Hamas: Il governo di unità nazionale palestinese non riconoscerà Israele

Continua la serie di dichiarazioni di Hamas contro la coesistenza e la pace

image_1436Hamas ha dichiarato che l’agenda del previsto governo di unità nazionale palestinese, concordato con Fatah, non comprenderà alcun riconoscimento di Israele, né accetterà la soluzione “due stati-due popoli”.
“Respingiamo la soluzione due-stati, che è la visione del presidente americano George Bush – ha detto martedì il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum – perché essa rappresenta un chiaro riconoscimento di Israele. La nostra posizione a questo proposito resta immutata. Noi ci rifiutiamo di far parte di in un governo che riconosca Israele”.
In un’intervista pubblicata sempre martedì dal quotidiano egiziano Al-Aharam, il capo del Politburo di Hamas all’estero Khaled Mash’al, che fa base a Damasco, ha dichiarato che il governo guidato dal suo gruppo è servito per svelare l’inconsistenza dell’Autorità Palestinese. “L’entrata di Hamas nel governo dell’Autorità Palestinese – ha detto Mash’al – ha rappresentato un esperimento necessario, che rientra nella naturale evoluzione del nostro movimento. L’esperimento ha svelato l’incapacità dell’Autorità Palestinese di essere ente sovrano, e la sua mancanza di solide fondamenta”.

Nei nove mesi trascorsi da quando è salita al governo dell’Autorità Palestinese, Hamas non ha mai cambiato le proprie posizioni: si rifiuta di riconoscere Israele e la sua legittimità, insiste che i precedenti accordi di pace israelo-palestinesi vanno accettati solo nella misura in cui servono gli interessi palestinesi, ribadisce la rivendicazione su tutta la Palestina storica dal mare e Giordano, e offre, in cambio di uno stato palestinese provvisorio all’interno dei confini pre-‘67, niente più che una hudna (tregua temporanea). Inoltre, Hamas ha continuato in tutti questi mesi ad esprimere riserve circa la cosiddetta iniziativa araba o saudita del 2002, a sostenere la lotta armata, la jihad (guerra santa) e la presa in ostaggio di soldati israeliani.
Quelle che seguono sono solo alcune dichiarazioni recenti rilasciate da esponenti di Hamas.

Capo del Politburo di Hamas Khaled Mash’al, intervistato dal quotidiano Al-Hayat (12.10.06): “Perché mi si chiede di riconoscere la legittimità di un’entità occupante che sta sulla mia terra, quando vi sono milioni di palestinesi che provengono dalla terra su cui sta quella entità? È vero che esiste un’entità chiamata Israele, ma io non ho intenzione di riconoscerla”.

Ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud Al-Zahar, il 20 ottobre a una convention di Hamas a Khan Yunis (Al-Ayyam, 21.10.06): “Israele è una ignobile entità che è stata impiantata sul nostro suolo e non ha alcuna legittimità storica, religiosa o culturale. Non possiamo normalizzare i nostri rapporti con questa entità. La storia di questa regione ha dimostrato più e più volte che l’occupazione è transitoria. Migliaia di anni fa, i romani occuparono questa terra e alla fine se ne dovettero andare. Anche persiani, crociati e inglesi sono arrivati e se ne sono andati. I sionisti sono arrivati e anche loro se ne dovranno andare. Noi diciamo no al riconoscimento di Israele indipendentemente dal prezzo che dovremo pagare”.

Primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, durante un discorso a Khan Yunis (Al-Ayyam 14.10.06): “Israele vuole che Hamas giochi la carta del riconoscimento nella speranza che questo porti al suo riconoscimento da parte di altri paesi musulmani. Israele può anche essere stato riconosciuto da una parte del popolo palestinese e da alcuni stati arabi, ma vuole di più: vuole l’asso del riconoscimento da parte dell’islam, e vuole ottenerlo attraverso il governo palestinese di Hamas”.

Sulla questione della stato palestinese, il capo del Politburo di Hamas Khaled Mash’al ha dichiarato (Al-Hayat, 12.10.06): “Hamas ha accettato [di creare] uno stato palestinese entro i confini del 1967 e di fare una hudna [tregua provvisoria]. Come palestinese, sono interessato a uno stato palestinese e non sono interessato allo stato occupante. Perché si chiede ai palestinesi di accettare l’esistenza di due stati come parte dei loro principi e dei loro obiettivi? Lo stato sionista esiste. Io parlo solo del mio stato palestinese, che non esiste. Il mio obiettivo è concentrarmi sull’ottenere i miei diritti. Voglio creare il mio stato”.

