Giordania: Dottor Pace e Mr. Apartheid

I transgiordani non possono disporre a loro piacimento dei diritti dei loro concittadini di origine palestinese

Da un articolo di Mudar Zahran

image_2916Nel gennaio scorso alla televisione nazionale giordana Faisal al-Fayez, senatore giordano ed ex primo ministro, ha minacciato Israele con “6 milioni di attentatori suicidi giordani”. Fayez è considerato uno dei funzionari giordani più vicini a re Abdullah II, ed è anche un leader della tribù Bani Sakher che storicamente domina le posizioni più importanti nel regno hascemita. Un altro membro della tribù, il vice primo ministro e ministro dell’interno Nayef al-Qadi, ha preso le difese della politica ufficiale volta a spogliare della cittadinanza i giordani di origine palestinese: una politica che finora ha determinato la snaturalizzazione di oltre 2.700 persone, stando a un recente rapporto di Human Rights Watch. In un’intervista a un giornale panarabo edito a Londra, Qadi ha detto che “la Giordania dovrebbe essere ringraziata per aver preso posizione contro le ambizioni israeliane di svuotare la terra palestinese dalla sua popolazione”, cosa che egli descrive come “l’obiettivo segreto israeliano di imporre una soluzione al problema dei profughi palestinesi a spese della Giordania”. E poi lo stesso re Abdullah, con un gesto di rara insensibilità verso Israele, ha esteso condoglianze ufficiali alla famiglia a ai seguaci di Muhammad Hussein Fadallah, il leader spirituale di Hezbollah recentemente scomparso.
Le ragioni della recente linea di ostilità della Giordania verso Israele sono profondamente radicate nella struttura stessa dello stato. La Giordania è un paese a maggioranza palestinese che tuttavia concede ai palestinesi poca o nessuna possibilità di coinvolgimento in tutti gli enti ed organismi, politici o esecutivi. Questa assenza di rappresentanza politica e legislativa dei giordani di origine palestinese è stata rafforzata da decenni di sistematica esclusione da tutti gli ambiti della vita sociale fino al punto di privarli di diritti civili fondamentali in materie come istruzione, impiego, abitazione, previdenza statale e perfino nelle potenzialità d’impresa; il tutto sviluppato in un apartheid di fatto non diverso da quello che era in vigore in Sud Africa, a parte la ratifica ufficiale.
Questo ben oliato sistema di apartheid ha creato vantaggi sostanziosi per gli abitanti originari di Transgiordania che dominano in tutti i posti importanti del governo e delle forze armate, insieme a uno stretto controllo delle agenzie di sicurezza, in particolare l’influente Jordanian General Intelligence Department; col risultato che le tribù transgiordane acquisiscono sempre maggiore supremazia sui loro connazionali di origine palestinese. Il fatto che i transgiordani si trovino molto bene nella situazione attuale dà motivo ai funzionari giordani di preservare lo status quo e di adoperarsi per estenderlo, tanto più che l’inerme maggioranza palestinese non ha voce in capitolo e può fare ben poco contro queste condizioni.
La determinazione dei transgiordani di mantenere i loro privilegi è rimasta incontrastata fino ad anni recenti quando la comunità internazionale, mentore del processo di pace, ha introdotto nelle sue dinamiche uno degli impegni più critici della Giordania nel trattato di pace con Israele, quello secondo cui la Giordania è tenuta a negoziare le condizioni delle persone sfollate da entrambe le parti.
Quando i giordani di origine palestinese si spostarono in Giordania, nel 1967, erano cittadini giordani che legalmente si trasferivano all’interno del loro stesso paese, giacché diciannove anni prima la Giordania aveva dichiarato la Cisgiordania parte integrante del regno hascemita. Quindi, lo spostamento dei palestinesi in Giordania era paragonabile allo spostamento di un americano da New York al New Jersey (o di un italiano da una regione a un’altra): un fatto difficile da assorbire per il governo giordano, in quanto impone che i cittadini di origine palestinese siano eguali agli altri sul piano dei diritti e quindi che abbiano diritto di rappresentanza politica. Questo concetto avrebbe inferto un colpo all’élite privilegiata dominante, e dunque ha suscitato tra i transgiordani una drammatica impennata del nazionalismo estremista e un ampio sostegno alle politiche di apartheid del governo, che spingono i palestinesi a credere che dovrebbero ritornare in “Palestina” come loro paese d’origine.
Dal 2008 i transgiordani abbracciano l’ostilità verso Israele facendo voto di “liberare la Palestina” come pretesto per escludere ulteriormente i giordani di origine palestinese, invocandone una generale snaturalizzazione allo scopo di esercitare pressione su Israele. Richieste in questo senso hanno trovato larga eco sui mass-media, che sono strettamente controllati dai servizi segreti giordani. I nazionalisti estremisti si sono spinti fino ad allinearsi con i fondamentalisti islamisti pur di propugnare la loro causa, in quanto entrambi hanno interesse a trasformare i giordani di origine palestinese in profughi piuttosto che cittadini. I salotti conservatori nazionalisti anti palestinesi/anti israeliani di Amman chiedono di minacciare Israele con quella che descrivono come la bomba demografica palestinese, cioè spedendo palestinesi in Israele.
Lo stato giordano sembra sottoscrivere quest’idea attraverso il sostegno al processo in atto volto a spogliare i palestinesi in Giordania dei loro diritti di cittadinanza. Benché ciò sia stato fatto finora solo a poche migliaia di persone, la cosa viene vista come una vittoria dei nazionalisti estremisti.
Ma si tratta di una tendenza che pone una grave minaccia alla stabilità regionale e alla sicurezza nazionale di Israele. La Giordania non può mantenere la sua politica di apartheid. La comunità internazionale deve mettere in chiaro alla Giordania che la pace e l’integrazione dei suoi stessi cittadini non sono favori che fa a Israele o a qualunque altro paese.

(Da: Jerusalem Post, 24.07.10)

Nell’immagine in alto: Una mappa turistica della Giordania (tuttora presente su internet) comprendente anche la Cisgiordania.

Si veda anche:

Riportare la Giordania nell’equazione della pace

http://www.israele.net/articolo,2896.htm

Responsabilizzare la Giordania

http://www.israele.net/articolo,2743.htm

Perché due stati (palestinesi)?

http://www.israele.net/articolo,2557.htm

Tornare all’opzione giordana

http://www.israele.net/articolo,2496.htm

Ampliare lo sguardo

http://www.israele.net/articolo,2493.htm