Forse Abu Mazen intende ridimensionare la pretesa del ritorno

Crescono le aspettative in vista del summit palestinese di martedì al Cairo.

image_618Crescono le aspettative in vista del summit palestinese di martedì al Cairo, che vede la partecipazione di capi e rappresentanti di tredici diverse fazioni palestinesi riunite per cercare di raggiungere una sospensione ufficiale degli attacchi contro Israele.
I colloqui, sponsorizzati dal governo egiziano, rappresentano la prima occasione di questo tipo da quando Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si è insediato alla presidenza dell’Autorità Palestinese.
Secondo quanto riportato lunedì dal quotidiano arabo edito a Londra A-Sharq al-Awsat, Abu Mazen potrebbe cogliere l’occasione per inaugurare un nuovo approccio palestinese agli imminenti negoziati con Israele, annunciando anche una nuova posizione sulla questione del cosiddetto “diritto al ritorno” (all’interno di Israele dei profughi palestinesi e di tutti i loro discendenti). Secondo A-Sharq al-Awsat, infatti, Abu Mazen potrebbe informare i rappresentanti della varie fazioni palestinesi che non sarà possibile garantire a tutti i profughi (e loro discendenti) il ritorno in “terra palestinese” e che coloro che non lo potranno fare riceveranno indennizzi economici.
Il cosiddetto “diritto al ritorno”, considerato da tutti i governi israeliani inaccettabile in quanto equivalente a una sorta di “diritto di invasione”, è stato uno dei pochi nodi cruciali che hanno fatto naufragare i negoziati di pace a Camp David nel luglio 2000.
Nel frattempo, in una rara intervista ai media israeliani, Abu Mazen ha ripetuto domenica al Canale Uno della tv israeliana che, durante i colloqui di questa settimana al Cairo, i palestinesi potrebbero dichiarare un cessate il fuoco ufficiale verso Israele. “Recentemente abbiamo concordato un periodo di calma – ha spiegato Abu Mazen – Ora al Cairo, a Dio piacendo, dichiareremo una hudna [tregua provvisoria] da parte di tutti i gruppi palestinesi, per dare una possibilità alla ripersa del processo di pace”.
La cessazione delle violenze, insieme alla fine dell’istigazione all’odio e allo smantellamento dei gruppi terroristici, è una delle condizioni previste dalla Road Map per la ripresa del processo di pace.
Al vertice del Cairo prendono parte rappresentanti di Hamas, Jihad Islamica, Fatah, Fronte Popolare, Fronte Democratico, Partito Comunista e altri gruppi minori, oltre a funzionari dell’Autorità Palestinese. Hamas e Jihad Islamica tuttavia saranno rappresentate all’incontro dai dirigenti – più intransigenti – di stanza a Damasco: Khaled Mashaal per Hamas, Ramadan Shallah per Jihad islamica.
Funzionari dell’Autorità Palestinese a Ramallah esprimono cautela riguardo alla prevista dichiarazione di tregua ufficiale, dicendo che le fazioni potrebbero concordare semplicemente un’estensione per altri due mesi del periodo di calma ufficioso. Il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhari ha già dichiarato che, nelle attuali circostanze, la sua organizzazione non intende accettare una tregua formale.
Israele ha più volte manifestato preoccupazione per il fatto che un periodo di tranquillità non accompagnato da decise misure per il disarmo dei gruppi terroristici possa risolversi in un vantaggio per i terroristi stessi, che potrebbero approfittare della relativa calma per riarmarsi e riorganizzarsi dopo le sconfitte subite ad opera delle Forze di Difesa israeliane.

(Da: Jerusalem Post, israele.net, 14.03.05)

Vedi anche:
Un negoziato onesto e coraggioso

http://www.israele.net/sections.php?id_article=197&ion_cat=18