggio e se vi fossero e quali fossero le condizioni in cui il boicottaggio sarebbe terminato. Sto ancora aspettando una risposta; a meno che il boicottaggio non si applichi anche alle informazioni ad esso relative.
Restano naturalmente senza risposta tutti gli altri interrogativi: dove erano i professori irlandesi negli otto lunghi anni durante i quali i civili israeliani venivano costantemente bombardati dalla striscia di Gaza? E dove sono oggi, riguardo a Gilad Schalit contro il quale vengono perpetrati in questo preciso momento tutta una serie di crimini di guerra?
Ma, dal mio punto di vista, il fatto che un esimio professore si rifiuti di rispondere al quesito di uno studente è di per sé la migliore prova della perniciosa natura di questo boicottaggio: non solo sono faziosi e intolleranti, ma il concetto stesso di boicottaggio accademico è un ossimoro.
Tutta l’idea della libertà accademica consiste nel libero scambio di conoscenze e nozioni. Rifiutarsi di rispondere al quesito di uno studente attesta la profondità dell’odio puro e semplice che sta all’origine di questo boicottaggio irlandese.
Questa realtà di fatto non è certo resa più lieve dalla consapevolezza che vi sono anche ebrei e israeliani che prendono parte a questa campagna di odio. In effetti, non viene in mente nessun altra nazione al mondo – comprese le più bestiali dittature – contro la quale venga condotta una incessante campagna così velenosa.
Israele dovrebbe rispondere a questo genere di boicottaggi? O dovrebbe piuttosto relegarli nella pattumiera della storia del pregiudizio? Reagire al boicottaggio può attirare ancora più attenzione sui suoi perpetratori; d’altra parte non fare nulla può incoraggiare la diffusione del fenomeno.
Forse la risposta migliore e più naturale è quella di troncare i legami accademici con qualunque istituzione accademica che adotti una politica di boicottaggio contro gli accademici israeliani: “Se voi non volete parlare con me, io farò a meno di parlare con voi”.
Una risposta che non deve vedere in alcun modo coinvolto il governo, giacché si tratta di una questione squisitamente accademica. Dovrebbe invece essere intrapresa dalle università stesse o attraverso il Consiglio Accademico. Dovrebbero essere resi pubblici i nomi delle istituzioni e delle università che partecipano a questo boicottaggio, cosicché non vengano invitati a nessun convegno in Israele né godano degli altri vantaggi della cooperazione scientifica con studiosi ed enti accademici israeliani.
Davvero questa è la mia personale risposta ai boicottatori: fate a meno di chiamarmi, e io non vi chiamerò.

(Da: Jerusalem Post, 8.07.09)

Nella foto in alto: Amnon Rubinstein, autore di questo articolo

Si veda anche:

A proposito del boicottaggio britannico

http://www.israele.net/sezione,,1733.htm

“Un organismo di ricercatori universitari che vota senza nemmeno accertare i fatti”

http://www.israele.net/articolo,669.htm