Il castello di carte palestinese

Nonostante il blocco degli insediamenti, l’obiettivo dell’indipendenza appare più lontano che mai

Da un articolo di Moshe Arens

image_2682Forse mai nella storia dell’uomo così tanti sforzi sono stati investiti da così tanta gente nell’opera di costruzione di una nazione come nel caso dei palestinesi. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e molti altri paesi hanno investito enormi risorse nell’ambito di questo sforzo. Oggi c’è persino un generale americano, Keith Dayton, incaricato di addestrare le inesperte forze di polizia palestinesi. Eppure la strada da fare sembra ancora tanto lunga.
Non c’è una leadership palestinese unificata. Hamas controlla la striscia di Gaza mentre in Giudea e Samaria (Cisgiordania), sebbene l’Autorità Palestinese sotto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) via sia generalmente riconosciuta come la dirigenza dei palestinesi, tuttavia il suo controllo su quel territorio è tutt’altro che completo.
In effetti, è solo di recente che i palestinesi hanno iniziato a proclamare se stessi un’entità nazionale, e che sono stati riconosciuti come tali dalla comunità internazionale. La risoluzione di spartizione delle Nazioni Unite del 1947 prevedeva la suddivisione della Palestina occidentale (cioè a ovest del fiume Giordano, allora sotto Mandato britannico) in uno “stato ebraico” (Jewish State) e uno “stato arabo” (Arab State), non uno stato “palestinese”. L’annessione da parte della Giordania nel 1949 di Giudea e Samaria (da allora chiamate Cisgiordania) e il conferimento della cittadinanza giordana alla popolazione araba che vi risiedeva non suscitarono contestazioni. Fu solo dopo la fondazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina nel 1964, sotto la guida di Yasser Arafat, che venne avanzata la rivendicazione della Palestina a nome del popolo palestinese.
Ma per parecchi anni l’Olp non molto fu più che un’organizzazione terroristica. Solo dopo che nel maggio 1989 Arafat dichiarò che la Carta dell’Olp, che negava la legittimità dell’esistenza di Israele, era “caduc” (superata) e dopo che, nel 1993, gli Accordi di Oslo accordarono la riabilitazione di Arafat e del suo gruppo terrorista, che l’Olp ricevette un riconoscimento generale come rappresentante del popolo palestinese. Così i palestinesi presero il loro posto nella comunità delle nazioni riconosciute.
Non ci volle molto tempo perché Arafat tornasse al terrorismo, facendo strame degli Accordi di Oslo. Dopo il decesso di Arafat (2004) e l’elezione di Abu Mazen, che dichiarava che i palestinesi devono abbandonare l’arma del terrorismo, i palestinesi vennero inondati di aiuti esteri nel tentativo di accompagnarli per mano sulla strada dell’indipendenza statale. Il mantra della soluzione “a due stati” venne adottato da tutto il mondo, compresi molti israeliani. Alcuni iniziarono addirittura a sostenere che l’unico ostacolo al raggiungimento dell’indipendenza palestinese e della pace con Israele fossero gli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria.
Ora però, mentre Abu Mazen è in Venezuela alla ricerca di conforto da Hugo Chavez e il governo israeliano dichiara il congelamento per dieci mesi degli insediamenti in Giudea e Samaria, l’obiettivo ultimo dell’indipendenza palestinese appare più lontano che mai.
Finora non esiste niente di più che uno stato palestinese virtuale, un castello di carte. Chiunque pensi che il blocco degli insediamenti darà fondamenta a questo castello di carte scoprirà ben presto d’essersi sbagliato. Non vi è alcun nesso fra le due cose. La sala di rianimazione e il respiratore artificiale forniti dal presidente Usa Barack Obama non possono portare in vita questo paziente.
Al momento lo stato palestinese potrebbe non essere altro che un sogno impossibile. La realtà è che, allo stato attuale, vi sono tre entità palestinesi: il regno di Giordania, l’enclave della striscia di Gaza controllata da Hamas, e il territorio di Giudea e Samaria (Cisgiordania) che non è propriamente sotto il controllo di Abu Mazen sebbene sia lì che ha sede il suo quartier generale. Nessuna legge di natura vieta che esistano tre stati palestinesi, in un dato momento nel futuro; ma francamente sembra una prospettiva irragionevole e non molto plausibile.
Congelare le attività edilizie negli insediamenti in Giudea e Samaria per i prossimi dieci mesi non cambierà questo stato di cose. […]

(Da: Ha’aretz, 1.12.09)

Nell’immagine in alto: in tutta la pubblicistica palestinese la mappa delle rivendicazioni territoriali palestinesi è inequivocabile: lo stato di Israele è cancellato

Si veda anche:

La nazionalità palestinese e le dure repliche della storia (lug. 07)

http://www.israele.net/sezione,,1763.htm