Il “miracolo economico” palestinese

Immense donazioni estere gonfiano oltremisura il reddito disponibile

di Avi Trengo 1/2

image_2740Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad è stato incoronato il “Ben Gurion palestinese” alla recente conferenza di Herzliya. Ma esiste un grande divario fra i risultati che gli vengono attribuiti e le sue capacità nel concreto.
Fayyad viene riconosciuto il merito d’aver apportato un cambiamento nel corrotto apparato dell’Autorità Palestinese, ma anche nel campo finanziario, dove è più esperto, le sue capacità si manifestano per lo più attraverso la stesura di documenti ad effetto e nella raccolta di fondi.
Intanto l’assurdità intrinseca nelle sue affermazioni circa l’“indipendenza palestinese entro due anni” appare in tutta chiarezza agli occhi di chiunque abbia un minimo di dinmestichezza con l’economia palestinese.
Fayyad è un ex funzionario della Banca Mondiale, eppure anche sul fronte finanziario le sue azioni sono ben lontane dall’immagine che egli cerca di alimentare.
L’economia palestinese è il solo luogo al mondo dove il Pil pro capite e meno della metà del reddito disponibile pro capite. Il che è il risultato di tre fattori:
1. I palestinesi non producono quasi niente. La maggior parte del loro Pil proviene dalle spese governative della stessa Autorità Palestinese.
2. I palestinesi ricevono immense somme donate dal resto del mondo.
3. Il prelievo fiscale è praticamente sconosciuto, a parte le tasse raccolte, per conto di Fayyad, dal governo israeliano, che ogni mese procaccia all’Autorità Palestinese 450 milioni di shekel (grossomodo 120 milioni di dollari): il che ammonta a circa al 40% del budget dell’Autorità Palestinese.
Il risultato è chiaro: basso Pil, ma alto reddito disponibile. Insomma, un vero prodigio economico.
La situazione è persino più estrema nella striscia di Gaza, dove l’Autorità Palestinese spende il 57% del proprio budget. Fayyad paga salari e prebende a 150.000 persone, decine di migliaia delle quali tuttavia non lavorano, mentre altre ricevono doppi salari: uno da Fayyad e l’altro da Hamas. Ecco perché le uniche industrie attive nella striscia di Gaza sono l’importazione attraverso il contrabbando via tunnel e il mercato immobiliare: il surplus di cassa nelle banche di Gaza le spinge a offrire mutui, e ciò si traduce in una crescita dei prezzi immobiliari.
L’ex ministro delle finanze nel governo Fayyad ha espresso il concetto in modo vivido in un’intervista a Le Monde. Ha detto che gli europei non si rendono conto che i loro soldi finanziano di fatto Hamas. Hamas non sa che farsene di tutto il denaro che si ritrova nelle tasche, e così compra immobili. Risultato: il prezzo degli immobili di livello alto sul lungomare di Gaza è aumentato del 300%. Il denaro che proviene dall’Unione Europea e dalle tasse riscosse da Israele alla fine arriva a Hamas, ha sottolineato l’ex ministro palestinese.
Quando Hamas prese il potere, ci si aspettava che Fayyad garantisse (in linea con le richieste della comunità internazionale) che i salari che pagava non finissero nelle mani di Hamas. Ed egli procedette effettivamente alla rimozione di 20.000 persone dalle sue liste paga, salvo due mesi più tardi aggiungere più di 10.000 di quelle persone alla lista di coloro che ricevono prebende governative. Così facendo, Fayyad dimostrò di conoscere anche lui molto bene il concetto palestinese di “porta girevole”.
In ogni caso, questo non è il suo unico insuccesso in economia.

(Da: YnetNews, 7.2.10)

Parte 1/2. Per la seconda parte di questo articolo vedi:
Fayyad non è un Ben-Gurion

http://www.israele.net/articolo,2741.htm

Nella foto in alto: Nuovi edifici a Ramallah (Cisgiordania)