Il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud Al-Zahar ha dichiarato (Al-Ayyam 21.10.06): “Noi vogliamo tutta la terra. Se ci si presenterà la possibilità, istituiremo uno stato su ogni centimetro di terra all’interno dei confini del 1967. Ma questo non implica in alcun modo che abbandoneremo il nostro diritto a tutte le terre di Palestina. Noi vogliamo tutta la Palestina: da Ras Naqura a Rafah e dal mare [Mediterraneo] al fiume [Giordano]”.

Comunicato di Hamas in occasione del 50esimo anniversario di Kafr Qassem (www.palestine-info.info, 30.10.06): “Noi non rinunceremo mai a un solo granello del suolo di Kafr Qassem [in Israele], non a un solo centimetro della terra palestinese rubata. Presto o tardi il nostro popolo ritornerà nelle terre, nelle città, nei villaggi da cui venne espulso”.

Vice capo del Politburo di Hamas Musa Abu Marzouq (Al-Ayyam, 18.09.06): “Hamas ha serie riserve circa l’iniziativa [della Lega Araba] del 2002 giacché essa comporta l’accettazione di due stati. Hamas respinge questo principio perché significa il riconoscimento di Israele”.

Capo del Politburo di Hamas Khaled Mash’al (Al-Hayat, 12.10.06): “Il problema non è l’iniziativa o i paesi arabi, bensì Israele e Stati Uniti che vogliono imporci i termini del Quartetto [Usa, Ue, Russia, Onu]. In passato ci è stato detto che l’iniziativa araba era solo un passo verso un obiettivo: diversi soggetti arabi e palestinesi ci dissero ufficialmente che accettare l’iniziativa araba era un passo importante per convincere la comunità internazionale che avevamo accettato le condizioni del Quartetto [riconoscimento Israele, ripudio violenza, accettazione accordi già firmati]. Dunque anche loro non sono interessati all’iniziativa in se stessa, ma soltanto al suo scopo finale. Cioè, a un passo verso l’accettazione delle condizioni del Quartetto”.

Primo ministro palestinese Ismail Haniyeh (www.palestine-info.info, 6.10.06): “La nostra legittimità si fonda sulla legittimità della jihad. Noi siano un governo nato dal grembo della lotta armata, dal grembo dei martiri. Noi siamo un governo che scaturisce dalla lotta armata e dalla jihad e dal desiderio di una lotta armata e di una jihad contro l’occupazione sionista”.

Portavoce del governo dell’Autorità Palestinese Ghazi Hamed (International Herald Tribune, 8.11.06): “Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra. È una nazione di bestie senza alcun valore umano, è una disgrazia per il mondo moderno”.

Nizar Rayan, esponente locale di Hamas, durante un comizio a Beit Hanoun (Ha’aretz, 8.11.06): “Combatteremo contro il cosiddetto Israele. Lanceremo i nostri razzi e i nostri martiri sacrificheranno la loro vita molto all’interno delle nostre terre occupate: colpiranno a Giaffa, a Haifa e dentro Ashdod. La battaglia continuerà. Non abbasseremo il fucile. Tutti noi siamo martiri potenziali. Presto arriverà la nostra vendetta: preparate bare e sacchi di plastica”.

Ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud Al-Zahar, intervistato da Al-Sharq al-Awsat (12.11.06): “Hamas non cambierà mai posizione indipendentemente dall’intensità delle pressioni. Non riconosceremo mai l’iniziativa araba: non accetteremo nulla che possa essere definito riconoscimento di Israele. Non ripeteremo l’esperienza fallimentare di Fatah. Il nostro piano è noto. Noi riteniamo di avere un diritto storico, e se non possiamo ottenere una vittoria adesso, questo non significa dichiararsi sconfitti. Su queste basi, la lotta armata espellerà l’occupante da ogni parte e istituirà un governo, senza cedere i nostri diritti sia alla terra sia al ritorno. Detto questo, se il mondo ce lo chiede, e se è nell’interesse del popolo palestinese, allora potremo accettare una tregua, ma non il riconoscimento”. Al-Zahar ha aggiunto che Hamas rifiuta la risoluzione di spartizione della terra in due stati, uno ebraico e uno arabo, votata dalle Nazioni Unite nel 1947, così come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242 del 1967, aggiungendo che Hamas non riconosce legittimità né alla comunità internazionale né alle sue organizzazioni.

(Da: YnetNews, MEMRI, israele.net, 14.11.06)

Nella foto in alto: Il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese Mahmoud Al-Zahar. Dietro di lui, il consueto simbolo di Hamas con l’immagine della terra intera (Israele è cancellato)

Si veda anche:

Braccio di ferro fra palestinesi sul ”documento dei detenuti”

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1267&ion_cat=18

Hamas e il piano saudita

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1204&ion_cat=18