Il ritorno dei figli del kibbutz

È da prima degli anni ’80 che i kibbutz non conoscevano un incremento come quello attuale

image_2790La popolazione del movimento kibbutzistico in Israele è cresciuta di circa 5.000 persone negli ultimi 5 anni grazie ai nuovi membri che sono cresciuti in kibbutz, l’hanno abbandonato e ora tornano a casa dopo aver vissuto in città per anni. Secondo Aviv Leshem, portavoce del movimento, molti dei nuovi residenti appartengono a giovani famiglie che vogliono approfittare dei vantaggi unici offerti dai kibbutz pur continuando a lavorare fuori dal kibbutz e a possedere auto private: diritti che sono stati concessi ai membri dei kibbutz ora che molti sono stati privatizzati.
“Vi sono parecchie cose che sono uniche del kibbutz – spiega Leshem – Il kibbutz ha il proprio sistema di istruzione, che è importante per le giovani famiglie. Un altro vantaggio è l’atmosfera di campagna, un ambiente con tanto verde, senza rumori né automobili. La gente vuole rallentare il ritmo”.
Tre quinti di questi nuovi residenti sono in realtà cresciuti in kibbutz e se ne sono andati, per poi farvi ritorno più tardi con le rispettive famiglie. Questo ritorno, secondo Amikam Osem, coordinatore centrale della demografica dei kibbutz, nasce dalla rinnovata fiducia di coloro che tornano nella fattibilità delle comunità dei kibbutz. “Questi ragazzi hanno visto i kibbutz tirarsi fuori da una crisi economica – dice Osem, un residente di Afikim – Oggi andare in kibbutz non rappresenta un rischio economico. C’è un desiderio, nella gente oltre i 30 anni con famiglia, di collegarsi con una comunità. Ne vedono una, quella da cui sono venuti, e ci ritornano”.
L’aumento dei membri viene sulla scia delle nuove opzioni abitative offerte da molti kibbutz per attirare residenti, compresa la possibilità per i residenti di costruire case nei kibbutz usando il proprio denaro. Osem aggiunge, tuttavia, che questo aumento della popolazione non significa che vi sarà un aumento nella privatizzazione dei kibbutz. Circa 60 kibbutz (su un totale di 268) mantengono ancora il modello socialista tradizionale del movimento. “I kibbutz che hanno ancora una partnership economica hanno successo e garantiscono una buon livello di vita e sicurezza sociale – spiega – Non c’è ragione di cominciare a privatizzare. Un kibbutz cambierà il suo modo di vivere solo per ragioni economiche”.
Oltre a trasferirsi in kibbutz, molte famiglie optano di diventare membri a pieno titolo del kibbutz invece che residenti temporanei. Leshem attribuisce questa decisione al desiderio di avere pieni diritti all’interno della comunità. “Essere un membro come tutti gli altri fa la differenza – dice Leshem – Puoi decidere sulle cose e puoi suggerirne altre. Se sei solo un residente temporaneo, non fai veramente parte della comunità”.
Tra il 1995 al 2003 il movimento dei kibbutz aveva perduto quasi 15.000 membri, e non vedeva una crescita su questa scala da prima degli anni ’80, quando parecchi kibbutz si ritrovarono pieni di debiti e dovettero affrontare una grave crisi economica. I kibbutz si riunirono in congresso nel 1989 per affrontare il problema dei debiti e, secondo Leshem, ora che i debiti li stanno pagando il movimento è economicamente sicuro. “Parecchi kibbutz che hanno privatizzato hanno migliorato la loro situazione economica – spiega – Oggi non ci sono kibbutz che vivano al di sopra dei propri mezzi. La gente non vive più solo secondo le ideologie. È necessario darsi da fare per garantire la sicurezza del kibbutz. I nuovi membri lo capiscono bene”.
Il movimento tuttavia deve affrontare un’altra sfida: la maggior parte della crescita ha avuto luogo nella regione costiera e centrale, mentre i kibbutz nel Negev (il deserto nel meridione d’Israele) e in Galilea (nel nord) continuano a stagnare. Il movimento ha formulato piani per attirare famiglie in quei kibbutz, e ha tenuto un convegno di residenti di kibbutz per discutere il problema. “Dobbiamo creare la consapevolezza che è ancora necessario incrementare la periferia – dice Osem – Ogni kibbutz può attuare il suo potenziale. E finché c’è potenziale, ci saranno ancora domande di adesione”.

(Da: Jerusalem Post, 09.07.08)

Nella foto in alto: kibbutz Kfar Masaryk, nel nord di Israele

Si veda anche:

A cento anni dalla nascita, il kibbutz è vivo e vegeto
“Abbiamo fatto la storia”, ricordano i membri del primo kibbutz d’Israele

http://www.israele.net/articolo,2789.htm

Kibbutz, cento anni ben portati
Dopo un secolo, l’originale esperimento sociale israeliano ha conosciuto enormi cambiamenti, ma il suo DNA resta lo stesso. E molti dei suoi figli vi fanno ritorno.

http://www.israele.net/sezione,,2742.htm

Battersi per la pace nonostante il terrorismo
L’esempio del kibbutz Metzer, atrocemente colpito dal terrorismo, dimostra che è possibile continuare a credere nella coesistenza

http://www.israele.net/sezione,,2507.htm

Ritorno al kibbutz
Dopo anni di vita competitiva in città, tornano al kibbutz e lo trovano molto cambiato

http://www.israele.net/sezione,,1705.htm