Il doppio volto di Erdogan

Dopo Israele, ora tocca al resto del mondo fare la conoscenza del lato più sgradevole del premier turco.

Alcuni commenti dalla stampa israeliana

image_3753Scrive Nahum Barnea, su Yediot Aharonot: «Dopo un decennio di governo islamista, la sensazione generale è che il potere abbia dato alla testa al primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Vuole trincerare il suo dominio personale con elezioni presidenziali. Non ha veri rivali né una vera opposizione. È arrogante: democrazia, per lui, equivale a tirannia della maggioranza. È autoritario, è pericoloso. I giovani pensano di lui lo stesso che pensano gli israeliani ogni volta che apre bocca». Conclude l’editorialista: «Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna, era un laico inflessibile. Erdogan vuole demolire a poco a poco la sua eredità. Fa affidamento su un brillante successo economico, su un regime efficiente che è meno corrotto rispetto ai suoi predecessori, e sulla sua grande popolarità nelle zone rurali. Qui non si tratta solo di laici contro religiosi: qui si tratta di città contro villaggi, occidente contro oriente. Nessuna meraviglia che i venditori di Piazza Taksim ieri sera abbiano messo in vendita magliette con l’immagine di Ataturk».

Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: «I tumulti di Istanbul hanno svelato il lato spregevole e oscuro del governo, che Erdogan preferisce tenere nascosto. E hanno rivelato le sue evidenti inclinazioni anti-democratiche e la sua solerzia nel reprimere brutalmente il dissenso». Secondo l’editoriale, «si può star certi che i guai interni del già litigioso Erdogan non faranno che renderlo ancora più nervoso e rissoso». E aggiunge: «C’è da scommettere che Erdogan cercherà di distogliere l’attenzione da se stesso gettando nuove dosi di vetriolo contro Israele, ad esempio con il suo reclamizzatissimo intento di recarsi in visita nella striscia di Gaza».

Scrive Boaz Bismout, su Yisrael Hayom: «Il problema più grande di Erdogan è innanzitutto Erdogan stesso». E continua: «Domenica sera i manifestanti sono scesi in Piazza Taksim in un’atmosfera da carnevale. Non cercavano la violenza, volevano protestare. Per motivi che non è dato conoscere, Erdogan ha tenuto due distinti discorsi con cui in pratica si è adoperato per peggiorare la situazione. Le sue parole sono cadute come benzina sul fuoco. Erdogan non ha nemmeno tentato di presentarsi in modo dialogante. Può darsi che non abbia alcuna familiarità con questo concetto. In ogni caso, il livello di antipatia verso di lui è in costante aumento. È ragionevole supporre che i turchi sappiano con chi hanno a che fare. Nel bene e nel male, Erdogan ha rinvigorito l’economia del suo paese e ne ha spesso sollevato lo spirito. Ha reso la Turchia più importante sulla scena internazionale ed è stato capace di pilotare il paese lungo la sottile linea tra Oriente e Occidente, offrendo al mondo un esempio di democrazia islamica. Nel frattempo, però, lo stesso Erdogan ha perseguitato i giornalisti (ce ne sono di più agli arresti in Turchia che in Iran o in Cina), ha approvato leggi pregiudizievoli per i diritti civili (su aborto e alcol), soprattutto ha trattato con disprezzo chi lo criticava, anche all’interno del suo campo. In Israele abbiamo conosciuto sin troppo bene questo aspetto di Erdogan, sin dai tempi della sua scenata paranoica contro il presidente Shimon Peres sul palco del World Economic Forum nel 2009 a Davos. Da allora abbiamo fatto l’abitudine alle sue uscite irritanti in ogni occasione, e nessuno qui può dimenticare che sorta di gente c’era a bordo della “Flottiglia pacifista” inviata a Gaza nel maggio 2010. Ora tocca al resto del mondo fare la conoscenza di questo lato sgradevole della sua personalità. Erdogan incolpa tutti tranne se stesso, a partire dall’opposizione che aizzerebbe i manifestanti, i quali naturalmente stanno danneggiando l’immagine internazionale della Turchia senza alcun motivo apparente. Incolpa persino la polizia. Ma una parola di critica per se stesso, per il suo governo, il suo movimento, il sindaco di Istanbul? Non sia mai. Questo è Erdogan: accusatore e vittima, e nient’altro in mezzo. Erdogan non può capire che quasi metà della Turchia, quella che non ha votato per lui, vuole un tipo di paese diverso da quello che lui ha in mente. E non capisce che il popolo è stanco di un leader che decide tutto. Negli ultimi vent’anni i turchi si sono affezionati all’idea della democrazia e trovano molto difficile tornare indietro, specialmente nel XXI secolo».

(Da: Yediot Aharonot, Jerusalem Post, Israel HaYom, 4.6.13)

Si veda anche:

Netanyahu spiega su Facebook le scuse alla Turchia. Crisi siriana e instabilità regionale impongono una continua revisione della relazioni estere d’Israele

http://www.israele.net/articolo,3695.htm

Erdogan come Ahmadinejad. Ha definito il sionismo un crimine contro l’umanità, davanti a Ban Ki-moon (che è stato zitto)

http://www.israele.net/articolo,3673.htm

Turchia: un’altra autocrazia islamica emergente. E una minaccia per Israele.

http://www.israele.net/articolo,3577.htm

Lo scivolone della Turchia. Sembra una replica di ciò che accadde nel 1979 quando gli ayatollah presero il potere in Iran

http://www.israele.net/articolo,3229.htm

Commissione Turkel: “Legittimo il raid contro la flottiglia turca filo-Hamas”

http://www.israele.net/articolo,3043.htm

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