Il Quartetto non accusa gli insediamenti per l’impasse negoziale

Israele accoglie con favore e rilancia l’invito a riprendere colloqui diretti al massimo livello.

image_3408Il Quartetto (Usa, Ue, Russa, Onu) ha diffuso mercoledì una dichiarazione che contiene parole trite e ritrite sugli insediamenti, ma si guarda bene dall’affermare – come avrebbero voluto i palestinesi – che la colpa dell’impasse nel processo diplomatico è delle attività edilizie ebraiche negli insediamenti. Nell’ultimo paragrafo del comunicato il Quartetto “esprime preoccupazione per azioni unilaterali e provocatorie da entrambe le parti comprese le perduranti attività negli insediamenti, le quali non devono pregiudicare il risultato dei negoziati, che sono l’unica strada per una soluzione giusta e duratura del conflitto”.
La dichiarazione è stata diffusa al termine di un incontro tenutosi a Washington fra il segretario di stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la rappresentante delle politica estera dell’Unione Europea Catherine Ashton, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, l’inviato speciale del Quartetto Tony Blair e il ministro degli esteri giordano Nasser Judeh. La Giordania non è membro del Quartetto, ma ha sponsorizzato l’ultimo round di colloqui israelo-palestinesi ad Amman lo scorso gennaio.
Il giorno prima dell’incontro, il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat aveva affermato che il Quartetto avrebbe dovuto condannare pubblicamente Israele come responsabile del deragliamento del processo di pace. La dichiarazione del Quartetto, invece, non fa nulla del genere, anche se include un paragrafo che mette assieme l’estremismo violento e l’istigazione all’odio fra i palestinesi con gli atti vandalici di gruppi di coloni israeliani. “Nel prendere atto dei significativi progressi in materia di sicurezza conseguiti dall’Autorità Palestinese in Cisgiordania – si legge nel comunicato – il Quartetto esorta l’Autorità Palestinese a continuare a fare ogni sforzo per migliorare legge e ordine, combattere l’estremismo violento e porre fine all’istigazione. Il Quartetto – continua il testo – esprime inoltre preoccupazione per le attuali violenze e istigazioni dei coloni in Cisgiordania ed esorta Israele ad adottare misure efficaci, compresa quella di portare i responsabili di tali atti davanti alla giustizia”.
Un funzionario israeliano ha osservato che il Quartetto sembra aver fatto un semplice “copia e incolla” delle parole usate in precedenti dichiarazioni dell’Unione Europea in occasione di vari incontri sul Medio Oriente senza accorgersi che, proprio grazie all’azione delle autorità di sicurezza israeliane, nelle scorse settimane si è registrata una netta diminuzione dei casi di “ritorsione” contro palestinesi di Cisgiordania (cioè degli atti di teppismo e vandalismo giornalisticamente etichettati, in Israele, col termine “fargliela pagare”).
La dichiarazione del Quartetto rinnova poi il proprio impegno rispetto alla cornice delineata lo scorso settembre che prevedeva un incontro iniziale fra le due parti entro trenta giorni, per arrivare successivamente ad uno scambio di proposte globali su sicurezza e territorio entro tre mesi, a negoziati diretti e ad un accordo complessivo entro la fine del 2012.
L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso un comunicato in cui accoglie con favore la dichiarazione del Quartetto “che chiede la continuazione di colloqui diretti senza precondizioni”. Netanyahu, si legge nel comunicato, proporrà al primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad, nel loro incontro previsto per la prossima settimana, di elevare i colloqui fra le due parti al livello di un incontro diretto con il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
Secondo quanto previsto, Fayyad dovrebbe consegnare a Netanyahu una lettera in cui è delineata la posizione palestinese sui colloqui; pochi giorni dopo, il negoziatore di Netanyahu, Yitzhak Molcho, consegnerà a sua volta una lettera di risposta per Abu Mazen. Funzionari governativi israeliani che hanno visto il documento hanno detto mercoledì sera a YnetNews che la lettera conterrà una dettagliata descrizione delle posizioni d’Israele su controllo della Valle del Giordano e carattere smilitarizzato del futuro stato palestinese, ma non conterrà la richiesta che i palestinesi riconoscano Israele come stato ebraico. In passato Netanyahu ha più volte chiesto che l’Autorità Palestinese e il suo presidente Abu Mazen riconoscano il diritto di Israele ad esistere come stato nazionale del popolo ebraico così come il governo israeliano riconosce la necessità che esista uno stato nazionale arabo-palestinese. I funzionari di Gerusalemme hanno detto che questa richiesta non comparirà nella nuova lettera e che verrà avanzata soltanto verso la conclusione dei negoziati di pace. “Non intendiamo avanzare precondizioni per l’avvio delle trattative – hanno spiegato – I palestinesi vorrebbero che Israele si impegnasse a ritirarsi sulle linee pre-’67, ma è una precondizione e noi siamo contrari a tali precondizioni. Allo stesso modo, noi non pretenderemo il riconoscimento da parte palestinese di Israele come stato ebraico prima della ripresa dei negoziati. Ora, prima di tutto, occorre sedersi e trattare”.
La dichiarazione del Quartetto fa appello inoltre alla comunità internazionale perché “garantisca il contributo di 1,1 miliardi di dollari in aiuti, necessari per soddisfare le esigenze finanziarie correnti dell’Autorità Palestinese per il 2012”. La dichiarazione incoraggia Israele e Autorità Palestinese a “cooperare per favorire lo sviluppo economico e sociale nell’Area C, che è di cruciale importanza per la fattibilità di un futuro stato palestinese e perché i suoi abitanti palestinesi possano condurre una vita normale”. L’Area C è la parte di Cisgiordania che è sotto controllo israeliano in base agli accordi firmati da Israele e Olp. Secondo i rappresentanti israeliani, ciò che conta nella dichiarazione del Quartetto è l’esortazione a sviluppare l’Area C in cooperazione fra israeliani e palestinesi, mentre negli ultimi mesi si era avuta notizia di varie iniziative unilaterali palestinesi in quella zona, talvolta sostenute da alcuni paesi europei. Tony Blair ha già operato con Israele e palestinesi in attività economiche nell’Area C, poi però l’accordo di riconciliazione Fatah-Hamas firmato lo scorso febbraio a Doha ha per il momento congelato quei progetti.
Infine, la dichiarazione del Quartetto afferma che la situazione “dentro e attorno alla striscia di Gaza” è destinata a restare “fragile e instabile finché Cisgiordania e Gaza non saranno riunite sotto la legittima Autorità Palestinese, che si attiene agli impegni assunti dall’Olp” (con gli accordi già firmati negli anni scorsi), e condanna i lanci di razzi da Gaza sulle città israeliane senza accusare Israele per le sue reazioni militari.

(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 11.4.12)

Nella foto in alto: i rappresentanti del Quartetto (da sinistra): Tony Blair, Hillary Clinton, Ban Ki-Moon, Sergei Lavrov, Catherine Ashton

Per il testo originale (in inglese) della dichiarazione del Quartetto, si veda:

http://www.eu-un.europa.eu/articles/fr/article_12061_fr.htm

Si veda anche:

Riflessi lenti e riflessi condizionati. Le inquietanti associazioni di idee dell’alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea

http://www.israele.net/sezione,,3392.htm

Terra desolata, per la gioia di arabi e nemici d’Israele. Migron tornerà alla desolazione in cui versava prima che vi arrivassero gli ebrei

http://www.israele.net/articolo,3401.htm