Gli “altri” palestinesi, quelli dimenticati in Siria

Quando i palestinesi subiscono crimini da parte degli arabi, improvvisamente non interessano più a nessuno

Di Khaled Abu Toameh

Khaled Abu Toameh, autore di questo articolo

Khaled Abu Toameh, autore di questo articolo

La comunità internazionale sembra aver dimenticato che palestinesi se ne trovano anche al di fuori di Cisgiordania e striscia di Gaza. Questi “altri” palestinesi vivono in paesi arabi come la Siria, la Giordania e il Libano, ma evidentemente i tanti e gravi torti che subiscono non interessano affatto alla comunità internazionale. Solo i palestinesi che vivono in Cisgiordania e nella striscia di Gaza attirano l’attenzione del mondo. Per quale motivo? Perché sono le persone che la comunità internazionale brandisce come un’arma contro Israele.

Quasi 3.500 palestinesi sono stati uccisi in Siria dal 2011. Ma poiché sono stati uccisi dagli arabi e non dagli israeliani, la cosa non fa notizia sui grandi mass-media e non interessa agli enti che si occupano di “difesa dei diritti umani”. La cifra è stata diffusa a fine agosto dall’Action Group For Palestinians of Syria, fondato a Londra nel 2012 con l’obiettivo di documentare le sofferenze dei palestinesi in Siria e aggiornare le liste delle vittime, dei prigionieri e delle persone scomparse, per inserirle nei database degli enti a difesa dei diritti umani. Eppure, gli enti che si occupano della “difesa dei diritti umani” non rivolgono particolare attenzione a questi dati: sono troppo impegnati a occuparsi di Israele.

Concentrando esclusivamente la loro attenzione sui palestinesi che vivono in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, questi enti cercano continuamente di incolpare Israele di ogni possibile malefatta ignorando i crimini perpetrati dagli arabi contro i loro fratelli palestinesi. Questa ossessione per Israele, che talvolta rasenta il ridicolo, reca un gran danno grave alle vittime palestinesi di crimini arabi.

Secondo i dati forniti dall’Action Group For Palestinians of Syria, 85 palestinesi sono stati uccisi in Siria nel corso del 2011, il primo anno della guerra civile. L’anno successivo il numero è salito a 776. Nel 2013 è stato registrato il più alto numero di vittime palestinesi: 1.015. Nel 2014 i palestinesi uccisi in Siria sono stati 724 e l’anno seguente 502. Dall’inizio di quest’anno fino a tutto luglio, approssimativamente altri 200 palestinesi hanno perso la vita in Siria. Ma come sono stati uccisi? Il gruppo afferma che sono morti sotto i bombardamenti, durante scontri armati, sotto tortura in prigione e a causa del durissimo assedio imposto ai loro campi in Siria.

Il “campo” palestinese di Yarmouk, a 8 km dal centro di Damasco (Siria)

Eppure, l’Autorità Palestinese di Ramallah non sembra preoccuparsi più di tanto della grave situazione in cui versa la sua gente in Siria. Tutto ciò che importa all’Autorità Palestinese è accusare Israele di ogni cosa di cui essa è, in realtà, la prima responsabile. Per il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e i suoi alti funzionari in Cisgiordania, i palestinesi in Siria semplicemente non contano. Anzi, lascia sbalorditi il fatto che la dirigenza dell’Autorità Palestinese stia cercando di migliorare le relazioni con il regime di Assad in Siria, quello stesso regime che uccide, imprigiona e tortura ogni giorno decine di palestinesi. La recente inaugurazione di una nuova ambasciata dell’Autorità Palestinese a Damasco ha fatto infuriare molti palestinesi di Siria. “Hanno venduto i palestinesi di Siria per riconciliati con il regime”, ci ha detto un palestinese residente in quel paese. Un altro ha commentato: “Adesso sappiamo perché diverse delegazioni dell’Olp si sono recate in Siria di recente. Cercavano di riallacciare i rapporti con il regime, non di garantire la sicurezza dei nostri campi né di chiedere il rilascio dei palestinesi detenuti nelle prigioni [siriane]”. Altri accusano la dirigenza dell’Autorità Palestinese di “sacrificare il sangue dei palestinesi”. L’apertura di una nuova ambasciata a Damasco sarebbe, secondo loro, la ricompensa offerta all’Autorità Palestinese per essersi disinteressata delle sorti dei palestinesi in Siria. Molti palestinesi lamentano il fatto che diplomatici e rappresentanti dell’Autorità Palestinese a Damasco abbiano ignorato tutti gli appelli lanciati loro in passato.

