I frutti delle guerre contro Hezbollah e Hamas

Il 2009 è stato uno degli anni migliori per la sicurezza nella regione

di Ron Ben-Yishai 1/2

image_2702Il 2009 era partito col piede sbagliato. Le Forze di Difesa israeliane combattevano nella striscia di Gaza mentre un fuoco di fila di razzi Hamas esplodeva sul sud di Israele. E tuttavia oggi la situazione della sicurezza è incommensurabilmente migliore. È vero che assistiamo ancora a saltuari lanci di Qassam e di mortai dalla striscia di Gaza, tanto che si contano 242 fra razzi e obici sparati sul territorio israeliano da gennaio a dicembre (la maggior parte dei quali nel periodo immediatamente successivo la fine dell’operazione anti-Hamas). Ma in confronto all’anno precedente, il 2009 ha visto un calo dei lanci del 90%. Nello stesso tempo è significativamente diminuito anche il numero degli attacchi tentati lungo la barriera fra striscia di Gaza e Israele, per lo più sottoforma di sparatorie che non hanno causato vittime. Ci sono stati due o tre casi di terroristi di Gaza che cercavano di sequestrare soldati o civili israeliani, ma sono stati rapidamente ed efficacemente sventati.
Sul fronte settentrionale la situazione è persino migliore. Negli ultimi tre anni, dopo la seconda guerra in Libano contro Hezbollah dell’estate 2006, i confini di Israele con Libano e Siria hanno goduto di una calma quasi senza precedenti. Benché alcuni razzi siano stati lanciati sulla Galilea, si è trattato di provocazioni minori ad opera di gruppi jihadisti globali che cercano di trascinare Hezbollah in un nuovo scontro con Israele. Tutti gli incidenti sul fronte nord, comprese le esplosioni di depositi di armi Hezbollah attribuite a Israele e i colpi sparati verso aerei israeliani in volo di perlustrazione sopra le basi Hezbollah in Libano, si sono dissolti alla velocità con cui erano comparsi.
Anche in Giudea e Samaria (Cisgiordania) assistiamo a una calma che non vi si vedeva da almeno sedici anni. Naturalmente quando si tratta di terrorismo il concetto di calma è sempre relativo, e infatti anche quest’anno abbiamo avuto sparatorie, aggressioni all’arma bianca, lanci di ordigni incendiari e sassaiole. Tuttavia vi sono stati meno incidenti rispetto agli anni precedenti, e nella maggior parte dei casi gli attacchi sono stati condotti da singoli individui.
Vi sono stati anche diversi tentativi di introdurre clandestinamente ordigni esplosivi nel quadro del tentativo di realizzare attentati suicidi; ma anche questi tentativi sono stati rapidamente sventati dai servizi di sicurezza e dalle forze armate israeliane, e in alcuni casi dalle forze di sicurezza palestinesi addestrate da Stati Uniti ed Europa sotto il comando del generale Dayton.
Nel 2009 il numero di vittime tra civili e militari israeliani a causa di atti ostili è stato il più basso da anni. Dopo la fine dell’operazione anti-Hamas a Gaza del gennaio scorso vi sono state tre persone uccise in attacchi terroristici in Cisgiordania (un bambino e due agenti di polizia). Nello stesso tempo la polizia di frontiera perdeva quattro agenti e aveva 64 feriti sui vari fronti.
Questa relativa calma, in una misura che non si registrava da queste parti da quasi vent’anni, è in gran parte frutto della deterrenza israeliana ripristinata dopo più di dieci anni di continua erosione. Dopo l’operazione Scudo Difensivo contro i terroristi nelle città palestinesi di Cisgiordania (primavera 2002), la vera inversione di tendenza ebbe inizio nel 2006: i devastanti colpi inferti dalle Forze di Difesa israeliane alle strutture di Hezbollah, la capacità di resistenza dimostrata dal fronte interno israeliano bombardato da salve di razzi e missili, infine – ma non meno significativa – la precisa determinazione dimostrata dal governo israeliano nell’intraprendere la guerra costrinsero Hezbollah e i suoi padrini a riesaminare le loro scelte tattiche e strategiche. La tesi di Nasrallah che descriveva Israele come una “tela di ragno” ha dovuto lasciare il passo a un atteggiamento di gran lunga più controllato e cauto rispetto a Israele.
Un effetto del tutto simile, dovuto alle stesse identiche ragioni, è quello che si è stato determinato (e che ancora persiste) con l’operazione a Gaza all’inizio del 2009, imponendo forme di severo autocontrollo alla dirigenza di Hamas.
Nel frattempo anche la Siria ha dovuto trarre le sue conclusioni, nel 2007 e nel 2008, dal bombardamento del sito nucleare che aveva costruito con l’aiuto della Corea del Nord, e dalle misteriose uccisioni sul suo territorio di capi terroristi e alti ufficiali del settore nucleare.
(fine prima parte)

(Da: YnetNwes, 21.12.09)

Parte 1/2. Per la seconda parte di questo articolo vedi:
Luci e ombre in prospettiva

http://www.israele.net/articolo,2704.htm

Si veda anche: