Già da tempo quella tra Usa e Iran non è più una semplice “guerra fredda”

E la lobby ebraico-israeliana non c’entra nulla.

Di Jonathan Schachter e Yoel Guzansky

image_2985Secondo una certa corrente di pensiero sulla politica estera americana, la “lobby israeliana” o “lobby ebraica” o semplicemente “gli ebrei” controllano e manipolano gli Stati Uniti, fra l’altro per spingere Washington a combattere guerre per conto di Israele.
Non è certo un’accusa nuova. Il noto falso dei primi del XX secolo “Protocolli dei Savi di Sion” già parlava della supposta capacità degli ebrei di “reagire con le armi dell’America”. Più di recente, l’operazione Iraqi Freedom avrebbe fornito la prova, secondo costoro, del perdurante “controllo ebraico”, a dispetto del fatto che tutti i sondaggi del 2003 indicassero fra gli ebrei americani un sostegno alla guerra assai minore di quello rilevato nella popolazione americana generale; e a dispetto del fatto che, a quanto risulta, persino diversi rappresentanti ufficiali israeliani avessero sconsigliato l’invasione prevedendo molti dei suoi probabili effetti collaterali, compreso il rafforzamento dell’Iran.
La versione più recente della bufala cospiratoria asserisce che Israele e suoi sostenitori si affannerebbero per spingere verso un attacco americano contro gli impianti nucleari iraniani allo scopo di impedire o ritardare l’acquisizione da parte di Teheran di armi atomiche.
Tra i loro vari argomenti, alcuni più convincenti, altri meno, gli avversari dell’intervento militare puntualmente sottolineano che un tale attacco invischierebbe gli Stati Uniti in una terza, inutile guerra con uno stato islamico. L’argomento rispecchia una basilare incomprensione della situazione. Eventuali attacchi aerei su obiettivi specifici, con l’obiettivo limitato di danneggiarli o distruggerli, è cosa ben diversa dalle invasioni e prolungate occupazioni americane di Iraq e Afghanistan. D’altra parte, come dimostrano i documenti recentemente diffusi da WikiLeaks¸ Iran e Stati Uniti sono già in guerra fra loro. Quei documenti non fanno che rafforzare precedenti valutazioni già rese pubbliche da resoconti di stampa, audizioni al Congresso da parte di funzionari militari e diplomatici, rapporti della Defense Intelligence Agency e del Congressional Research Service, dai quali tutti emerge che l’Iran ha svolto un ruolo imporrante e attivo non solo nel destabilizzare l’Iraq, ma anche nel bersagliare il personale militare americano. Membri della Forza al-Kuds dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e di Hezbollah, sponsorizzati dall’Iran, hanno addestrato, equipaggiato e diretto gli insorti sciiti iracheni. Il New York Times e altri hanno riportato dettagliatamente le attività di alcuni di questi gruppi, fra le quali la fornitura di sofisticati sistemi d’arma (ad es. razzi, mortai, missili anti-aerei e ordigni anti-blindati, questi ultimi utilizzati in imboscate stradali contro forze americane con enormi conseguenze letali); addestramento ai rapimenti, al cecchinaggio e all’uso di esplosivi; ideazione e pianificazione dell’assassinio di esponenti iracheni, ecc. In almeno un’occasione risulta che dei soldati iraniani abbiano direttamente impegnato in uno scontro a fuoco una pattuglia congiunta americano-irachena sul versante iracheno della frontiera.
Prese nel loro insieme, queste azioni configurano un’attività ostile che va molto al di là del semplice tentativo di indebolire la politica estera americana con gli strumenti della diplomazia: Iran e Stati Uniti stanno di fatto combattendo una guerra, e certamente più aperta di una guerra fredda. In concreto, l’impegno americano in Iraq è risultato molto più sanguinoso a causa degli sforzi iraniani.
La cricca devota alla tesi “lobby israeliana/guerre degli ebrei” vedrà senza dubbio nel coinvolgimento iraniano in Iraq una “naturale” reazione alla guerra a cui i sostenitori d’Israele avrebbero “costretto” gli Stati Uniti e i loro alleati. O si cullerà nella fantasticheria secondo cui, senza Israele come alleato degli Usa, non vi sarebbe nessuna inimicizia fra Iran, Stati Uniti e occidente. Certamente né i fascicoli di WikiLeaks né qualsiasi altra prova potrà spezzare la logica distorta che si autoalimenta con le teorie sulla cospirazione ebraica.
Ponderate e convincenti argomentazioni possono essere avanzate, e sono state avanzate, sia a favore sia contro un raid americano sugli impianti nucleari iraniani. Ma la preoccupazione che tale attacco darebbe inizio a una guerra iraniano-americana non è una di queste: quella guerra è già iniziata da tempo, anche se fino ad oggi solo una delle due parti dispone di armi nucleari.

(Da: Jerusalem Post, 10.11.10)

Si veda anche:

Il giro d’onore in Libano del vittorioso Ahmadinejad

http://www.israele.net/articolo,2963.htm