I mass-media internazionali continuano a pubblicare articoli sulla “crisi idrica” nelle città e nei villaggi palestinesi in Cisgiordania: un tema che viene riproposto praticamente ogni estate quando qualche giornalista straniero si mette alla ricerca di notizie negative su Israele. E non c’è nulla di più gratificante che incolpare Israele della “crisi idrica” in Cisgiordania. Ma quanti giornalisti occidentali si sono presi la briga di informarsi sulla carenza d’acqua che affligge i palestinesi del campo di Yarmouk, in Siria? Qualcuno sa che questo campo è rimasto senza rifornimento di acqua per più di 720 giorni, ed è senza elettricità da tre anni? Yarmouk, che si trova a soli otto chilometri dal centro di Damasco, è il più grande campo palestinese in Siria. O piuttosto, lo era. Nel giugno 2002 vivevano a Yarmouk 112.000 palestinesi. Alla fine del 2014 la popolazione del campo era ridotta a meno di 20.000. E secondo fonti mediche, molti dei residenti del campo sono affetti da una quantità di malattie.

Sono cifre a dir poco allarmanti, ma non per la dirigenza dell’Autorità Palestinese, per i grandi mass-media occidentali o per le organizzazioni dei “diritti umani”. Nessun campanello d’allarme è suonato riguardo agli oltre 12.000 palestinesi che languono nelle prigioni siriane senza il diritto di vedere un avvocato né i famigliari. Tra loro, 765 minorenni e 543 donne. Secondo fonti palestinesi, negli ultimi anni almeno 503 palestinesi sono morti sotto tortura. Le fonti affermano che alcune prigioniere palestinesi sono state stuprate dalle guardie e durante gli interrogatori. Huda, una ragazza di 19 anni di Yarmouk, ha raccontato d’essere rimasta incinta dopo aver subito ripetuti stupri di gruppo per 15 giorni in un carcere siriano. “Sono arrivati a violentarmi più di dieci volte in un giorno” ha raccontato Huda, aggiungendo d’aver patito per questo forti emorragie e perdite di coscienza. Ha anche raccontato, in un’intervista di un’ora, come sia stata rinchiusa per tre settimane in una cella dove c’erano i corpi di altri prigionieri torturati a morte.

Bambini palestinesi fuggiti dal campo di Yarmouk, in Siria, e ospitati nel campo di Ain el-Helweh, in Libano

Storie come questa non vengono quasi mai riportate dai giornali occidentali, né vengono discusse nei convegni delle varie organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei diritti umani, e nemmeno alle Nazioni Unite. Gli unici palestinesi di cui il mondo parla sono quelli detenuti in Israele. La dirigenza dell’Autorità Palestinese non perde occasione di chiedere il rilascio dei palestinesi incarcerati in Israele, per la maggior parte accusati o già condannati per terrorismo. Ma quando si tratta delle migliaia di persone torturate in Siria, i dirigenti dell’Autorità Palestinese di Ramallah sono straordinariamente silenziosi. Per completezza bisogna ricordare che le fazioni palestinesi Fatah e Hamas hanno effettivamente contattato, in alcune occasioni, le autorità siriane riguardo ai prigionieri, ma era solo per chiedere il rilascio di alcuni loro membri.

A quanto risulta, tre campi palestinesi in Siria sono ancora assediati dall’esercito del regime e dai gruppi fantoccio palestinesi al suo servizio. Yarmouk, ad esempio, è sotto assedio da più di 970 giorni, mentre il campo di Al-Sabinah da più di 820 giorni. Il campo di Handarat sta subendo la stessa sorte da più di 1.000 giorni. La maggior parte degli abitanti di questi campi è stata costretta a fuggire dalle proprie case. A Yarmouk, 186 palestinesi sono letteralmente morti per fame o per mancanza di cure mediche. Più del 70% del campo di Daraa è stato completamente distrutto dai ripetuti bombardamenti ad opera dell’esercito siriano e altre milizie.

I palestinesi in Siria sarebbero stati assai più fortunati se si fossero trovati in Cisgiordania o nella striscia di Gaza perché di certo non sarebbero sfuggiti all’attenzione della comunità internazionale e dei suoi mass-media. Ogni volta che i giornalisti occidentali impiegano tutto il loro tempo a occuparsi dei palestinesi trattenuti ai posti di controllo israeliani, ignorando le bombe sganciate dai militari siriani sulle zone abitate da palestinesi in Siria, dovremmo chiederci che lavoro stiano davvero facendo.

(Da: gatestoneinstitute.org, 31.8-5.09.16)