Giornata della Nakba, giornata dell’insolenza

Quelli che allora rifiutarono il compromesso, oggi vogliono alimentare lo scontro.

Di Dan Margalit

image_3420Anche quest’anno il bel tempo e i bei parchi nazionali hanno fatto da cornice al tradizionale barbecue delle famiglie israeliane in occasione di Yom Ha’atzmaut, la 64esima festa dell’indipendenza. Come sempre, la maggioranza ebraica d’Israele ha mostrato tolleranza e comprensione verso la riluttanza della minoranza araba a prendere parte ai festeggiamenti generalizzati e spontanei che caratterizzano questa giornata. Se e quando, un bel giorno, arriveremo a una vera pace, forse i due popoli saranno capaci di ritrovarsi in questa giornata per celebrare l’indipendenza da ogni dominio straniero: la cacciata dei turchi, cui fece seguito il dominio britannico. Ma i popoli ebraico e palestinese sono ancora molto lontani da quel fausto giorno.
Ecco perché l’Israele ebraico capisce le riserve di certi arabi israeliani rispetto ai simboli dell’indipendenza dello Stato d’Israele. Da questo settore della popolazione ci si aspetta che rispetti le celebrazioni di Yom Ha’atzmaut, non che vi partecipi. Esattamente come ha fatto il giudice della Corte Suprema Salim Joubran che si è rispettosamente alzato in piedi durante l’esecuzione dell’inno nazionale, ma non ne ha cantato personalmente le parole. Un comportamento che è stato guardato con comprensione (lo ha fatto esplicitamente lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu).
Ma la leadership araba in Israele non si accontenta di astenersi. Vuole attivamente protestare contro la ritrovata libertà che il popolo ebraica celebra a Yom Ha’atzmaut. È così che la giornata dell’Indipendenza d’Israele viene trasformata in una sequela di manifestazioni da giornata della Nakba (“catastrofe”), come per affermare che la nascita d’Israele costituisca in se stessa una “catastrofe”.
Sì, è vero, c’è stata una “catastrofe”: fu quando gli arabi d’Israele respinsero con aggressività ed anche con la violenza il piano approvato dall’Onu il 29 novembre 1947 per la spartizione del paese in due stati (uno ebraico e uno arabo). Il giorno dopo venivano già assassinati cinque ebrei. La guerra che ne seguì, iniziata come un’eruzione di scontri e battaglie non ufficiali fra eserciti di fortuna, crebbe fino a diventare un furibondo attacco mortale contro la popolazione ebraica del paese. Fortunatamente la popolazione ebraica, allora in minoranza, fu abbastanza forte da respingere quell’attacco.
Gli arabi israeliani che non desiderano festeggiare Yom Ha’atzmaut con il tradizionale barbecue, farebbero bene ad approfittare di questa giornata per porsi qualche domanda: cosa accadde di preciso 64 anni fa? Come fu possibile che gli ebrei porgessero ancora una volta la mano in pace e furono rifiutati? Persino sul fronte Tel Aviv-Giaffa, dove in effetti un cessate il fuoco era stato raggiunto, i capi nazionalisti arabi forzarono gli arabi del posto a violare la tregua e aprire il fuoco sulla più importante città ebraica. Ma quando l’assaltò fallì, tornarono a lamentarsi del loro triste destino. La verità è che si procurarono da soli quella “Nakba”, e l’incapacità della piazza araba di capirlo potrebbe benissimo costituire il vero grande ostacolo sulla via della pace. Su questo argomento consiglieri loro di leggere perlomeno il libro del professor Benny Morris.
È un dato di fatto che il proposito era quello di ammazzare tutti gli ebrei, ma è anche vero che migliaia di arabi della Terra d’Israele ebbero a soffrirne grandemente. Per la maggior parte preferirono diventare profughi e poi, anziché infuriarsi coi loro fratelli che si rifiutavano di integrarli in Siria e in Libano e nella striscia di Gaza (in Giordania fu diverso), se la presero a morte con gli ebrei che avevano osato difendersi.
Possiamo e dobbiamo mostrare comprensione per i loro amari ricordi. Ma se devono essere celebrati in un determinato giorno, è ingiusto farlo il 5 di Iyar, la data del calendario ebraico in cui noi celebriamo la nostra ritrovata libertà e indipendenza. Commemorare la giornata della “catastrofe” proprio nel giorno in cui Israele celebra la propria indipendenza indica solo un’insolente volontà di alimentare lo scontro.

(Da: Israel HaYom, 27.4.12)

Nella foto in alto: Dan Margalit, autore di questo articolo

Si veda anche:

Parliamo una buona volta di profughi: quelli ebrei. Un convegno a Gerusalemme per portare un minimo di equità nelle “narrazioni” contrapposte”

http://www.israele.net/articolo,3414.htm

Profughi di Serie A e profughi di Serie B. Su YouTube, un video esplicativo del vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon

http://www.israele.net/sezione,,3339.htm

È tempo di rottamare l’Unrwa. Gonfia il problema dei profughi, dilapida gli aiuti internazionali, impedisce la soluzione a due stati

http://www.israele.net/articolo,3363.htm

“Israele accolse i suoi profughi, gli arabi no”. Ambasciatore d’Israele all’Onu: “Se sentite un leader palestinese dire ‘due stati per due popoli’, telefonatemi subito”.

http://www.israele.net/articolo,3300.htm

Quella coazione a ripetere gli errori all’origine della Nakba. Se guardassero con obiettività al 1948, i palestinesi vedrebbero che stanno ripetendo gli stessi errori

http://www.israele.net/articolo,3134.htm

Nakba: la responsabilità che gli arabi non vogliono ammettere. Se vogliamo muovere verso una soluzione a due stati, bisogna esigere un minimo di autocritica

http://www.israele.net/articolo,3133.htm

La falsa “narrazione palestinese” semplicemente non va insegnata come storia. Per lo stesso motivo per cui non si insegna una “narrazione tedesca” della seconda guerra mondiale

http://www.israele.net/articolo,2976.htm

Quando anche ad Abu Mazen scappa detta la verità storica. Nessuna cacciata ad opera degli ebrei, nelle memorie del presidente palestinese

http://www.israele.net/articolo,2596.htm

Naqba e Giornata dell’Indipendenza. Qualche richiamo di storia a proposito di giustizia nella nascita di uno stato

http://www.israele.net/articolo,1225.htm

Rifiuto della spartizione e mito dell’esproprio: ambiguità e intransigenze caratterizzarono la posizione araba di fronte all’impresa sionista. Quando l’Unità scriveva: “La lotta antiebraica è lotta contro il progresso e la civiltà”

http://www.israele.net/sezione,,2138.htm